Addio a Enzo Jannacci e Franco Califano

Il 2 aprile i funerali per due artisti, simbolo della musica italiana e per le città di Milano e Roma. Ecco alcuni dei loro successi senza tempo

Pasqua 2013 amara per la musica italiana con l’addio a Enzo Jannacci (77 anni) e Franco Califano (er Califfo, 74), non solo due grandi del palcoscenico musicale ma anche due simboli per le città di Milano (il primo) e Roma (il secondo). Oggi, martedì 2 aprile, sarà il giorno dei funerali per entrambi gli artisti: le celebrazioni per Jannacci – morto venerdì 29 marzo – si terranno alle 14.45 alla Basilica di Sant’Ambrogio di Milano (la camera ardente allestita al Teatro dal Verme chiuderà alle 13); per Califano – morto sabato 30 marzo – la funzione inizia alle 11 nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.

ENZO JANNACCI. Malato da tempo di cancro, oltre che cardiologo Enzo Jannacci era cantautore e cabarettista; si è spento alle 20.30 alla clinica Columbus di Milano, circondato dai suoi familiari. Nel corso della sua cinquantennale carriera ha collaborato con svariate personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo artista poliedrico e modello per le successive generazioni di comici e di cantautori. Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali rappresentano importanti capitoli della discografia italiana, e di varie colonne sonore (da tifoso del Milan, nel 1984 scrisse l’inno della sqsuadra), Enzo Jannacci, dopo un periodo di ombra nella seconda metà degli anni novanta, è tornato a far parlare di sé ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici. È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll iitaliano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant’anni. Tra i suoi numerosi successi indimenticabili Vengo anch’io. No, tu no e Ho visto un re e Scarp’ de tenis.

FRANCO CALIFANO. Soprannominato ‘er Califfo’, ma anche ‘il maestro’ dai suoi fan, è stato un autore di classici della canzone, un interprete di successo, un poeta, un attore e protagonista delle cronache. Quella di Califano è stata una vita vissuta al massimo, con non pochi eccessi; dal successo degli anni ’60 come attore di foto romanzi. Negli anni l’artista romano ha scritto alcuni dei più bei titoli della canzone italiana come Minuetto, La musica è finita, E la chiamano estate e Tutto il resto è noia; sua anche Gente de borgata, scritto per Mina. I suoi ultimi anni sono stati difficili: aveva sperperato un patrimonio, il fisico, cui aveva sempre chiesto molto, cominciava a cedere e finì sui giornali perché aveva richiesto l’aiuto della legge Bacchelli. Ma proprio quando la sua vicenda si stava avviando al declino, è stato riscoperto dalla nuove generazioni, Fiorello gli ha dedicato una delle sue imitazioni più popolari, i Tiromancino hanno registrato con lui, come hanno fatto jazzisti importanti come Stefano Di Battista. Epitaffio di Califano sarà “Non escludo il ritorno”, titolo della canzone che canto al Festival di Sanremo 2005, scritta con Federico Zampaglione dei Tiromancino.

© Riproduzione riservata