Carmen Mola siamo noi. Intervista agli autori de La Bestia

È finalmente arrivato anche nelle librerie italiane il bestseller spagnolo vincitore del Premio Planeta 2021

Carmen Mola, ossia Jorge Díaz, Antonio Mercero e Agustín Martínez© Arduino Vannucchi

Si chiamano Jorge Díaz, Agustín Martínez e Antonio Mercero. Scrittori e sceneggiatori televisivi, hanno per anni pubblicato romanzi con lo pesudonimo di Carmen Mola, raggiungendo un grande successo commerciale e aggiudicandosi, nel 2021, con il romanzo La Bestia nientemeno che il Premio Planeta, ossia il premio letterario più pagato al mondo (parliamo di un milione di euro). È stato proprio in occasione di quella importante cerimonia di premiazione che hanno finalmente svelato la propria identità, attirandosi peraltro non poche critiche. Ora, in occasione dell’uscita della versione italiana del romanzo – edita da SalaniBusiness People ha avuto l’opportunità di incontrarli.

Perché usare uno pseudonimo e, per di più, femminile?
Antonio Mercero: Abbiamo iniziato questa avventura convinti che il metodo di scrittura collettiva usato per le sceneggiature potesse essere sfruttato anche per un romanzo. L’idea di base era che un dibattito condiviso, per esperienza, contribuisce a migliorare in modo significativo un’idea originale. Da qui è nato il nostro primo romanzo, La sposa di sangue e, di conseguenza, l’esigenza di firmarlo con uno pseudonimo. Temevamo che indicare tre diversi nomi in copertina potesse scoraggiare i lettori, abituati a vederne uno solo. Per qualche minuto abbiamo snocciolato un nome dopo l’altro, molti maschili, alcuni di origine anglosassone e anche alcuni femminili. A un certo punto è venuto fuori il nome Carmen, che non solo ha una connotazione fortemente spagnola, ma risulta semplice da pronunciare anche in altre lingue. Poi qualcuno ha proposto Carmen Mola, che poi in spagnolo significa anche “Carmen è figo”. Ci è sembrato una scelta perfetta.

Perché rivelare la vostra vera identità proprio adesso? Siete stati spinti dalla vittoria del premio Planeta o ci stavate già pensando?
Agustín Martínez: Ormai era arrivato il momento. Avevamo già pubblicato tre romanzi che avevano riscosso un grande successo commerciale, un successo del quale ci stavamo perdendo molti aspetti positivi: l’incontro con i lettori e con la stampa, l’opportunità di raccontare come funziona il processo di creazione collettiva… e poi forse anche la vanità stava bussando alla nostra porta. Chiaramente quando siamo andati alla premiazione del Planeta eravamo consapevoli che, in caso di vittoria, avremmo dovuto svelare la nostra vera identità, ma se anche non lo avessimo ottenuto avremmo trovato un altro pretesto per farlo.

Come è nata la vostra collaborazione in campo narrativo?
Jorge Diaz: Stavamo lavorando alla sceneggiatura della serie Monteperdido, tratta da un libro di Agustín e una sera, dopo una delle nostre riunioni, siamo usciti a bere qualcosa. Chiacchierando è venuto fuori quanto fosse più piacevole lavorare insieme, piuttosto che starsene a casa a scrivere in solitudine come avevamo fatto fino ad allora per i romanzi che avevamo pubblicato singolarmente. Da lì è nata l’idea di provare a scriverne uno collettivamente. Non sapevamo nemmeno se saremmo riusciti a portare a termine il progetto, invece l’abbiamo fatto, siamo riusciti a farlo pubblicare e ha addirittura ricevuto una buona accoglienza. Tanto che ci è stato chiesto subito di scriverne il seguito. Da allora Carmen Mola ha finito un po’ per inghiottirci. Adesso siamo più Carmen Mola che singole persone.

Come si costruisce un libro coerente e unitario tramite la scrittura collaborativa?
Antonio Mercero: Posso dirle come lavoriamo noi. Per prima cosa trascorriamo circa tre mesi lavorando insieme, una riunione dopo l’altra, per scegliere l’argomento, elaborare la trama e i personaggi, definire i colpi di scena che ci contraddistinguono, fino ad avere una scaletta esauriente del romanzo. A quel punto dividiamo in tre parti questa scaletta e ciascuno di noi ne redige una. Dopodiché inizia il lavoro di riscrittura, facciamo in modo di leggere e correggere tutti e tre il romanzo per intero, in modo da ottenere un tono e uno stile omogeno.

Dopo la trilogia che vede protagonista l’ispettrice Elena Blanco, con La Bestia avete debuttato nel campo del romanzo storico. Perché questo cambio di rotta?
Agustín Martínez: Essenzialmente per due ragioni. La prima è la pandemia. Dopo il terzo romanzo stavamo già progettando il quarto, che doveva avere un’ambientazione contemporanea, quando è arrivato il Covid. Non avevamo idea di quale sarebbe stata la nuova normalità una volta finito il periodo emergenziale. Forse sarebbe stata molto diversa da quella vissuta fino a quel momento, forse le relazioni sociali o le indagini di polizia sarebbero cambiate. Temevamo di scrivere un romanzo che si sarebbe potuto rivelare obsoleto ancora prima di arrivare in libreria. In secondo luogo, avevamo già pubblicato diversi noir e ci sentivamo pronti per misurarci con qualcosa di diverso. Da qui l’idea di scrivere un thriller storico, un genere che interessava tutti e tre perché miscela una struttura moderna come quella del thriller, ma ambientata nel passato, e un fatto realmente avvenuto, ossia l’uccisione dei monaci di Madrid nel 1834.

Avete già un progetto nuovo in corso?
Jorge Diaz: Dopo la pubblicazione de La Bestia, in Spagna è già uscito un quarto romanzo, Las Madres, che prosegue la serie precedente con Elena Blanco e, a ottobre, arriverà in libreria un secondo thriller storico: El Infierno, ambientato tra Madrid e Cuba ai tempi della guerra coloniale ispano-americana. Ci auguriamo che possa arrivare presto anche in Italia.

Sempre più spesso film e serie tv prendono ispirazione dai libri e, al contempo, moltissimi sceneggiatori si dedicano anche alla scrittura di narrativa. Il futuro passa dalla contaminazione?
Antonio Mercero: Questa contaminazione è figlia dei nostri tempi. I riferimenti degli scrittori di oggi, così come dei lettori, sono audiovisivi. Di conseguenza l’attuale grande consumo di narrativa ha origine dalle serie tv, dal cinema, dai videogiochi. Questo tipo di reciproca alimentazione è assolutamente naturale. Sarebbe davvero difficile scrivere ignorando certi riferimenti.

© Riproduzione riservata