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Lifestyle

Nei cinema The Space niente 3D per Kung Fu Panda 2

Per il circuito di distribuzione cinematografica «il 3D non rappresenta più un vero valore aggiunto»

Nelle strutture del circuito The Space Cinema ‘Kung Fu Panda 2’ (Universal) è presente solo in versione 2D. Il circuito ha reso noto di «non avere accettato l’imposizione del prezzo al pubblico per la versione 3D richiesta da Universal Italia e ha pertanto deciso di presentare al proprio pubblico solo la versione 2D». Il presidente di The Space, Giuseppe Corrado, ha precisato: «Per ‘Kung Fu Panda 2’ in 3D Universal voleva imporci il prezzo fisso di 10 euro per ogni entrata (oltre ai 2 euro che facciamo pagare a parte per gli occhiali che il cliente può riutilizzare per tutte le successive visioni 3D). Per ‘Harry Potter’, ‘Cars 2’ e ‘Conan il barbaro’ il nostro prezzo del biglietto è stato invece di 9 euro (più occhiali). Con Universal non c’è stata una trattativa: nessuno può dirci che prezzo fare nelle nostre sale. Abbiamo chiesto solo copie in 2D e il 17 agosto, giorno in cui il film è stato presentato in anteprima, abbiamo realizzato il 30% di quota di mercato». Corrado traccia inoltre un bilancio sullo stato del 3D: «Il 3D ha esaurito nel corso del 2010 il suo compito principale e cioè di accelerare la digitalizzazione delle sale da parte degli esercenti. Oggi il 3D non rappresenta più un vero valore aggiunto del film e la differenza reale di qualità e suggestione della versione 3D dei film non è più sufficiente allo spettatore per riconoscere un premium di prezzo troppo elevato. Le ricerche ci confermano che il 3D rappresenta un modo diverso di usufruire della visione del film non un modo migliore. Pertanto oltre al costo dell’occhiale non si può pretendere dallo spettatore un prezzo di box office troppo elevato. The Space Cinema non vuole disattendere i propri spettatori e non accetterà mai sul proprio circuito una condizione di prezzo di box office imposta dalla casa distributrice del film. Il prezzo al pubblico è una liberalità dell’esercente e non può essere imposto da chi distribuisce i film».