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L’Italia saluta Giorgio Bocca

Partigiano, giornalista combattente e scrittore, si è spento la mattina di Natale dopo una breve malattia. Per oltre sette decenni ha raccontato l’Italia e gli Italiani. Oggi a Milano i funerali

«Credetemi, ci sono due Italie. Due Italie separate e incomunicanti. L’Italia delle caste e delle cricche e quella che si guadagna onestamente la vita. Lontane una dall’altra anni luce, nel modo di vivere, di pensare, nei modelli di morale e di estetica. Come sia possibile la loro convivenza senza una dura resa dei conti resta un mistero. Forse per l’istinto di sopravvivenza, di stare comunque sulla stessa barca, nello stesso mare infido. Spesso gli italiani dell’Italia onesta vivono nel loro paese come in un paese straniero, cercando di passare inosservati, di non incorrere nelle ire e nelle vendette dei padroni, che al minimo dissenso li accusano di essere dei sovversivi, iscritti al partito dell’odio». Schietto e appassionato, coerente e cocciuto polemico ma amante della verità, era questo (e molto altro) Giorgio Bocca, firma storica del giornalismo italiano, scomparso il giorno di Natale all’età di 91 anni. Nato a Cuneo il 28 agosto del 1920 da una famiglia della piccola borghesia, Bocca ha raccontato con le sue inchieste sette decenni di storia del nostro Paese. Ha iniziato a scrivere giovanissimo, già a metà degli anni ’30, interrompendo la sua attività solo allo scoppio della seconda guerra mondiale quando si arruola come allievo ufficiale di complemento fra gli alpini nelle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà. Terminata la guerra Bocca riprende l’attività giornalistica, scrivendo per il quotidiano di GL, poi per la Gazzetta del Popolo, per L’Europeo e per Il Giorno. Nel 1976 è tra i fondatori, con Eugenio Scalfari, de la Repubblica, con cui continua a collaborare fino quasi alla morte. Al suo attivo anche numerosi libri: dall’attualità politica e dall’analisi socioeconomica all’approfondimento storico e storiografico, dalla questione meridionale alle interviste ai protagonisti del terrorismo, senza mai dimenticare la sua esperienza partigiana. Le inchieste, i corsivi, i libri di Giorgio Bocca hanno accompagnato e nutrito la formazione civile di molte generazioni di italiani che oggi lo piangono. Niente funerali pubblici per lui, non era nel suo stile. Le esequie si celebreranno in forma strettamente privata nella basilica di San Vittore al Corpo a Milano. Il corpo sarà cremato e le ceneri saranno tumulate a La Salle, in Valle d’Aosta.

L’ultima intervista televisiva a Le Invasioni Barbariche su La7 nel dicembre del 2010

Le opere

Tra i titoli più noti di Bocca, Storia dell’Italia partigiana (1966); Storia dell’Italia nella guerra fascista (1969); Palmiro Togliatti (1973); La Repubblica di Mussolini (1977); Il terrorismo italiano 1970-78 (1978); Storia della Repubblica italiana – Dalla caduta del fascismo a oggi (1982); l’autobiografia Il provinciale. Settantanni di vita italiana (1992); Linferno. Profondo sud, male oscuro (1993); Metropolis (1994); Italiani strana gente (1997); Il secolo sbagliato (1999); Pandemonio (2000); Il dio denaro (2001); Piccolo Cesare (2002, dedicato a Berlusconi, libro che segnò il passaggio di Bocca da Mondadori, suo editore da oltre dieci anni, a Feltrinelli); Napoli siamo noi (2006); Le mie montagne (2006); E’ la stampa, bellezza (2008); Annus Horribilis, (2010); e quindi nel 2010 Fratelli Coltelli (1948-2010 LItalia che ho Conosciuto).

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Giorgio Bocca
«Usiamo frasi di una monotonia affliggente. Sempre le stesse per tutti i significati. Prive di riflessione, di spirito poetico e profetico. Senza favole e senza sogni»