Prima al mondo

Nata nel ‘600 per iniziativa (rivoluzionaria) del cardinale Federico Borromeo, la Pinacoteca Ambrosiana conserva ancora oggi tesori inestimabili. E un legame speciale con la città di Milano

Un progetto culturale integrato. Così verrebbe definita oggi l’iniziativa avviata dal cardinale Federico Borromeo nei primi tre decenni del 1600: una pinacoteca e una biblioteca a cui affiancò un Collegio di dottori e un’accademia per l’insegnamento di disegno e scultura. Alla base una concezione incredibilmente moderna di arte e scienza, l’intuizione che libri, quadri e statue non vanno solo conservati o, tutt’al più, mostrati e fruiti: devono continuare a vivere facendo scaturire nuove “creazioni” di cultura e pensiero. Apparentemente scontata ai giorni nostri, si trattava di una concezione rivoluzionaria a quei tempi, quando di pinacoteche pubbliche non ne esistevano e le biblioteche tenevano i loro volumi nascosti perfino agli occhi degli studiosi.

NOVITÀ ASSOLUTA

Non a caso il padre della lingua italiana, Alessandro Manzoni, nei suoi Promessi Sposi (capitolo XXII), nel narrare le opere del cardinale Borromeo, racconta: «Alla biblioteca unì un collegio di dottori (…); una galleria di quadri, una di statue, e, una scuola delle tre principali arti del disegno. (…) Nelle regole che stabilì per l’uso e per il governo della biblioteca, si vede un intento d’utilità perpetua, non solamente bello in sé, ma in molte parti sapiente e gentile molto al di là dell’idee e dell’abitudini comuni di quel tempo». A far scalpore era che avesse chiesto al bibliotecario di tenersi in contatto con gli uomini più dotti d’Europa per tenersi sempre aggiornato sulle ultime scoperte scientifiche e le ultime novità librarie, così da scovare e acquistare tutti i libri migliori su ogni materia. Non solo. «Gli prescrisse d’indicare agli studiosi i libri che non conoscessero, e potesser loro esser utili; ordinò che a tutti, fossero cittadini o forestieri, si desse comodità e tempo di servirsene, secondo il bisogno». Dopodiché si sente in dovere di sottolineare: «Una tale intenzione deve ora parere ad ognuno troppo naturale, e immedesimata con la fondazione d’una biblioteca: allora non era così». E per rafforzare il suo ragionamento cita una storia dell’istituzione scritta nientemeno che da Pierpaolo Bosca, che vi fu bibliotecario dopo la morte di Federico Borromeo, in cui «vien notato espressamente, come cosa singolare, che in questa libreria, eretta da un privato, quasi tutta a sue spese, i libri fossero esposti alla vista del pubblico, dati a chiunque li chiedesse, e datogli anche da sedere, e carta, penne e calamaio, per prender gli appunti che gli potessero bisognare; mentre in qualche altra insigne biblioteca pubblica d’Italia, i libri non erano nemmen visibili, ma chiusi in armadi, donde non si levavano se non per gentilezza de’ bibliotecari, quando si sentivano di farli vedere un momento; di dare ai concorrenti il comodo di studiare, non se n’aveva neppur l’idea».

Leonardo protagonista

Ha preso il via lo scorso 10 settembre Strumenti e meccanismi (a cura di M. Landrus), 17esima mostra del grandioso progetto di esposizione dell’intero corpus del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, partito a settembre 2009 e destinato a protrarsi, con rotazione trimestrale, fino al 2015 (non a caso l’anno in cui Milano ospiterà l’Expo). Fino all’8 dicembre sarà quindi possibile ammirare i fogli dedicati a questo tema presso le due sedi d’eccezione a essi destinate: la Sacrestia del Bramante vero e proprio gioiello di architettura rinascimentale nel Convento di Santa Maria delle Grazie, dove si trova anche il Cenacolo, e la suggestiva Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana, aperta al pubblico per l’occasione.

L’EDUCAZIONE AL BELLO, PER TUTTI

Parole che mettono ben in chiaro la grande novità rappresentata dall’Ambrosiana. Novità che non riguardava solo la conduzione della biblioteca, ma anche la gestione delle opere artistiche in suo possesso. Costituita nel suo nucleo originario dalla donazione del 1618 della collezione raccolta con passione dal cardinale stesso, la pinacoteca nacque infatti, ufficialmente, per servire alla formazione di giovani artisti, ma il suo fondatore aveva senza dubbio di mira un pubblico decisamente più ampio e uno scopo ancor più impegnativo: coltivare e incrementare il gusto per il bello del grande pubblico, considerato fondamentale per la crescita umana e cristiana del popolo milanese, che lo ripagò con un intenso e duraturo legame con l’istituzione. Non a caso divenne presto destinataria di lasciti preziosi, come quello del Codice Atlantico, la più grande raccolta al mondo di manoscritti di Leonardo da Vinci: 1119 fogli autografi, che abbracciano l’intera vita intellettuale dell’artista per un periodo di oltre 40 anni – dal 1478 al 1519 – spaziando tra i temi più disparati: da schizzi e disegni preparatori per opere pittoriche a ricerche di matematica, astronomia e ottica, da meditazioni filosofiche a favole e ricette gastronomiche, fino a curiosi e avveniristici progetti di marchingegni come pompe idrauliche, paracadute e macchine da guerra.

TESORI IMPERDIBILI

Di per sé già solo (si fa per dire) questi varrebbero una visita, ma i tesori dell’Ambrosiana non finiscono qui. Si contano più di 1.500 opere su tavola, su tela e su rame. Tra i dipinti più famosi non si possono non segnalare, il Ritratto di Musico, sempre di Leonardo da Vinci, la Madonna del Padiglione di Botticelli, l’Adorazione dei magi di Tiziano, la Sacra Famiglia con San Giovannino e Sant’Anna di Bernardino Luini, il Ritratto di dama di Giovanni Ambrogio De Predis, il Fuoco e l’Acqua di Jan Brueghel e, naturalmente, la Canestra di frutta del Caravaggio, assurta a emblema dell’Ambrosiana. Della collezione fanno poi parte anche la Galleria Resta, o galleria portatile, cosiddetta perché riunita in un volume di grande formato e comprendente 248 disegni di vari maestri con alla testa Raffaello; e il grande cartone preparatorio di Raffaello stesso per la Scuola d’Atene, acquistato dal cardinale Federico per l’Accademia, che presenta alcune piccole varianti rispetto all’affresco vaticano della Stanza della Segnatura. Nomi talmente celebri da rendere superflua qualsiasi aggiunta. Unito alla Pinacoteca è poi anche il Museo Settala, fra i primi d’Italia, fondato dal canonico Manfredo Settala (1600-1680) ed entrato a far parte dell’Ambrosiana nel 1751. È una sorta di museo di storia delle scienze con diverse curiosità di ogni tempo.Infine, seguendo il mandato del Cardinale Borromeo, non mancano mai mostre temporanee, a seguito di restauri periodici o a tema (in genere ispirate a eventi di attualità), che non di rado portano alla Pinacoteca opere provenienti da altri musei.

Mons. Marco Navoni/direttore della Pinacoteca Ambrosiana

Direttore, la Pinacoteca Ambrosiana vanta un primato importante…

Certo, potremmo dire che è stata la prima pinacoteca pubblica al mondo. E soprattutto è una pinacoteca strettamente legata a una biblioteca, perché l’idea del cardinale Federico era che, accanto allo studio del vero, alla scienza, e quindi alla biblioteca, di pari passo ci fosse anche lo studio del bello, ossia la pinacoteca con la sua accademia. Accademia che purtroppo, nel ‘700, andò in crisi per ragioni economiche. È per questa ragione che Maria Teresa d’Austria la spostò in Brera sotto il controllo dello Stato. Ecco allora che, in modo un po’ semplicistico, possiamo considerare l’Accademia di Brera come il proseguimento, statalizzato, dell’intuizione di Federico Borromeo.

Cosa rappresenta questa istituzione per la città?

Almeno a tutto l’800 la Pinacoteca Ambrosiana è stata considerata il museo di Milano per eccellenza, anche perché allora non esistevano i musei civici, aperti solo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Era vissuta come l’istituzione culturale e artistica della città ed è per questo che, per esempio, già nel 1636 il marchese Arconati decise di donare proprio all’Ambrosiana il Codice Atlantico. È un legame che vive ancora oggi, benché abbia perso l’unicità che lo ha caratterizzato fino all’800.

Merito anche di come state sfruttando le nuove tecnologie?

Sicuramente. Il Codice Atlantico è già stato interamente digitalizzato e sul nostro sito abbiamo messo a disposizione una galleria virtuale. Inoltre, è in corso la digitalizzazione dell’intera Biblioteca, così da permettere la consultazione dei suoi tesori in tempo reale in qualsiasi luogo del mondo. Naturalmente si tratta di un patrimonio che va tutelato, su cui bisogna lavorare con attenzioni particolari, perciò è difficile stimare i tempi di realizzazione del progetto.

C’è un’opera che ammira particolarmente?

Abbiamo diversi capolavori assoluti, ma per me l’opera più importante è il cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello. Oltre al fatto che è immenso – misura otto metri per tre – perché è esattamente in scala uno a uno rispetto all’affresco, a impressionare è come Raffaello avesse già in mente le proporzioni e i rapporti tra i vari piani quando ha disegnato su carta, con il carboncino, i vari elementi della composizione.

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