Donne e discipline STEM: un connubio possibile e auspicabile

STEM è un acronimo inglese che indica quattro specifiche discipline: Science, Technology, Engineering, Mathematics, vale a dire Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica. Sembra che il termine sia stato introdotto per la prima volta nell’ormai lontano 2001 nel corso di una conferenza della National Science Foundation durante la quale si auspicava una loro maggiore diffusione.

Secondo l’Accademia della Crusca, nel nostro Paese la prima attestazione di tale acronimo risale al 2011, quando fu riportato da un articolo del quotidiano nazionale la Repubblica (Gli ingegneri non conoscono crisi. Sono più richiesti dalle imprese).

Nel corso degli anni queste materie sono diventate sempre più diffuse e spesso oggi il dibattito si incentra sulla problematica delle donne STEM; esiste infatti un notevole gap di genere quando trattiamo di discipline STEM, anche se qualcosa si sta muovendo nel mondo del lavoro grazie a politiche di inclusione promosse da diverse aziende.

Studio e lavoro STEM: a che punto siamo in Italia e in Europa?

Partiamo da un dato preoccupante che riguarda sia l’universo maschile che quello femminile. Secondo un recentissimo studio Eurostat i cui dati sono riportati dall’Agenzia ANSA, soltanto il 31,2% dei giovani italiani, uomini e donne, ha conseguito una laurea; una percentuale piuttosto bassa se confrontata con quella degli altri Paesi europei, che si aggira sul 50% circa.

Le differenze sono ancora più eclatanti quando spostiamo il focus sulle discipline STEM; nel nostro Paese la media dei laureati in queste materie è del 6,7% (nel resto d’Europa siamo al 13% circa).

Si deve poi sottolineare il notevole gap di genere; secondo la più recente analisi della società di consulenza manageriale McKinsey, soltanto il 38% dei laureati in discipline STEM è donna; il dato è ancora più sorprendente se consideriamo che nel nostro Paese il numero delle donne laureate è superiore a quello degli uomini.

Ci sono poi gli allarmanti dati che riguardano il mondo del lavoro; nel continente europeo soltanto il 23% delle donne laureate in discipline STEM ha l’opportunità di ricoprire un ruolo tecnologico; anche in questo caso il gap gender è notevole dato che per quanto riguarda gli uomini la percentuale è del 44%.

Non si deve poi assolutamente sottovalutare il dato economico; sempre secondo la ricerca McKinsey, a parità di carriera e competenze, le donne sono retribuite in misura minore rispetto agli uomini.

Come si colma il gap gender nelle discipline STEM

Per colmare il gap gender nelle discipline STEM è importante intervenire sin dall’approccio scolastico; ultimamente sono stati ideati corsi di orientamento dedicati a studentesse delle scuole secondario di secondo grado che si pongono come obiettivo quello di favorire scelte più consapevoli e libere internamente ai percorsi scolastici relativi alle discipline STEM. Per far ciò è necessario sia abbattere gli stereotipi di genere in ambito scientifico, mostrando esempi concreti con cui le giovani possano identificarsi, sia stimolare l’interesse verso tali discipline grazie a mirate attività di laboratorio.

Per quanto riguarda invece il mondo del lavoro, risultano fondamentali le iniziative delle istituzioni e delle singole aziende. Le prime possono organizzare eventi, workshop e stage dedicati alle donne che sono interessate a una carriera lavorativa in ambito STEM, mentre le seconde devono sempre più implementare strategie inclusive che permettano di dare pari opportunità anche all’universo femminile in settori fino a ora riservati soprattutto agli uomini; ciò può essere realizzato attraverso politiche di selezione del personale, concedendo maggiore flessibilità a quelle donne che vogliono conciliare il loro ruolo lavorativo con quello di madri, proponendo soluzioni pratiche come part-time e nidi aziendali e concedendo grande flessibilità a livello di orario e di organizzazione a tutti i dipendenti, sia di sesso femminile che maschile.

© Riproduzione riservata