Così creiamo fiducia

È una dicotomia frequente quella di suddividere imprese e professionisti tra chi è in grado di cavalcare il cambiamento e chi, invece, il cambiamento lo subisce. Tra questi, però, si inserisce un’altra categoria di soggetti: coloro che la trasformazione l’agiscono da protagonisti. È il caso di DNV, ente di certificazione con oltre 150 anni di storia alle spalle, tra i primi a costruire il settore della mitigazione del rischio e che oggi, attraverso una strategia dettata da nuove tecnologie e acquisizione di talenti, sta contribuendo a portarlo verso una nuova era digitale. Il lavoro di verifica, nucleo portante dell’attività di DNV, si è evoluto nel tempo, di pari passo con l’evoluzione tecnologica e oggi in DNV strumenti di controllo visivo come droni e smart glasses sono la normalità, così come big data e blockchain assicurano una corretta analisi e tracciabilità dei certificati e diventano utili anche per i sempre più utilizzati audit da remoto. «Quello che non è mai cambiato dal 1864 è la nostra mission, salvaguardare la vita, la proprietà e l’ambiente, aiutando le organizzazioni di ogni tipologia a migliorare la qualità attraverso scelte sostenibili», sottolinea Massimo Alvaro, Managing Director Italy & Adriatics della divisione Business Assurance di DNV. «In un contesto di cambiamento globale come quello che stiamo vivendo, tutte le aziende sono chiamate a dare un nuovo significato, concreto e tangibile all’innovazione sostenibile, anche la nostra». Con Alvaro, che guida il Business in l’Italia – uno dei mercati di riferimento per la multinazionale norvegese – abbiamo delineato il quadro e i possibili sviluppi di un settore in rapida evoluzione.

Quanto è diffusa la cultura della certificazione in Italia?Molto. Pensi che, secondo l’ultima ISO Survey, l’Italia è al primo posto in Europa e seconda nel mondo per certificazioni ISO. In particolare, con oltre 90 mila sistemi di gestione certificati per la ISO 9001 (che attesta la qualità di un’azienda, ndr) il nostro Paese è secondo solo alla Cina. Le imprese certificate sono quasi il doppio di quelle tedesche e più del triplo di quelle spagnole e inglesi. Anche per le ISO 14001 l’Italia è prima in Europa e terza a livello mondiale. È vero che alcune certificazioni sono richieste alle aziende come condizione necessaria per operare con la PA o partecipare a bandi pubblici, ma la maggior parte viene richiesta su base volontaria, perché i certificati sono ormai considerati una leva competitiva sia per il mercato italiano che internazionale. È un trend che viene confermato anche dal nostro osservatorio privilegiato sul mercato italiano, dove siamo presenti dai primi anni 90 e contiamo più di 11 mila clienti, dalle pmi alle multinazionali. Siamo attivi in tutti i settori di mercato con un particolare focus sulle aziende del Food&Beverage. Negli ultimi anni stiamo registrando una forte crescita della cultura della certificazione anche per le aziende dell’Automotive, dell’Aerospace e dell’ICT, uno dei settori che ritengo abbia il maggior potenziale di crescita per il 2022.

In un contesto di cambiamento come quello attuale, a quali evoluzioni state assistendo?Salvo il 2020, quando a causa della pandemia abbiamo registrato un lieve calo nella certificazione dei sistemi di gestione, la crescita anno su anno dal punto di vista della cultura della certificazione in Italia è costante e si sviluppa secondo due direttrici principali: trasparenza e sicurezza. Si tratta di temi sempre più sviluppati nel settore Food&Beverage, dove i consumatori chiedono un maggiore impegno sul fronte della sicurezza alimentare e della condivisione delle informazioni, ma anche in altri mercati, perché le persone oggi vogliono maggiori garanzie sulle scelte di sostenibilità dei brand e delle aziende, e apprezzano quando il rapporto di fiducia viene costruito su principi di trasparenza e condivisione. L’evoluzione digitale ha portato l’attenzione anche sulla gestione e la sicurezza dei dati, non a caso notiamo una forte crescita delle norme della famiglia ISO 27000, dedicate ai sistemi di gestione della sicurezza delle informazioni e della privacy. Sempre più spesso andiamo a certificare la sicurezza del dato e che non vi siano attacchi che possano mettere in ginocchio l’intera catena di valore per i nostri clienti. E questo non vale solo per le aziende ICT o dell’Automotive, dove l’attenzione alla sicurezza delle informazioni è divenuta cruciale, ma anche per le aziende del manifatturiero in generale. Le certificazioni sono strumenti che creano fiducia tra un’azienda, un brand e il mercato. Dimostrarsi conformi a regole e standard riconosciuti è sicuramente il primo passo per dimostrare affidabilità e trasparenza. Ecco perché ci tengo a menzionare l’interesse crescente di enti e associazioni non profit che si rivolgono a noi spontaneamente per misurare e migliorare le prestazioni. Se una Onlus o una Croce Verde ottiene una certificazione ISO 9001 per la qualità, questo alza l’asticella per tutti.

La digitalizzazione ha avuto un impatto anche per il lavoro degli auditor?Assolutamente. L’avvento dei big data e della blockchain ha richiesto un cambio di pelle all’intero settore a cui noi lavoriamo da anni. Dal 2017, ad esempio, tutti i certificati nuovi o riemessi presentano un QR Code, che permette a chiunque di verificare in qualsiasi momento i dati connessi con il certificato, salvati in blockchain. Sul fronte dei big data, il nostro fiore all’occhiello è rappresentato dalla piattaforma di analisi Lumina. Si tratta di uno strumento di Business Intelligence unico, che raccoglie tutti i dati dei nostri audit (opportunamente anonimizzati e protetti) e li trasforma in conoscenza utile per il management delle aziende. Di fatto permette di avere a portata di smartphone una fotografia istantanea delle prestazioni del proprio sistema di gestione e confrontarlo con quello di altre realtà. La pandemia ha poi accelerato il percorso di remote audit, che avevamo già intrapreso in DNV. Si è trattato di un cambio quantico per l’intero settore, che in poche settimane ha rivoluzionato un lavoro solitamente svolto in presenza e in una maniera più tradizionale. Oggi gli audit da remoto stanno diventando un valore aggiunto della nostra attività, semplificando molti processi grazie anche all’analisi dei dati offerta dalle tecnologie digitali. Perché se un dato è veritiero e verificato alla fonte, non serve che venga controllato sul posto e questo porta enormi vantaggi sia in termini di sicurezza sia di efficienza per i clienti.

Quanto il mestiere di auditor è conosciuto dalle nuove generazioni e quali competenze vengono richieste in questo settore?Effettivamente non è la prima opzione che viene in mente quando si deve rispondere alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”. È un peccato, però, perché si è diffuso il preconcetto che per diventare un auditor sia richiesta un’esperienza pluridecennale. In realtà non è così, perché le competenze si possono assumere sul campo e questo è un lavoro estremamente dinamico e stimolante, che ti mette in contatto ogni giorno con realtà aziendali diverse. Oltre all’esperienza tecnica, che si può formare, sono richieste integrità, imparzialità e indipendenza, ma il vero valore aggiunto sono le soft skill. Perché ci sono mille modi per dire un “no” o non dare una conformità, l’importante è che il messaggio venga passato senza che l’auditor “salga in cattedra”.

A proposito di formazione, quanto conta per voi in Dnv?Tantissimo. Dal punto di vista professionale siamo obbligati a formarci in continuazione: ogni auditor sostiene esami periodici per mantener le qualifiche ed è soggetto a verifiche da parte degli enti di accreditamento. Accanto alla formazione interna, puntiamo molto sullo sviluppo dei servizi formativi, oggi fondamentali per assicurare alle aziende le competenze di cui c’è bisogno. Avendo a che fare con oltre 80 mila realtà nel mondo, sappiamo realmente cosa succede all’interno delle aziende e questo ci permette di proporre attività formative allineate con gli obiettivi di crescita dei clienti. Per noi il servizio di training è una priorità e lo sarà sempre di più. Già oggi in Italia offriamo un catalogo di circa 150 corsi, con diverse sessioni pianificate mese su mese e suddivise in 12 aree tematiche diverse. Copriamo diverse esigenze, dalle competenze sui sistemi di gestione alla sostenibilità, dalla supply chain al training sulle abilità trasversali e gestionali delle persone fino alla nuova certificazione delle persone e delle competenze, la cosiddetta Personnel certification. Partiamo dalle esigenze specifiche del cliente, che possono essere soddisfatte sia con un catalogo corsi interaziendale o con soluzioni personalizzate.

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