Picasso – La Mala Arte

Intervista a Michela Tanfoglio, autrice del libro dedicato all'artista spagnolo e pubblicato da La Corte Editore

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Cinquant’anni fa moriva, precisamente l’8 aprile 1973, il pittore, scultore e litografo spagnolo Pablo Picasso. Come nasce l’idea di scrivere in questa occasione il romanzo Picasso – La Mala Arte e quale messaggio si vuole dare ai lettori con questo testo? Lo abbiamo chiesto direttamente all’autrice, Michela Tanfoglio, editor, ghostwriter e fondatrice dell’agenzia editoriale e letteraria EditReal. “L’idea nasce da una chiacchierata con l’editore Gianni La Corte”, spiega Tanfoglio. “Sono piuttosto introversa, alle uscite con gli amici preferisco godere delle mie grandi passioni: i libri, l’opera lirica e l’arte. Così, parlando del più e del meno, è saltato fuori l’anniversario della morte di Picasso. Una stretta di mano, la firma sul contratto e da quel pomeriggio è scaturito un lavoro massacrante fatto di letture in tre lingue (che senza Athena Barbera e Giulio Pisano sarebbe stato impossibile), telefonate a esperti d’arte moderna e contemporanea e serate passate su immagini da decodificare. Il messaggio? E chi sono per ‘dare un messaggio”’ Se c’è n’è uno da cogliere, ebbene, sarà il lettore a scovarlo. A ognuno il proprio Picasso”.

A quale tipo di lettore consiglia il suo romanzo? Perché consiglia di scegliere come regalo proprio Picasso – La Mala Arte?
Sei pazzo d’amore, ma il tuo partner ti fa soffrire? Ti senti un artista, ma nessuno comprende le tue opere? Non sai come arrivare a fine del mese? Ti senti Dio? Le persone che ami lamentano la tua assenza? Sei uno stakanovista? Leggi Picasso – La mala arte.

Partiamo dalla figura di Pablo Picasso: perché è stata ed è una figura così importante nel mondo dell’arte?
Se pensiamo all’arte ci viene in mente la Venere di Botticelli, Leonardo, Van Gogh; i più audaci diranno Goya, ma è Pablo Picasso a spaccare “quell’arte” che fino ad allora aveva tenuto banco per secoli, frantumando così il concetto di figura. Picasso elimina il punto di fuga, riprende l’arte primitiva e attraverso linee nette e cariche di colore ricrea immagini. Dà un nuovo movimento alla figura. Nell’opera Les demoiselles d’Avignon” possiamo vedere la netta rottura tra ciò che fu l’arte prima della nascita del Cubismo.

Quali sono le principali tematiche che ha scelto di affrontare nel libro?
In Picasso – La mala arte racconto la sua vita, la sua arte, narro le storie delle donne che ha amato e di quelle che lo hanno amato. Su Picasso si è detto di tutto, ma ho messo in ordine le informazioni evitando il pettegolezzo. Lettera dopo lettera ho ricostruito tutto senza farmi sedurre dal Maestro e senza cadere in inutili luoghi comuni.

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In che modo si parla di donne e del loro rapporto, tra vizi e virtù, con Pablo Picasso?
Picasso era un genio, ma era anche un essere umano con tutte le sue debolezze. La sua arte si è nutrita ‘anche’ di donne, e dico anche perché non fu sempre così. Parlando di loro, alcune godettero d’amore, passione e privilegi, altre, dopo la dipartita del Maestro, si tolsero la vita, altre ancora durante la loro relazione si disperarono fino ad avere veri e propri crolli mentali. Ma del resto, Abele è morto e siamo tutti figli di Caino. Nel libro ho cercato di essere il più razionale possibile. Ammetto, però, che Picasso non era affatto una persona semplice.

Come hanno influito le donne sul modo di fare arte di Pablo Picasso?
Dora Maar è ‘la donna che piange’. F. Gilot la ‘donna fiore’. Due esempi per dire che mentre una passione pian piano si affievoliva, lui ne cercava un’altra perché per creare aveva bisogno di essere alimentato da continui stimoli. Non è così strano: da che mondo è mondo si cambia partner per molto meno, e senza essere artisti. Le domande che mi sono posta sono state queste, però: era lui a ‘divorare’ le sue donne o era invece la sua arte a divorarle? Perché rimasero così dannatamente legate a lui?

La vita di Pablo Picasso

Pablo Picasso visse a lungo, novantun anni. Quasi un secolo di genialità, novità artistica, ma anche di sadismo e carneficina familiare. Pittore, scultore e litografo, crea la rivoluzione visiva dell’arte contemporanea e dà vita a cubismo, ovvero, una nuova visione dell’anatomia umana, ove le figure si frantumano e i pezzi, dal taglio geometrico, danno un nuovo dinamismo alla figura.

Additato come uno degli esponenti più in vista dell’arte degenerata (così veniva chiamata nell’epoca nazista), è allo stesso tempo precursore della rinascita artistica che indubbiamente condizionerà l’arte moderna che noi oggi conosciamo. Purtroppo, però, la sua genialità si nutrì di vite umane, e in particolare delle donne della sua vita. Il sadismo del Maestro verrà reso noto da una di queste, Françoise Gilot, che denunciò il suo lato oscuro attraverso un libro dal titolo: La mia vita con Picasso. Picasso la portò in tribunale, dopo aver provato a rovinarle addirittura la carriera, ma fu lei a uscirne vincitrice. Picasso temeva di non essere visto come un Dio, e, per quanto si debba riconoscere la sua genialità, la stessa si è nutrita del sangue di chi ha provato a stargli accanto.


Articolo pubblicato sul numero di aprile 2023 di Voilà – Acquistalo in edicola o scarica la tua copia da App Store o Google Play

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