Fontana Group, lusso a quattro ruote

Con oltre 700 dipendenti e un fatturato di 104 milioni di euro, l’azienda lecchese è leader nella produzione di carrozzerie di alta gamma. Tra i suoi clienti Ferrari, McLaren, Jaguar e, di recente, anche Rolls Royce

Tutto è nato in un’officina degli anni ‘50: una piccola realtà imprenditoriale di Lecco, che si occupava di tranciatura e lavorazioni meccaniche, guidata da Pietro Fontana. Oggi, quell’officina si è trasformata in Fontana Group, punta di diamante del made in Italy che vanta oltre 700 dipendenti, quattro plant in Italia, due all’estero (in Turchia e Romania), un fatturato 2014 di 104 milioni di euro e una crescita, solo lo scorso anno, del 27% rispetto al precedente. A capo, da oltre 40 anni, ci sono i figli di Pietro Fontana: Walter, nel ruolo di presidente, e Marco, vicepresidente e supervisore delle attività tecniche dell’azienda. A loro, si sono recentemente aggiunti i nipoti Valentina, Corporate Strategy & Development Vice President, e Stefano, BIW Business Development Manager. «Io sono quello che cerca i clienti e li porta in Fontana. Mio fratello Marco fa sì che i clienti rimangano», commenta divertito Walter. Il loro è un sodalizio vincente, fondato su una indiscutibile capacità di leggere le tendenze di mercato. Nel corso della sua storia, infatti, il gruppo Fontana ha spesso cambiato pelle: negli anni ‘70 si è aperto alla costruzione di stampi, attuale core business. Dagli anni ‘80, ha puntato a conquistare il mercato internazionale, che ora rappresenta il 99% della clientela. In particolare, Fontana Group ha saputo stringere accordi con svariate case automobilistiche tedesche, tra cui Audi e Volkswagen, diventando “Fornitore nell’anno” in Germania nel ‘93, ‘95, ‘98… A premiare è stata la scelta di affiancare, alle mere attività di stampo, servizi di supporto di ingegneria e consulenza, e di studiare la deformazione dell’alluminio e degli acciai alto resistenziali. Fino all’intuizione decisiva: aprirsi al mercato di nicchia delle Luxury Car.

Visti da vicino

La prima a essere conquistata dal lavoro di Fontana è Ferrari, che elegge il gruppo suo unico partner per la realizzazione di tutte le carrozzerie delle automobili Gran Turismo. Dopo Ferrari, sarà la volta di McLaren, Jaguar e Rover, fino al recentissimo accordo con la Rolls Royce. «Tutto questo è stato possibile perché, fino alla fine degli anni ‘80, avevamo sviluppato con Audi una grande conoscenza dell’alluminio: uno dei materiali che ha avuto il maggiore sviluppo per la realizzazione delle carrozzerie», ricorda Walter Fontana. «Di fatto, da quando è iniziata questa attività, abbiamo riconvertito e riqualificato l’intero personale di officina».

In piena recessione siete riusciti a imporvi come eccellenza internazionale. Qual è la vostra strategia imprenditoriale? Abbiamo puntato su tre elementi: l’esportazione e, dunque, l’internazionalizzazione del prodotto; la scelta della clientela, andando a privilegiare coloro che avrebbero avuto minori problemi nell’affrontare il futuro; e infine la diversificazione della produzione. In particolare abbiamo scelto quei prodotti che nessuno voleva realizzare. Decisivo è stato anche poter parlare con i top manager delle case automobilistiche: da loro apprendiamo la visione del mercato, le problematiche, i loro bisogni e le loro aspettative.

Raccontato così, sembra tutto semplice, ma a volte il made in Italy ha difficoltà a promuoversi sul mercato straniero… In realtà, pur essendo italiana, Fontana Group è cresciuta nel mercato tedesco, che ci ha insegnato molto. Proprio in Germania abbiamo acquisito il concetto che il cliente non è un fornitore di ordini: è un partner con il quale si deve camminare insieme e alle cui necessità bisogna impegnarsi a rispondere. Occorre dargli quello che gli serve, non quello che vogliamo vendere a priori.

Quanto l’imprenditoria italiana è penalizzata dal costo del lavoro?Il vero problema è l’Irap: una tassa che penalizza chi fa investimenti, e che si paga anche quando l’azienda è in perdita. È una patrimoniale di fatto, che tuttavia non viene calcolata sul capitale investito di un’azionista, ma su quanta occupazione si crea. In un mercato che ha portato a un livellamento dei prezzi verso il basso, dove qualsiasi impresa si è ritrovata a dover competere nella globalizzazione, noi italiani ci ritroviamo questo macigno sulle spalle.

In termini di volumi di produzione, fat- to 100 il totale delle carrozzerie, quante sono “griffate Fontana”?La produzione delle luxury cars si attesta intorno ai 27-30 mila vetture all’anno: noi ne produciamo 9.500. Quindi, circa il 30%. La restante parte viene sviluppata all’interno dei plant dei costruttori. Il vero salto lo faremo però nel 2016, quando la produzione dei veicoli di nicchia sarà superiore del 50% rispetto a quella attuale.

Immagino che, con questi numeri, abbiate ricevuto proposte per rilevare la società o entrare come soci. Le avete tutte rimandate al mittente? È normale che un’azienda di prestigio possa attirare l’attenzione degli investitori. Negli ultimi 15 anni la porta dell’azionariato di Fontana è sempre stata aperta, perché siamo molto attenti a valutare tutte le opportunità del mercato. Operazioni di questo tipo, però, devono portare dei vantaggi di sviluppo: eventuali partner devono riconoscere il management di Fontana. La società funziona perché la guidiamo noi. Sono sempre stato convinto che una macchina deve essere pilotata da chi è capace: nel momento in cui ci fosse qualcuno più bravo di me…

Mi par di capire, però, che quell’uomo deve ancora nascere. Questo non vuol dire che non valutiamo le opportunità, anche perché conosciamo bene i limiti di un’impresa familiare: abbiamo sempre investito il 100% dei profitti in azienda, e non sappiamo cosa voglia dire la distribuzione dei dividendi. Una disponibilità di finanza superiore all’attuale potrebbe ulteriormente aiutare lo sviluppo dell’azienda.

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