Intelligenza Artificiale: la verità sta nel mezzo

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Lo so, rischio di ripetermi… ma è un rischio calcolato. Questa rubrica si era già occupata del tema dell’intelligenza artificiale già qualche mese fa, proponendo una moratoria in vista di una maggiore consapevolezza da parte di istituzioni (che dovrebbero controllarla), imprese (che dovrebbero utilizzarla) e utenti (che dovrebbero goderne i vantaggi e subirne le pesanti controindicazioni). Qualche tempo dopo c’è stata una generalizzata levata di scudi… e diciamo questo non per rivendicare la primogenitura dell’idea, perché da che mondo è mondo il buonsenso non ha né padri né madri, ma solo come dato di fatto.

Dopo di che, non si vuole tornare sul tema – ancora peraltro apertissimo e dibattutissimo – ma sull’alternanza di informazioni che fioriscono a getto continuo ora dopo ora su ogni testata, digitale e cartacea, sui social e finanche nelle chiacchiere da sale d’aspetto di ogni ordine e grado: da quelle dei medici a quelle delle stazioni. È in atto una iperproduzione di articoli, considerazioni, interviste, reportage, inchieste, commenti, polemiche, post, tweet, ricerche, statistiche e chi più ne ha più ne metta, su cosa sia in grado di fare oggi l’intelligenza artificiale e su cosa sarà capace nell’immediato futuro. Solo che, non so se ci avete fatto caso, sono informazioni di segno uguale e contrario l’una dall’altra.

Non fai in tempo a leggere che l’A.I. è destinata a distruggere l’umanità così come la conosciamo adesso, che già Google ti invia il link a un approfondimento sulle fantasmagoriche qualità dell’A.I., su come essa metterà i medici nelle condizioni di curarci anche dal cancro. Da una parte ti dicono, con debito supporto di dati e proiezioni, che l’A.I. lascerà milioni di persone senza lavoro, e dall’altra si sostiene che invece ne creerà altrettanti, anche in questo caso con debito supporto di statistiche, da impiegare nei vari laboratori di ricerca. Vogliamo parlare della A.I. come terribile Grande Fratello, nel momento in cui sarà in grado di un pensiero consapevole? O vogliamo dire della speranza che diventi uno strumento in grado di accelerare la capacità di elaborazione della mente umana?

Insomma, sull’AI si afferma tutto e il suo opposto, facendo in modo che di volta in volta chi legge e guarda sia portato a iscriversi – più per hi tech-filia o per paura – ora dalla parte dei simpatizzanti e ora tra gli antipatizzanti. Ci dice qualcosa tale estremizzazione? È lo stesso meccanismo che si è innescato con i vaccini, dove c’è stato chi era decisamente pro e chi violentemente contro. Con il risultato che le polarizzazioni non hanno mai aiutato a capire cosa ci sia di reale e vero nel mezzo: che è dove di solito si trova qualcosa che somiglia un po’ di più alla verità. Le demonizzazioni così come le santificazioni non favoriscono la comprensione, e tutto questo rumore di sottofondo su un tema così complesso e decisamente importante ha l’indubbio effetto di creare solo sconcerto e smarrimento.

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