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Lifestyle

Viaggio verso il futuro

La filosofia di vita e di lavoro di Callisto, presidente del Gruppo Fedon, richiede saldi valori etici, creatività, professionalità, tecnologia e, a suo dire, anche tanta fortuna

Leader nel settore dei portaocchiali, con una quota di mercato del 22%, una produzione annua di 40 milioni di pezzi e 22 milioni di accessori, il Gruppo Fedon – dal 1998 quotato al mercato parigino Euronext – è presente con stabilimenti e uffici in Italia, Francia, Germania, Romania, Usa e Cina con un organico di oltre 900 persone. Inoltre nella primavera del 2000 è entrato nel mondo degli accessori di lusso con la griffe Giorgio Fedon 1919: oggetti da viaggio come porta documenti, borse, cartelle e altro ancora per l’uomo e la donna che viaggiano e lavorano. Una linea completa realizzata con materiali preziosi e con un design minimale, ma sensibile alle tendenze moda. Abbiamo chiesto a Callisto Fedon, presidente e amministratore delegato, di raccontarci le origini del Gruppo e la mission.Fedon ha una lunga tradizione nel settore accessori per occhiali: come e quando è partita questa avventura?È iniziata nel 1919 con mio nonno Giorgio che già lavorava da molti anni nel settore degli occhiali e che è stato premiato con la creazione di una linea tutta sua: la produzione è iniziata prima nella piccola cantina di casa per poi passare in una scuola e infine nel primo vero stabile. Ne è stata fatta di strada da allora. Oggi ci sentiamo di fatto i numero uno al mondo, una piccola multinazionale con stabilimenti e filiali commerciali in Italia, Francia, Germania, Romania e Cina, e show room a New York sulla 5th Avenue.Il portaocchiali è diventato negli anni un veicolo di immagine, un oggetto necessario, il “contenitore” più usato. E nel tempo la gamma dell’offerta si è allargata con altri prodotti, a supporto alla vendita… Dove volete arrivare?Noi vogliamo soprattutto confermarci come gli “specialisti” del nostro settore. È vero, altri prodotti o accessori si sono aggiunti come complemento della gamma e altri ancora a completamento del pack. Noi vogliamo però essere riconosciuti come “il portaocchiale” per eccellenza. Un tempo questo oggetto veniva fornito direttamente dall’ottico, ma non aveva grandi varietà di forme e prezzi. Negli anni ‘80, con l’avvento delle prime firme nell’occhialeria, si è reso necessario un portaocchiali che non fosse un puro e semplice contenitore, ma un veicolo di comunicazione del brand: oggi è addirittura il contenitore più utilizzato, anche perché oggetti come per esempio penne, chiavi ecc. non ne hanno bisogno, al contrario gli occhiali necessitano della loro custodia perché più delicati e fragili.Da qualche anno, il settore dell’occhialeria è stato pesantemente penalizzato dalla concorrenza cinese, dalla perdita di valore del dollaro nei confronti dell’euro, dalla crisi dei consumi che hanno messo in difficoltà molte realtà produttive. In che modo ciò ha impattato sui vostri investimenti nella produzione, innovazione tecnologica, ricerca e marketing?Certo non possiamo fare finta che questo momento difficile non abbia influito sui nostri numeri. Noi abbiamo cercato di affrontarlo riorganizzando al meglio l’attività di sviluppo e di produzione dell’azienda e cercando di rimanere il più possibile sensibili alle esigenze della nostra clientela. Mi piacerebbe poter dire, come credo qualsiasi imprenditore che si rispetti, che non realizziamo nulla al di fuori del nostro Paese, ma purtroppo non è così, è un processo dal quale non abbiamo scampo: noi produciamo per il 60% in Cina, per il 15% in Romania e per il restante 25% in Italia dove impieghiamo 260 persone. Nell’insieme sono più di mille uomini dedicati nel mondo a cercare di fare del portaocchiali un’eccellenza di design, qualità, servizio e prezzo.Parliamo anche di Giorgio Fedon 1919: come e quando nasce questa giovane griffe?Nasce dall’esperienza dell’azienda Giorgio Fedon & Figli spa di cui ne ricorda appunto l’anno di nascita, il 1919. È una continuazione o “adiacenza”, come si dice in gergo, della nostra attività produttiva. Alla base c’è la diversificazione, la volontà di mantenere viva la nostra produzione di articoli in pelle che il mondo dei portaocchiali, stretto dai costi, proponeva in misura sempre minore. Sono fiero del fatto che un mio “vezzo” personale, alla fine sia cresciuto diventando un vero e proprio marchio e per qualcuno addirittura uno stile di vita colorato e ottimista. Giorgio Fedon 1919 è una griffe giovane e dinamica, che in poco tempo si è ritagliata uno spazio importante tra gli amanti del lusso, negli articoli di pelletteria, oggetti da scrittura e accessori. I materiali sono preziosi e il design minimal ma sensibile alle tendenze moda. Una linea completa che sintetizza innovazione tecnologica e tradizione artigianale.A che punto sono i progetti di espansione all’estero?Giorgio Fedon 1919 deve ancora crescere e consolidarsi: abbiamo intenzione di continuare l’espansione ma questa volta a piccoli passi. Forse in passato è stato fatto l’errore di voler tutto e subito, ma è stata una strategia che non ha pagato molto. Ora siamo più cauti. La distribuzione avviene attraverso i migliori negozi del settore e flagship store a gestione diretta. Tappe essenziali nel processo di evoluzione del mercato italiano ed estero sono gli spazi ottenuti in “vetrine” selezionate che contribuiscono con il loro prestigio ad attribuire valore al brand: La Rinascente in Piazza Duomo a Milano, in Inghilterra Harrods e Harvey Nichols, in Francia Le Bon Marché di Parigi, in Belgio Galeria Inno, il MoMA di New York e selezionati punti vendita a Cipro, senza parlare delle ultime aperture a Hong Kong e in Russia dove c’è un mercato in forte crescita e per definizione sensibile verso i beni di lusso: rappresenta oggi un bacino ricco di potenzialità per i prodotti Giorgio Fedon 1919 e la recente inaugurazione del punto vendita di Rostov-on-Don testimonia un traguardo importante in questo processo distributivo.Qual è il vostro fatturato e in che percentuale è ripartito tra Italia ed estero? E quanto pesa ciascuno dei marchi sul fatturato totale?La crisi ci ha ovviamente colpito in misura proporzionale. Se nel 2008 abbiamo chiuso a 56 milioni di euro, quest’anno siamo intorno ai 50 milioni di euro di fatturato ripartiti tra Italia (60%) ed estero (40%). Per quanto riguarda il brand Giorgio Fedon 1919 rappresenta il 20% dell’intero fatturato; il restante 80% è ancora fatto dal settore occhialeria.Avete intenzione di puntare anche su altri settori oppure il segreto del vostro successo è proprio quello della specializzazione settoriale?Non avrebbe molto senso per noi puntare su altri settori, visto soprattutto il momento di crisi dal quale non siamo ancora del tutto usciti anche se, come si dice, si incomincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Da sempre il nostro punto di forza è quello della specializzazione, nel settore dell’occhialeria prima e della pelle poi, e continueremo su questa strada che finora ci ha dato tanta soddisfazione.Fedon ha da poco raggiunto quota 90 anni: qual è il segreto del vostro successo?L’equilibrio all’interno dell’azienda è da sempre un importante punto di partenza e il fatto di sapere vivere e convivere con le persone che lavorano insieme a te, mischiato a un po’ di fortuna e a tanto buon senso e fatica sono, a mio parere, i cardini su cui fondare un’organizzazione. Non so se aver raggiunto i 90 anni di attività sia effettivamente un successo, ma credo fermamente che sia un buon traguardo.Immagino che dagli esordi le esigenze dei consumatori siano cambiate: in che modo e che cosa avete fatto per rispondere ai nuovi bisogni?Diciamo sempre che il nostro prodotto contiene e protegge, ma che è soprattutto comunicazione. E per comunicare serve interpretare il linguaggio del momento. Oggi il consumatore ci riconosce soprattutto per l’uso della pelle che è diventata negli anni più leggera e meno costosa, ma anche per linee squadrate e pulite e per il colore arancione accettato ormai da uomini e donne come tonalità universale: grazie a tutto ciò riusciamo a mantenere una forte e marcata identità nel settore lavoro-viaggio.TRE MOMENTI SALIENTI

  • 1919

GIORGIO FEDON INIZIA UNA PICCOLA PRODUZIONE DI ASTUCCI PER OCCHIALI. IL PRIMO STABILIMENTO? LA CANTINA DI CASA

  • ANNI ‘80

CON LE PRIME FIRME DELL’OCCHIALERIA IL PORTAOCCHIALI SI TRASFORMA DA PURO E SEMPLICE CONTENITORE A VEICOLO DI COMUNICAZIONE DEL BRAND

  • 2000

IL DEBUTTO NEL MONDO DEL LUSSO CON LA GRIFFE GIORGIO FEDON 1919 CHE PRODUCE ACCESSORI PER IL VIAGGIO E PER L’UFFICIO

Credits Images:

Callisto Fedon, presidente e a.d. di Gruppo Fedon