Connettiti con noi

People

Pipa Castello, gioielli da fumare

Creatività e collezionismo, così la manifattura di Cantù da 70 anni realizza oggetti di culto per gli appassionati di tutto il mondo: «Incarniamo il meglio dell’artigianalità italiana. Anche se il tabacco è un tabù, i nostri prodotti restano innanzitutto oggetti d’arte», dice il numero uno Franco Coppo

Rompere gli schemi per andare a intercettare e soddisfare con creatività un bisogno inespresso del proprio mercato di riferimento. Questa è la filosofia che in 70 anni di storia ha portato Pipa Castello a diventare il brand sinonimo di artigianalità, tradizione, unicità e qualità al top. Era infatti il 1947 quando Carlo Scotti, titolare di un’avviata tabaccheria a Chiasso, decise di trasferirsi a Cantù, centro di eccellenza nella lavorazione del legno, per avviare la produzione di pipe raffinate per scelta dei materiali e fattura, una sorta di “gioiello” per l’intenditore interessato a distinguersi. Una vera e propria rivoluzione rispetto alla concezione dominante della pipa come strumento da fumo povero e dozzinale. La novità venne accolta con scetticismo. La svolta arrivò dopo il 1950, quando un importatore intuì il potenziale commerciale di questi pezzi unici, e decise di importarli negli Stati Uniti. Anche in questa circostanza Scotti si confermò come un precursore, creando il marchio “Made in Cantù – Italy”, che compare già sulle prime Castello. Quando, sul finire degli anni ’70, il genero Franco Coppo decise di rilevarla, Pipa Castello continuò a restare fedele ai propri valori e alla propria dimensione artigianale. Una decisione che oggi si rivela preziosa dal momento che, come ci ha spiegato quando lo abbiamo incontrato, «il mercato della pipa oggi è sostenuto soprattutto dal collezionismo». I sei artigiani impiegati nel laboratorio di via Fossano 44 producono tra le 3 mila e le 3.500 pipe l’anno, nel 70% dei casi esportate in vari Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina, Turchia, Spagna e Inghilterra.

Avete mai avuto sperimentato nuovi materiali oltre a quelli classici?Ci è capitato di usare essenze diverse, ma si è trattato di un divertissement. La radica di erica arborea resta ancora oggi il materiale più adatto. Quando il tabacco brucia nel vaso della pipa, sviluppa una temperatura di circa 700 gradi e lo scambio di calore con la parte esterna è tale da togliere l’ossigeno alla combustione, facendo in modo che il legno non bruci, ma si trasformi in carbone. Le Castello vengono realizzate esclusivamente con radica di provenienza nazionale, stagionata naturalmente per dieci anni. In questo modo possiamo garantire una certa continuità nella qualità del rapporto legno-prodotto finito e siamo sicuri di poter presentare sempre una pipa perfetta. I nostri bocchini sono realizzati in metacrilato, prodotto per noi secondo una formula che lo rende morbido e non vetroso. Siamo stati i primi a sostituire l’ebanite con il plexiglass già nel 1950. Allora questo materiale era talmente costoso da poter essere applicato soltanto a una pipa di lusso come la nostra. Siamo arrivati nelle mani di personaggi come il presidente Usa Gerald Ford, il premier inglese Harold Wilson e il presidente della Repubblica Sandro Pertini, ma anche Lucio Dalla, esclusivamente grazie alla forza della nostra reputazione.

DA SEMPRE L’AZIENDA

NON PRODUCE SU ORDINAZIONE,

MA OGNI ANNO PRESENTA COLLEZIONI

COME L’ALTA MODA

Una vostra particolarità è che voi non lavorate su ordini…Esattamente. Così come accade nella haute couture, ogni anno presentiamo le nuove collezioni ai nostri rivenditori e agli operatori dei mercati esteri, che scelgono cosa acquistare. Chi vuole una Castello sa che deve seguirci, perché non facciamo assortimento. Nell’epoca di internet, questo atteggiamento può sembrare fuori tempo. La mia esperienza, invece, è positiva anche in un mercato massificato come quello cinese, dove le Castello sono considerate dagli intenditori un vero e proprio oggetto di culto.

Chi è il vostro collezionista-tipo?Oggi si è persa la familiarità quotidiana con la pipa. Questo fa sì che anche tra i collezionisti si contino soprattutto persone che hanno almeno 35 anni, che di solito fumano la pipa e nel tempo hanno sviluppato con essa un legame particolare. Alcuni nostri clienti hanno collezioni composte anche da 200 pezzi rari. È sempre più difficile trovare un giovane che si appassioni a tali oggetti, forse perché, a differenza di quanto accadeva in passato, non appartiene al suo vissuto.

Proponete diverse Limited Edition: in quali occasioni?Da circa 25 anni in occasione di eventi come il Natale o il centenario della nascita di Carlo Scotti, presentiamo una serie limitata. Abbiamo celebrato anche l’Expo con una Limited Edition composta da 120 esemplari.

Avete anche una pregiata collezione privata, è visitabile?Non ancora, ma uno dei miei progetti per il futuro è proprio la creazione di un Museo Castello, aperto due giorni alla settimana. Penso sia giusto far conoscere la nostra storia, che è importante non solo per Cantù. Possiamo rivendicare di essere la Ferrari della pipa e, nonostante il fumo sia diventato un tabù, noi incarniamo i valori dell’artigianalità italiana. Durante l’ultima Festa del legno, abbiamo offerto la possibilità di visitare il nostro laboratorio nei giorni feriali. Siamo arrivati a toccare punte di 300 presenze in un solo pomeriggio. L’interesse, quindi, c’è ed è anche alto.

Come vede il vostro futuro?In un contesto in cui il fumo è demonizzato, la nostra sfida è riuscire a slegare l’oggetto dal suo utilizzo. La pipa deve connotarsi sempre di più come oggetto d’arte, espressione di un sapere antico. E questa è esattamente la strada che abbiamo cominciato a percorrere.

FATTE A MANO

UNA PIPA CASTELLO È IL RISULTATO DI CIRCA TRE ORE E MEZZO DI LAVORO (IL TEMPO VARIA IN FUNZIONE DEL MODELLO) E RICHIEDE ALL’ARTIGIANO DI COMPIERE 120 OPERAZIONI

Esposizione della radicaVengono lavorati esclusivamente ciocchi di radica bolliti per 12/14 ore, in modo da depurarli da tannini e sostanze nocive, e stagionati naturalmente per 10 anni.

ForaturaDopo averne abbozzato la forma (diritta, curva, grande o media), nel blocchetto di radica vengono creati, a seconda del modello, i tre fori corrispondenti al vaso, all’innesto del bocchino e al tiraggio.

Scelta del bocchinoIl bocchino viene ricavato dalla lastra in metacrilato (plexiglass) e, sempre a mano, viene limato per adattarlo alla pipa fino a formare un pezzo unico.

Sgorbiatura Grazie alla sua esperienza, l’artigiano valorizza le caratteristiche estetiche della radica scegliendo di volta in volta il tipo di finissaggio (sgorbiato, lucido o sabbiato).

Lucidatura vasoBisogna lasciare aperto il foro della radica in modo da consentire che la traspirazione sottragga l’ossigeno dalla combustione, garantendo una fumata pulita e asciutta.

LucidaturaLa pipa viene lucidata con cera di carnauba che verrà assorbita dal legno, diventandone parte integrante, e brillantata. La pipa è pronta per la marcatura con la quale si conclude il processo produttivo.

Credits Images:

Franco Coppo