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Bowling: più di un semplice passatempo

Alla scoperta di un’autentica disciplina sportiva – in Italia rappresentata da una Nazionale di artigiani, impiegati e imprenditori – fatta di lavoro fisico e tanto allenamento mentale per abituarsi a visualizzare l’obiettivo. E abbatterlo

«Questo non è il Vietnam, è il bowling: ci sono delle regole». Se siete fan de Il grande Lebowski, lo sapete già: il bowling è una cosa «dannatamente» seria. Se invece pensate che sia solo un passatempo per una serata in compagnia, allora dovete davvero arrivare alla fine di questo articolo. E non solo perché l’Italia è campione del mondo della specialità. Basta guardare al team della Nazionale – composto da artigiani, impiegati e imprenditori – per capire quanto possa essere trasversale la passione per i birilli nel nostro Paese: dal capitano Marco Reviglio, 53enne artigiano edile di Torino, a Marco Parapini, 31enne milanese cresciuto sulle piste del padre. Il romano Pierpaolo De Filippi di anni ne ha 36, fa l’amministratore di condomini, ma ha anche avviato una start up di patatine fritte automatiche. E, ancora, i più giovani: Nicola Pongolini, metalmeccanico di 23 anni di Salsomaggiore; Erik Davolio, panettiere reggiano di 22; e lo studente universitario Antonino Fiorentino. A guidarli il 56enne ct Massimo Brandolini (vedi intervista), quadro in un’azienda di credito che ci rivela il segreto del tiro perfetto: «Concentrazione, leggerezza e occhi da tigre».

OCCHIO… DA INGEGNERE Perché il bowling è materia viva come il legno con cui sono costruire le piste. È fondamentale la preparazione del fondo, detta condizionamento, eseguita con macchine che puliscono la base e vi stendono un velo d’olio leggerissimo. A ogni passaggio delle bocce, l’olio si asciuga e cambia la traiettoria. Per ogni tiro dei dieci turni (o frame, composto da due lanci che diventano uno solo in caso di strike) a disposizione – due per ciascun giocatore nelle fasi finali di una competizione a squadre come il Mondiale – bisogna costruire da zero o quasi tutte le mosse da fare e la strategia d’attacco ai birilli: «Prima ingegnerizzare il tiro, poi visualizzarlo e, solo alla fine, metterlo in pista», spiega Brandolini. La traiettoria ideale è quella che va dal giocatore al birillo numero 1. L’obiettivo non è colpire dritto – per evitare la fastidiosa situazione di split, con i birilli divisi in due gruppi a destra e sinistra –, bensì, lateralmente per colpire anche il numero 3 (o il 2 per i mancini). E non è che si debba tirare e basta: bisogna valutare velocità, traiettoria, numero di rivoluzioni. L’allenamento in pista, perciò, è solo una parte del lavoro. Perché ciò che si fa nella zona di lancio – l’approach, in termine tecnico – è più importante di quello che avverrà dopo. Imparare a utilizzare la boccia per capire come farle toccare ogni angolo dei 18 metri di pista è il primo passo per essere letali nel pin deck, la zona dei birilli. Ma conoscere la teoria è inutile se non si riescono a controllare le emozioni, le luci, la tensione della gara. Il training mentale è altrettanto fondamentale, una sorta di autosuggestione positiva che consente di tenere sotto controllo ogni aspetto della gara, della pista, della sala e della palla. E se dovesse servire, può essere utile anche ascoltare e riascoltare il rumore delle palle sui birilli come fa Jeffrey Lebowski, “Drugo”, nel capolavoro dei fratelli Coen del 1998.

COME INIZIAREInsomma, non è facile diventare giocatori di bowling. Se negli Stati Uniti i birilli sono una religione con un numero impressionante di praticanti che si sfidano in sale e con attrezzature attentamente certificate, nel nostro Paese non esistono nemmeno dei centri federali per gli allenamenti, nonostante la Fisb (Federazione italiana sport bowling) sia una disciplina affiliata al Coni. Tocca alle associazioni sportive locali prendere accordi con le sale per ottenere prezzi vantaggiosi in cambio dell’occupazione delle strutture nelle serate meno affollate. Sono 2.500 i giocatori tesserati, cui si aggiungono un migliaio di amatori riconosciuti ma non partecipanti alle competizioni ufficiali. Per iniziare occorre mettere in preventivo qualche centinaia di euro tra il prezzo delle scarpe (che possono arrivare anche a 150 euro) e quello delle bocce. Sulle piste preparate in modo professionale – con apparecchiature che costano tra i 30 e i 60 mila euro per i gestori – non basta infatti un’attrezzatura comune. Le bocce da competizione costano quasi il doppio del normale (dai 120 euro base si arriva anche a 220 ciascuna) senza dimenticare la foratura. La boccia per un giocatore di bowling professionista, infatti, nasce senza forature, costruita con resine speciali: deve essere realizzata su misura, sia per quanto concerne l’ampiezza dei fori (e per la distanza tra di loro) sia per il peso, in quanto ogni giocatore affina un proprio stile di tiro. L’operazione costa relativamente poco, attorno ai 40 euro, ma è un passaggio fondamentale per garantire l’impugnatura ottimale e la distribuzione dei pesi. Un lanciatore che punta sulla potenza avrà bisogno di un equilibrio diverso rispetto a chi ha un gioco più tecnico. Inoltre, per il primo tiro va utilizzato un tipo diverso di boccia rispetto al secondo. Al primo tentativo si cerca di fare strike e il modo migliore per tentare di abbattere tutti i birilli in un sol colpo è cercare una traiettoria a giro, che necessita appunto di un nucleo decentrato (più o meno accentuato a seconda delle caratteristiche del singolo giocatore). Se alcuni birilli rimangono in piedi l’obiettivo diventa lo spare, che necessita un tiro di precisione: per ottenerlo è meglio scegliere una boccia ben centrata e più leggera, anche di plastica. Insomma, ora non potrete più pensare al bowling come a un semplice passatempo tra una birra e l’altra.

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© iStockPhoto/bernardbodo