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Tra manifesti cinematografici, web e pop art

Creatività digitale e sensibilità artistica alla ricerca del poster perfetto. Marco Innocenti, fondatore di Brivido & Sganascia e Brivido Pop, racconta il suo universo di immagini per i film, sui film e ispirate dai film

La locandina è la carta di identità di una pellicola. Parte della moderna geografia urbana grazie ai cartelloni, rappresenta l’essenza dello spettacolo per chi lo ha visto come per chi non l’ha fatto. Infonde lo spirito del film a tutto ciò che la circonda e per questo troneggia alle pareti dei locali di tendenza e degli uffici dei dirigenti. A distanza di anni è quanto di più vivido resta nella memoria: l’immagine degli elicotteri in volo sul fiume Nung è Apocalipse Now di Coppola come quella dei Riminesi con il transatlantico Rex sullo sfondo è Amarcord di Fellini. Brivido & Sganascia, la società fondata nel 2001 da Marco Innocenti e Fabrizio Micheli, opera in questo suggestivo universo realizzando immagini per il cinema. In che modo ce lo racconta Marco Innocenti: «Dalla mia esperienza alla Cecchi Gori, dove mi occupavo dei manifesti per i film, è venuta l’idea di mettermi in proprio e dedicarmi alle immagini cinematografiche in senso più ampio. Brivido & Sganascia infatti si occupa non solo dei poster che vanno in stampa, ma anche di immagini video, siti web e press kit multimediali».

E non finisce qui, a questo si aggiungono attività artistiche in senso stretto.Avendo a che fare quotidianamente con centinaia di foto ed elaborazioni grafiche vengono fuori quasi casualmente degli accostamenti con la storia dell’arte. Un attore o un’espressione ricordano un quadro di Tintoretto, di Raffaello, di Tiziano o anche dei più attuali pittori contemporanei. Ci è venuto in mente di mettere insieme queste immagini dando vita a delle opere pop, e così è nata Brivido Pop come derivazione quasi spontanea di Brivido & Sganascia. Con il mio collega Mirko Leonardi condividiamo sensibilità artistica e amore per l’arte, insieme abbiamo trovato curioso, divertente e soprattutto bello accostare opere di pittura classica a immagini di cinema che possono essere contemporanee o classiche, ispirate alla Hollywood degli anni ‘30 e ‘40. Più queste associazioni sono inconsuete più destano curiosità, e hanno avuto una buona risposta di pubblico. Sono io a fare la spesa di immagini e scrivere le ricette pop – per fare un paragone con la cucina – poi Fabrizio Micheli e Mirko Leonardi, tra un manifesto e l’altro, le friggono, arrostiscono e ripassano in padella per sfornare quadri sempre nuovi.

C’è un artista in particolare che vi ha influenzato?Ci ispiriamo in modo chiaro ed evidente ai decollage di Mimmo Rotella. Potremmo chiamare i nostri – volendo creare un neologismo – “ricollage” digitali.

Qual è la quotazione delle opere pop?Ci collochiamo in una fascia media: considerando che stampiamo su tela e i costi di produzioni non sono bassi. Il prezzo di un pannello di 2,5 metri di base per 1,20 di altezza si aggira intorno ai 3 mila – 5 mila euro.

Qual è stata la vostra ultima esposizione?Durante l’ultimo Roma Film Festival alcune nostre opere sono state esposte al museo Bilotti di Villa Borghese all’interno della mostra 101 anni presi di petto dedicata agli abiti – soprattutto reggiseni e bustini – usati dalle attrici in scena o comunque ispirati al cinema. Per il futuro ci sono diverse idee in cantiere.

Anche le locandine possono considerarsi opere d’arte?È difficile considerarle opere d’arte, anche se il manifesto viene creato per un pubblico e bisogna puntare sulla qualità cercando di avvicinarsi a un discorso artistico. A volte però questo non serve: per fare un buon manifesto non c’è bisogno di un’idea pazzesca, ma dell’immagine giusta. Quindi corretta, leggibile, chiara. Non è escluso che poi, in casi specifici, possa venir fuori un manifesto particolarmente bello, indovinato, unico nel suo genere.

Qual è l’elemento chiave che rende un poster valido?Sicuramente la leggibilità. Spesso un manifesto rischia di essere bello ma non facilmente comprensibile. La grafica del titolo in particolare è fondamentale, perché un’immagine può essere molto valida ma, se non si riesce a capire di quale film si tratta, il manifesto risulta antipatico. Con Brivido & Sganascia lavoriamo molto a poster per l’affissione, e in quel caso c’è una prova: siamo sotto giudizio di tutti. Se per strada i manifesti non hanno una buona leggibilità, abbiamo fallito, quando invece si leggono a distanza di 100 metri, allora è stato fatto un lavoro corretto.

Esiste un luogo ideale per l’affissione cinematografica?L’orizzonte è la città tutta quanta. Non vedo un luogo speciale perché la locandina deve essere in strada, alla portata di tutti. Per noi, vedere le reazioni dei passanti è un’occasione di confronto preziosa. Dopo la progettazione dell’immagine, prima che sia approvata, viene ambientata in diversi scenari preventivi per vedere quale può esserne l’impatto, ma una volta che il manifesto è effettivamente affisso per strada è diverso, è un’emozione.

Come si arriva alla locandina definitiva?È veramente un lavoro di squadra perché il manifesto è percepito come un elemento fondamentale della comunicazione di un film e tutti vogliono dire la loro. Generalmente il nostro committente è la distribuzione, con cui di norma collabora in modo molto attivo il regista. E spesso anche il produttore ha una sua idea di come lanciare il film. Tuttavia il regista resta il punto di riferimento fondamentale. Fa un po’ da mamma al film, e come una mamma non si fida di nessuno che possa curare il suo bambino, vuole controllare tutto e spesso è sua la scelta definitiva. La distribuzione si occupa piuttosto del piano di lancio più in generale dal punto di vista media e da quello creativo.

Con quali registi ha lavorato o lavorerebbe volentieri?In Italia abbiamo collaborato con tantissimi registi da Salemme a Pieraccioni, ma anche Verdone, Virzì, Rubini. Posso dire che Sergio Rubini è sicuramente uno di quelli con cui mi è piaciuto di più avere a che fare. In futuro mi piacerebbe lavorare con Tornatore, e all’estero vorrei realizzare il manifesto per un film di Pedro Almodovar.

Qual è la locandina che ha creato a cui è più affezionato? E quale la più bella in assoluto?Sono molto legato al manifesto di La vita è una sola di Cappuccio, Gaudioso e Nunziato, un piccolo film di diversi anni fa. Per farlo abbiamo progettato non solo foto in studio ma anche scatti in giro per Roma, con i tre protagonisti che attraversano la strada vestiti solo con scarpe, accappatoio e cuffia da piscina. Questo è stato uno degli episodi più divertenti della mia carriera. Quanto alla locandina più bella della storia, non amo fare classifiche, mi piace gettare lo sguardo ovunque. Purtroppo si tende a valutare molto positivamente i manifesti dei film famosi, quando spesso film minori hanno locandine migliori.

Quale deve essere il rapporto tra locandina e film?Il manifesto deve rispettare il film senza necessariamente raccontarlo. Non bisogna per forza esser fedeli alla trama, ma neanche ingannare il pubblico e fargli immaginare che sia tutt’altra cosa. La nostra professione è un po’ simile a quella del medico che non deve voler bene al paziente per curarlo nel modo migliore. Oltre a creatività e cultura a 360 gradi, bisogna avere la sensibilità di comprendere le esigenze del produttore, del regista e del distributore, più metterci del proprio. Il paragone che preferisco è quello con il cuoco che cucina diversi ingredienti – nel nostro caso immagini di scena, fotografie in studio, sceneggiatura, ma anche indicazioni dei committenti – per creare un piatto il più possibile gustoso e originale.

Numeri da brivido pop

12 anni di vita del gruppo creativo

3 creativi di innata ossessione visiva

3-5 mila euro il costo medio di una tela