Scent of Florence

Dal 1612 Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella traduce il sapere alchemico dei frati domenicani in acque di colonia e saponi di pregio, venduti in 60 negozi in tutto il mondo. «Una lunga storia d’amore che unisce ricette tradizionali e tecniche innovative», spiega Eugenio Alphandery, presidente e comproprietario della maison toscana

Un piccolo scrigno di affreschi, legni dipinti, specchi luminosi, intagli e decorazioni. Vetrine che mostrano antichi macchinari, alambicchi e strumenti scientifici rinascimentali. Ma soprattutto, nell’aria, un mix di erbe aromatiche e speziate dal sapone vintage che inebriano l’olfatto. Entrare nell’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, a Firenze, è come tuffarsi nella storia, nell’arte, nelle tradizioni medicamentarie e alchemiche giunte fino a noi a partire dai frati domenicani del Rinascimento, apprezzati anche dai potenti Medici. Quelle stesse ricette e pozioni che sono alla base di antiche preparazioni, pout pourri ed essenze aromatiche, acque di colonie e liquori. Ancora oggi sono in bella mostra sugli scaffali, accanto agli articoli della linea per l’igiene e la cura della persona – per quanto riguarda i saponi, si producono 250 mila pezzi l’anno –, quella per la casa e una dedicata ai cani, tutti molto richiesti in Italia e all’estero. Attualmente si contano 60 punti vendita in Italia e nel mondo, dall’Europa Occidentale agli Stati Uniti fino all’Estremo Oriente, dove sono stati raggiunti in tempi recenti mercati come Giappone e Corea del Sud; qui, in particolare, la maison fiorentina ha avuto il sostegno di un’ambasciatrice d’eccezione del calibro di Miss Lee, ereditiera di casa Samsung. «Chi compra i nostri saponi è un po’ come colui che ama bere un vino di pregio a tavola», spiega l’ingegnere Eugenio Alphandery, presidente dell’Officina Santa Maria Novella e comproprietario insieme a Diana Stefani, quarta generazione della famiglia a cui passò l’azienda nel 1866. «È un cliente affezionato, che ricerca la qualità e la lavorazione artigianale, ma – più che volere un bene di lusso distintivo – desidera portare avanti un’abitudine di acquisto e un amore per il marchio e i valori che rappresenta, consolidati nel tempo».

ESSENZE E MEMORIE

Secondo la tradizione tutto ebbe inizio nel 1200, da un convento di padri domenicani che ricavavano pomate e medicamenti dalle erbe officinali dei loro orti. Quattro secoli dopo, sotto la direzione di Fra’ Angiolo Marchissi, i loro prodotti iniziarono a essere venduti al pubblico. Grande estimatrice fu Caterina de’ Medici, sovrana di Francia, in onore della quale fu creata la colonia Acqua della Regina

Presidente Alphandery, l’Officina non solo resiste, ma continua a crescere a livello globale anche a distanza di oltre 400 anni. Come si arriva a un simile traguardo?

Innovando la tradizione. Nei nostri laboratori i procedimenti di base si rifanno a quelli del Seicento, ma i macchinari utilizzati sono ultramoderni e all’avanguardia. Essendo un appassionato di auto antiche e moderne, potrei paragonare questa azienda a una bellissima cabrio degli anni ’30, con una carrozzeria battuta a mano fatta da un artigiano e un motore potente e attuale, con sospensioni e freni perfetti.

Ecco che emerge lo spirito dell’ingegnere: in che modo è avvenuto questo insolito incontro tra il suo mondo, molto pragmatico, e quello che invece veniva definito “dell’effimero” ai tempi di Caterina de’ Medici?

La famiglia Stefani, proprietaria dell’Officina Santa Maria Novella, era mia vicina di casa. Un giorno fui chiamato da loro per riparare un macchinario che non funzionava bene. Tra gli altri marchingegni strepitosi, ma ormai inutilizzati, sistemati nel retrobottega – e che ora sono in mostra nel negozio-museo di via della Scala – scoprii un ambiente molto particolare e affascinante. Sono entrato alla guida di questa realtà nel 1989, e da allora è molto cresciuta: i dipendenti sono passati da 5 a 90, con un fatturato annuo di circa 20 milioni di euro.

E nella storica bottega fiorentina tradizione e modernità come si fondono?

Per esempio, coloro che entrano nell’Officina Santa Maria Novella possono visionare i prodotti e acquistarli anche attraverso degli schermi virtuali o tramite il loro personale iPad. Un sistema di vendite informatizzato mette così in rete tra loro tutti i nostri negozi.

Innovazione significa anche catturare nuove fasce di clientela?

Certamente. Dagli anni ’90 a oggi ho lavorato molto per attirare anche i giovani, sia come forza lavoro all’interno dell’azienda – facendo loro ricevere una rigorosa e mirata formazione, che si svolge nella sede fiorentina come per il resto del personale – sia per quanto riguarda i consumatori. Rappresentano il futuro, e hanno una forte capacità e voglia di comunicare, e quindi veicolare, anche marchi come il nostro quando se ne innamorano.

LA STORIA FA L’UNIONE

Eugenio Alphandery è anche presidente del progetto Unione Imprese Storiche Italiane. «Siamo nati a Firenze nel 2000 come Associazione Imprese Storiche Fiorentine e nel 2006 siamo divenuti Unione Imprese Storiche Toscane per poi trasformarci un anno fa a livello nazionale». Tra le 40 aziende che rappresentano da almeno 100 anni i valori del made in Italy (in tutto quasi 10 secoli di attività), con l’obiettivo di promuoverli e salvaguardarli, oltre all’officina Farmaceutica figurano realtà come le cantine dei Fratelli Antinori e dei Marchesi de’ Frescobaldi o la gioielleria Torrini. «Lo scopo è facilitare un sistema di networking tra imprese, affinché queste mettano in condivisione tra loro obiettivi e saperi imprenditoriali».

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