Michael Burry, l’uomo reso celebre dal libro e film The Big Short sulla crisi dei subprime, è di nuovo al centro dell’attenzione con un’audace scommessa contro quello che ritiene l’ennesimo boom insostenibile. Stavolta nel mirino dell’investitore californiano ci sono le aziende dell’AI, un settore che negli ultimi mesi ha visto valutazioni di Borsa vertiginose tra entusiasmi e speculazione.
La sua società, Scion Asset Management, ha infatti rivelato di aver assunto massicce posizioni short sull’AI: in particolare put options (opzioni ribassiste) su 5 milioni di azioni Palantir – il noto gruppo software di analisi dati – per un valore nozionale di circa 912 milioni di dollari, e su 1 milione di azioni Nvidia, colosso dei chip per l’intelligenza artificiale, per altri 187 milioni. In totale si tratta di oltre un miliardo di dollari scommessi contro quelli che molti considerano i due titoli-simbolo della “febbre” da AI a Wall Street. Questa mossa rappresenta la nuova “grande scommessa” di Burry e ha immediatamente fatto scalpore nei mercati.
L’ombra del 2008 e le “bolle” nel mirino di Burry
Il peso simbolico della mossa di Burry è enorme. Da tempo infatti l’investitore porta con sé l’ombra lunga del 2008: fu lui uno dei primi ad avvertire le crepe nel mercato immobiliare americano, tra il 2005 e il 2007, andando controcorrente quando tutti vedevano solo crescita. La sua celebre puntata contro i mutui subprime – costata inizialmente lo scetticismo di molti – si rivelò vincente con il crollo finanziario del 2008, fruttandogli un guadagno del 489% nel fondo Scion Capital che gestiva all’epoca. Quell’impresa gli valse una fama da “Cassandra” dei mercati (soprannome che lui stesso adotterà sui social) e un’aura da investitore capace di anticipare le crisi. Dopo aver chiuso il fondo originario nel 2008, Burry non ha mai abbandonato la finanza: con la nuova società Scion Asset Management, fondata in California, continua a far discutere con le sue mosse spesso controcorrente.
Negli anni successivi Burry ha mantenuto uno stile riservato, comunicando poco e di rado. Per un periodo ha condiviso i propri pensieri su Twitter (oggi X) sotto il nickname di Cassandra, ma anche lì il suo atteggiamento è rimasto enigmatico. Emblematico fu quanto accaduto all’inizio del 2023: il 31 gennaio 2023 pubblicò un tweet lapidario, “Sell” (Vendete), lanciando un presagio di imminente crollo sui mercati; due mesi dopo, con i listini invece in forte rialzo, ammise pubblicamente “I was wrong” (Mi sono sbagliato) e cancellò tutti i suoi tweet.
Questo episodio ha ricordato a tutti che, pur avendo previsto la Grande Crisi, Burry può incorrere in tempistiche sbagliate nelle sue profezie – un rischio sempre presente per chi “scommette” contro il consenso. E infatti nel 2023 le mosse di Burry hanno alternato momenti di grande pessimismo ad aggiustamenti repentini di rotta, a conferma di un approccio molto dinamico.
Dal Big Short sul mercato al dietrofront prima dell’AI
Proprio nel 2023 Burry aveva fatto parlare di sé per un’altra maxi-scommessa al ribasso. Nel secondo trimestre 2023, il suo hedge fund impegnò più del 90% del portafoglio in opzioni put contro due grandi ETF indicizzati: uno sullo S&P 500 e uno sul Nasdaq 100. In altri termini, Burry puntò circa 1,6 miliardi di dollari sul ribasso di Wall Street, in un momento in cui peraltro gli indici americani erano in piena corsa (+16% lo S&P 500 e +38% il Nasdaq 100 a metà anno).
Questa mossa – definita dai media come una nuova “grande scommessa” in stile 2008 – inizialmente destò sorpresa e timori, vista la dimensione dell’azzardo. Tuttavia, è durata poco: già entro il terzo trimestre 2023 Burry ha chiuso completamente quelle posizioni short sugli indici. I documenti depositati alla Sec nell’autunno 2023 hanno mostrato che Scion Asset Management aveva liquidato gli short sull’S&P e sul Nasdaq, probabilmente per evitare perdite eccessive dato che il mercato continuava a salire. Nello stesso periodo Burry ha ribilanciato il portafoglio riducendo drasticamente il numero di partecipazioni (da 33 a 13) e accumulando invece posizioni long su alcuni titoli come Alibaba, Booking.com e la italo-francese Stellantis.
Parallelamente, sempre verso la fine del 2023, l’investitore ha tentato un’altra strategia ribassista concentrandosi su un settore caldo di lì a venire: i semiconduttori. Attraverso opzioni put su un ETF specializzato (che annovera produttori di chip come Nvidia fra le maggiori partecipazioni), Burry ha scommesso circa 47,4 milioni di dollari contro i titoli dei chip. Curiosamente, subito dopo questa mossa, alcuni titoli di quel comparto – ad esempio STMicroelectronics a Milano – hanno continuato a correre invece di scendere.
Anche altri grandi investitori avevano espresso cautela sui prezzi esuberanti dei semiconduttori: il fondo del miliardario George Soros e altri hedge fund noti come Man Group e Renaissance Technologies proprio in quei mesi hanno venduto quote di Nvidia, realizzando i profitti. Insomma, il segnale lanciato da Burry sui chip si inseriva in un più ampio riposizionamento di vari investitori di fronte a possibili sopravvalutazioni nel tech.
Dopo questo ritiro strategico dalle posizioni ribassiste generalizzate, per qualche tempo Burry è rimasto relativamente tranquillo agli occhi del pubblico. Anzi, nei primi trimestri del 2024 e 2025 il suo portafoglio ha mostrato segnali di maggior ottimismo, con investimenti mirati in vari settori. Sembrava quasi che “Cassandra” avesse deposto le armi, adattandosi al toro di mercato. Ma era una calma solo apparente.
La nuova scommessa contro la “bolla” dell’intelligenza artificiale
Nell’autunno 2025, Michael Burry è tornato prepotentemente alla ribalta, riaffacciandosi persino sui social dopo due anni di silenzio. Ad inizio novembre ha aggiornato il proprio profilo X (Twitter) con un’immagine evocativa e un messaggio criptico: “Sometimes, the only winning move is not to play” – “A volte l’unica mossa vincente è non giocare”. La frase, citazione dal film WarGames, lasciava intendere un paragone con una situazione di rischio estremo in cui la strategia migliore è tirarsi fuori dal gioco.
Pochi giorni dopo, è diventato chiaro a cosa alludeva: Burry stava scommettendo contro i campioni dell’AI. Come anticipato, Scion Asset Management ha acquistato opzioni put su enormi quantitativi di azioni Nvidia e Palantir (1 milione di titoli della prima e 5 milioni della seconda), mettendo di fatto in piedi un “short” da oltre un miliardo contro le stelle dell’intelligenza artificiale. Questa notizia – emersa dai filing obbligatori alla Sec – ha subito innescato un’ondata di dibattito e un certo nervosismo sui mercati tech.
Burry motiva implicitamente la sua mossa con i dubbi sui fondamentali dell’AI. Tra post sul suo profilo e riferimenti indiretti, lascia trapelare un parallelo con la bolla dot-com di fine anni 90: vede una corsa sfrenata agli investimenti nell’intelligenza artificiale, valutazioni stellari basate su profitti futuri ipotetici, e segnali di rallentamento nella crescita reale. Uno dei grafici condivisi da Burry metteva in luce come la crescita dei ricavi nel cloud (pilastro dell’AI) stia decelerando, mentre gli investimenti in capex tech hanno toccato picchi che ricordano quelli prima dello scoppio della bolla internet.
— Cassandra B.C. (@MichaelJBurry__) November 3, 2025
Un altro evidenziava le interconnessioni quasi circolari fra i grandi nomi dell’AI – accordi e alleanze incrociate tra colossi come Nvidia, OpenAI, Microsoft, Oracle – suggerendo un ecosistema autoreferenziale non dissimile da quello delle telecom prima del 2000. Tutti indizi, secondo Burry, che l’euforia dell’AI potrebbe poggiare su basi instabili. Da buon contrarian, dunque, egli ha deciso di agire: invece di unirsi alla festa, ha preparato il paracadute puntando sul tracollo.
Reazioni del mercato e il dibattito sulla bolla AI
L’“urlo” di Cassandra non è passato inosservato. Nel giro di poche ore dalla divulgazione delle posizioni di Burry, i titoli interessati e l’intero comparto tecnologico hanno accusato il colpo. Nvidia e Palantir hanno subito bruschi cali in Borsa – nell’ordine del -4% e -8% in una singola seduta – trascinando con sé verso il basso anche altri nomi dell’hi tech. L’effetto domino ha contagiato il Nasdaq (in flessione di circa -1,5%) e poi le Borse globali: anche in Europa i listini tech hanno rallentato, con cali generalizzati tra lo 0,5% e l’2% nelle principali piazze il giorno seguente. La mossa di Burry, insomma, ha fatto riemergere lo spettro di una possibile bolla dell’AI pronta a scoppiare, costringendo analisti e investitori a interrogarsi. Siamo di fronte a un replay delle manie speculative destinato a finire in lacrime, oppure solo a una salutare correzione dopo eccessi di breve termine?
Non tutti, infatti, condividono la visione apocalittica di Burry. Gary Marcus, esperto di AI della New York University, ha dichiarato che l’AI è “certamente in una bolla finanziaria”, allineandosi dunque ai timori del celebre investitore. Ma altri osservatori dissentono: “finora a trainare il settore sono stati crescita e utili, non una speculazione irrazionale” fanno notare da Goldman Sachs, interpretando il recente storno più come un fisiologico assestamento che l’inizio di un crollo. In effetti, le big tech legate all’intelligenza artificiale hanno sinora macinato profitti sorprendenti: Nvidia, grazie al ruolo centrale nei chip per il machine learning, ha visto la sua capitalizzazione superare quota 5.000 miliardi di dollari nel 2025 – la prima azienda a raggiungere un simile traguardo – mentre Palantir ha quintuplicato il proprio valore in un anno, pur restando su multipli di valutazione elevatissimi (oltre 200 volte gli utili prospettici). Numeri del genere alimentano sia l’entusiasmo sia i timori: c’è chi li considera giustificati da una rivoluzione tecnologica in corso, e chi invece vi scorge gli echi di bolle passate.
In mezzo al dibattito, Michael Burry si gode – almeno mediaticamente – il ruolo di bastian contrario. Alex Karp, co-fondatore e Ceo di Palantir, ha reagito in modo pungente alla notizia dello short miliardario: “Ogni volta che fanno short su di noi, questo ci motiva a triplicare l’impegno per ottenere risultati migliori… anche per renderli più poveri”. Di certo, il fatto stesso che un singolo investitore come Burry possa smuovere simili reazioni ai vertici aziendali e oscillazioni in Borsa testimonia la forza narrativa che il suo nome porta con sé. Nel bene e nel male, Burry è visto da molti come un indicatore anticipatore: quando lui lancia l’allarme, vuol dire che qualcosa sotto traccia potrebbe non andare.
Una scommessa da 1 miliardo: chi avrà ragione?
La domanda finale, a questo punto, è quasi inevitabile: avrà ragione ancora una volta Michael Burry con la sua scommessa contro l’AI? Oppure questa volta il ruolo di Cassandra – condannata nei miti a predire il vero senza essere creduta – gli resterà solo come amara ironia? Come sempre, sarà il mercato a dare l’ultima parola. Se la crescita dei colossi dell’intelligenza artificiale dovesse inciampare, anche solo per qualche trimestre, l’azzardo di Burry potrebbe rivelarsi profetico e proficuo, consolidando ulteriormente la sua leggenda. Al contrario, se la rivoluzione dell’AI continuerà a macinare risultati e utili sopra le aspettative, la “grande scommessa” al ribasso di Scion Asset Management rischia di concludersi in perdita, ridimensionando l’aura infallibile del suo artefice.
In ogni caso, la mossa di Burry ha il merito di ricordare a tutti una lezione senza tempo della finanza: nessun albero cresce fino al cielo e anche le narrative più entusiasmanti * dai tulipani del ‘600 alle dot-com, fino all’AI odierna – meritano uno sguardo critico. Che si condividano o meno le sue tesi, il messaggio di cautela lanciato dal protagonista di The Big Short riecheggia oggi nei corridoi di Wall Street. E chissà che proprio da quell’avvertimento non dipenda, almeno in parte, il prossimo capitolo della storia dei mercati.
* Ha collaborato Francesco Carrubba. Articolo pubblicato originariamente il 4 febbraio 2024. Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2025
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Michael Burry nel 2015, fotografato in occasione dell'anteprima del film "La grande scommessa"(Photo by Jim Spellman/WireImage)






