Il made in Italy scalda i motori

La Mille Miglia è il cavallo di Troia per le aziende tricolori che cercano sfogo, puntando all’eccellenza, nel mercato russo e mediorientale. Tra road show internazionali e community, ecco come risorge un grande evento nazionalpopolare

Era una delle sfide più emozionanti e spettacolari del panorama automobilistico internazionale. Da Brescia a Roma e ritorno sfrecciando su strade ordinarie, in balia del freddo e delle intemperie, per vincere una gara mozzafiato che si snodava attraverso 1.600 tortuosi chilometri. Mille miglia, per dirla all’anglosassone. Oggi, dopo diversi decenni vissuti un po’ in sordina, uno degli eventi motoristici più famosi al mondo, esclusivo e nazionalpopolare al tempo stesso, conquista di nuovo le luci della ribalta e ritorna in grande stile. La partenza è fissata per le 19.30 del 14 maggio, come vuole la tradizione, in viale Venezia a Brescia (il programma completo dell’evento è disponibile sul sito www.1000miglia.eu). Stavolta, però, la sfida è quella del made in Italy con l’economia globale.La Mille Miglia si è infatti trasformata in un’iniziativa che vuole calamitare l’attenzione dei mercati più interessanti per l’industria tricolore su un evento che non durerà più solo tre giorni, ma che si estenderà su tutto l’arco dell’anno. Ambasciatore d’eccezione del progetto è l’Ice (Istituto per il commercio estero): in calendario ci sono road-show, manifestazioni collaterali e gare tributo per celebrare la Mille Miglia. Dal Sud Africa al Brasile, passando per gli Emirati Arabi e gli Stati Uniti. Tutto parte da Brescia, che «pur essendo tra le prime tre città italiane dal punto di vista dell’imprenditorialità, non si è ancora affermata come brand fuori dai confini nazionali», spiega Alessandro Casali, presidente del comitato organizzatore di Mille Miglia. «In questo senso la gara è un veicolo immediato di riconoscibilità, un cavallo di Troia per le aziende che rappresentano l’eccellenza del territorio e del made in Italy, e che, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, possono andare a graffiare nuovi mercati».Le imprese che la manifestazione intende condurre al galoppo alla volta delle grandi piazze del lusso internazionale, Russia e Medio Oriente in primis, appartengono ai settori della moda, della finanza, delle assicurazioni, del petrolifero, della telefonia e, non ultimo, del food. «Abbiamo constatato che i marchi che si legano a Mille Miglia sono caratterizzati da un turn over molto basso. Nel 2009 c’è stato il 20% delle defezioni rispetto alle sponsorizzazioni del 2008 e, nel 90% dei casi, chi non sostiene più l’evento ha dovuto abbandonare non per insoddisfazione, ma per colpa della crisi. Del resto», continua il presidente del comitato organizzatore, «secondo i nostri dati, la Mille Miglia è il marchio non commerciale del settore automotive più conosciuto». Ma sta a Casali e al gruppo Meet, la società di comunicazione che a lui fa a capo e che nel 2006 ha vinto la gara indetta a livello europeo per la comunicazione e la valorizzazione del brand (l’organizzazione è a cura di Mac Events, mentre Sanremo Rally si occupa dell’aspetto sportivo), potenziarne l’appeal. I puntelli che tracciano la strategia di Casali per accrescere la fama dell’evento a livello internazionale sono i road show industriali. Appuntamenti che esulano dal mero discorso automobilistico, e che coinvolgono gli ospiti in un’esperienza multisensoriale, dove il tricolore la fa da padrone. A Johannesburg come a New York, a Monaco come a San Paolo e Abu Dhabi, gli appassionati della corsa storica, oltre a conoscere le premesse del grande evento e le istituzioni nazionali e regionali coinvolte nell’organizzazione, hanno assaggiato, letteralmente, alcuni dei tesori che custodisce il Belpaese, la musica lirica e la gastronomia. Come? Per esempio assistendo a un concerto di 40 minuti con i tenori e i soprani dell’Arena di Verona, con cui è stato avviato un partenariato ad hoc, e partecipando a una cena di gala offerta da Bonitalia, costola del ministero delle Politiche agricole, con il meglio del wine & food all’italiana.«Quando citano la Mille Miglia, gli opinion leader e i grandi della business community internazionale parlano di un sogno e di una leggenda. Noi non abbiamo fatto altro che rivitalizzare questo marchio straordinario che covava nella cenere», spiega Casali. «Mille Miglia è e sarà sempre una grande manifestazione agonistica, ma rappresenta prima di tutto un modo di vivere, un modo di essere, che racchiude a sua volta la cultura e la storia dell’Italia, oltre che le sue eccellenze a 360 gradi: per avere un’idea di quanto sia amata, basti pensare che fra i partecipanti alla gara del 2009 abbiamo il sindaco di Mosca, il primo ministro del Belgio e anche due teste coronate, i cui nomi, per motivi di sicurezza, non possono ancora essere svelati. Quest’anno ci sono pervenute circa 2 mila richieste di iscrizione, di cui 1.370 registrate (ovvero le auto iscritte avevano i requisiti per accedere alla corsa, ndr) e dalle quali è stata creata la rosa delle 375 vetture che parteciperanno effettivamente alla gara».Alla corsa storica possono prendere parte solo automobili costruite tra il 1927 e il 1957, il periodo in cui si correva la vera Mille Miglia. «Questo per dare ancora più prestigio e autorevolezza alla gara», dichiara Casali. «Chi ci ha preceduto nell’organizzazione raggiungeva circa la metà dei partecipanti, pur ammettendo deroghe. E in più la manifestazione si trasformava in un surrogato. Noi invece vogliamo far sentire la stessa emozione, lo stesso prestigio che provavano i piloti dell’epoca attraverso le auto che corsero la vera Mille Miglia».A scanso di equivoci, meglio chiarire che non è necessario che i modelli siano dei bolidi: sulla linea di partenza possono schierarsi Porsche d’annata così come le vecchie Topolino (tanto è vero che si tratta di una gara di regolarità, e non di velocità, e l’andatura media, variabile a seconda dei percorsi, si attesta tra i 60 e i 90 km/h), purché le macchine siano certificate.Ma non di soli motori vive la Mille Miglia: la competizione esiste in simbiosi con i territori dei comuni che la carovana storica attraversa in percorsi ogni anno differenti. Ed ecco che la manifestazione si fa community. «Da quest’anno abbiamo dato vita alle Terre di Mille Miglia», precisa Casali, «una sorta di club all’interno del quale sono annoverate le località toccate dalla gara. Ognuna delle 375 auto partecipanti sarà associata a un comune. È così che si crea appartenenza nei confronti di un evento. Come succede per il Giro d’Italia e altre manifestazioni nazionalpopolari. L’obiettivo che mi sono posto per la fine della mia presidenza (nel 2011, ndr) è far sì che a livello internazionale si abbia la percezione che la Mille Miglia sta all’Italia come l’America’s Cup sta agli Stati Uniti».

Trent’anni di (differenti) velocità

I Edizione, 26-27 marzo 1927

XXIV Edizione, 11-12 maggio 1957

Equipaggio: Ferdinando Minoia / Giuseppe Moranti

Equipaggio: Piero Taruffi

Vettura: OM 665 S spider

Vettura: Ferrari 315 S spyder Scaglietti

Tempo e velocità media: 21h04’48” – 77,238 Km/h

Tempo e velocità media: 10h27’47” – 152,632 Km/h

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