Caso Alitalia, la Corte Ue respinge il ricorso Ryanair

La compagnia irlandese perde la sua battaglia europea e, secondo l’Enac, anche il dominio dei cieli d’Italia

Confermate. Il Tribunale Europeo ha confermato le decisioni della Commissioni Ue ribadendo l’illegittimità del prestito di Stato concesso ad Alitalia e, nel contempo, la correttezza del processo di vendita dei beni di quest’ultima. Chiamata a pronunciarsi dopo il ricorso presentato da Ryanair, la Corte Ue decide quindi che «è corretto che la restituzione del prestito ponte rimanga in capo alla società che ne ha beneficiato, ovvero alla vecchia compagnia e che Alitalia – Compagnia Aerea Italiana, nata in regime di discontinuità rispetto alla compagnia posta in amministrazione straordinaria, sia entrata in possesso degli asset della vecchia compagnia ad un prezzo non inferiore a quello di mercato».

Pertanto risultano respinti gli argomenti della compagnia low cost irlandese che contestava le decisioni assunte dalla Commissione Ue sul caso Alitalia. Una sconfitta questa di Ryanair che arriva subito dopo che Enac ha smentito il presunto primato della stessa nei cieli italiani. Solo qualche settimana fa Ryanair si autoproclamava «la compagnia aerea più grande in Italia» e assicurava di aver raggiunto il risultato di 28,1 milioni di passeggeri trasportati da e per l’Italia, superando così Alitalia ferma a quota 25 milioni. Ma i dati diffusi oggi dall’Ente Nazionale per l’aviazione civile,sono diversi, con Alitalia in testa alla classifica con 25.896.582 passeggeri trasportati e Ryanair solo seconda con 22.114.392. Seguono Easyjet con 10.526.297, Deutsche Lufthansa con 6.447.057 e Meridiana con 4.323.926.

Questione chiusa? Niente affatto, la compagnia irlandese ribadisce di essere al primo posto, davanti alla rivale italiana: nel 2011 «ha trasportato oltre 28 milioni di passeggeri da/per e in Italia», comunica in una nota, sottolineando quindi di aver superato i circa 26 milioni trasportati da Alitalia. «Non è una coincidenza – affermava il vettore – che le dicerie circa la grandezza e l’importanza di Alitalia emergano proprio qualche giorno prima che l’Ue esprima un’importante decisione sugli aiuti di Stato ad Alitalia di circa 300 milioni di euro in fondi dei contribuenti».

La vicenda ripercorsa dal Tribunale Ue

La Alitalia Spa è una società di trasporto aereo detenuta al 49,9 dallo Stato italiano. Nel 2006, a seguito di vari tentativi infruttuosi di risanare la situazione finanziaria di Alitalia, le autorità italiane hanno deciso di vendere la loro partecipazione nel capitale di quest’ultima. Nel 2008 lo Stato italiano ha concesso ad Alitalia un prestito di 300 milioni di euro, riconoscendole altresì la facoltà di imputare tale somma in conto capitale. Alitalia, a quel punto in situazione di insolvenza, è stata posta in amministrazione straordinaria, ed è stata nominata una banca quale esperto indipendente, al fine di verificare la congruità del prezzo di vendita dei beni di detta compagnia rispetto al prezzo di mercato. L’offerta della Compagnia Aerea Italiana («CAI»), presentata ai fini dell’acquisto di alcuni beni di Alitalia, in risposta all’invito a manifestare interesse lanciato a questo scopo, è stata trasmessa dalle autorità italiane alla Commissione. La Commissione ha così avviato un procedimento d’indagine formale in merito alle misure relative al prestito ed alla facoltà di imputare la somma in conto capitale. Con una prima decisione, essa ha constatato che il prestito costituiva un aiuto di Stato illegittimo e incompatibile con il mercato comune, in quanto conferiva un vantaggio economico finanziato con risorse statali, che non sarebbe stato concesso da un investitore privato avveduto. La Commissione ha dunque ordinato il recupero di tale aiuto presso Alitalia. Con una seconda decisione, la Commissione ha ritenuto che la misura relativa alla vendita dei beni di Alitalia non implicasse la concessione di un aiuto di Stato agli acquirenti di quest’ultima, fatto salvo il rispetto integrale degli impegni presi dalle autorità italiane, in forza dei quali la vendita sarebbe stata realizzata al prezzo di mercato. Inoltre, la Commissione ha confermato che neppure la procedura di amministrazione straordinaria alla quale era stata sottoposta Alitalia portava alla concessione di un aiuto a favore degli acquirenti. L’Istituzione ha concluso che la procedura attuata dall’Italia non implicava una continuità economica tra Alitalia e gli acquirenti dei suoi beni – tenuto conto dell’estensione della vendita di tali beni e della parcellizzazione delle offerte presentate dai suddetti acquirenti – e che tale vendita non aveva come effetto di eludere l’obbligo di recupero dell’aiuto, né quello di concedere aiuti agli acquirenti di Alitalia.

© Riproduzione riservata