Bagnasco: “Non si mandino in malora i sacrifici di un anno”

Oltre alla reazione implacabile dei mercati, l’annuncio di dimissioni del premier Monti preoccupa anche il presidente della Cei; sulla stessa linea dell’arcivescovo di Genova i rappresentanti dei manager: “Ritorna la politica peggiore”

Sale lo spread, Piazza Affari le Borsa peggiore d’Europa. È un lunedì nero quello che segue il passo indietro di Mario Monti dalla presidenza del Consiglio. Dopo gli ostacoli del Popolo della Libertà in Parlamento della scorsa settimana e una dichiarazione di sfiducia indiretta del segretario del partito, Angelino Alfano, il premier ha annunciato le sue dimissioni non appena verrà approvata la legge di stabilità. Il clima di incertezza politico influisce (e non poco) sui risultati finanziari: il differenziale tra Btp e Bund ha raggiunto i 360 punti (attualmente è a 350), mentre la Borsa di Milano ha registrato perdite pari al 3,6%. Risultati preoccupanti, che danno ancor più valore all’appello fatto dal presidente della Cei (Conferenza episcopale italiana), cardinal Angelo Bagnasco, dalle pagine del Corriere della Sera di lunedì 10 dicembre. “Non si può mandare in malora i sacrifici di un anno, che sono ricaduti spesso sulle fasce più fragili”, afferma Bagnasco sottolineando come – di fronte a una “crisi di sistema sottovalutata” e una “classe politica incapace di riforme effettive, spesso solo annunciate” – il governo tecnico abbia messo al riparo l’Italia da “capitolazioni umilianti e altamente rischiose”.

IL PUNTO DI VISTA DEI MANAGER. Della stessa opinione Silvestre Bertolini; il presidente di Cida Manager e Alte professionalità per l’Italia ha subito commentato “l’azione ostruzionistica del Pdl in Senato” nei confronti del governo Monti. “È da irresponsabili anteporre gli interessi di parte e di partito a quelli del Paese”, ha dichiarato Bertolini sottolineando come “la vecchia e peggiore politica che ha condizionato la vita dell’Italia negli ultimi decenni torna in campo ed entra subito a gamba tesa. Mancano pochi mesi alle elezioni, dove i partiti e gli schieramenti potranno presentarsi con i loro progetti e gli italiani scegliere democraticamente a chi dare fiducia – aggiunge – Da qui a là c’è bisogno di tranquillità, si fa per dire, e di confrontarsi sulle idee e soprattutto sui programmi per dare un futuro al Paese. Ma sino ad oggi programmi se ne sono visti pochi e, invece di giocare a carte scoperte e lavorare per il bene del Paese, stiamo ritornando alle solite”.

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