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Leadership

Donne nei board, in Italia oltre il 90% delle aziende è già in regola

Il report European women on board piazza l’Italia tra i Paesi maggiormente in regola per quanto riguarda l’equilibrio di genere nelle società

donne board Credits: donne board

L’Italia è tra i Paesi con il maggior numero di donne nei board. Il dato emerge dal report European women on board relativo al 2023, dal quale emerge che le normative sulle quote di genere funzionano.

Nei Paesi in cui sono presenti leggi a garantire il mix di genere nei consigli di amministrazione, la percentuale raggiunta è del 38%, contro il 33% dei Paesi con una legislazione in materia molto più blanda. Stando al report ripreso dal Sole 24 Ore, l’Italia spicca con il 42% di donne nei board, percentuale che sale al 48% se si considerano solo i consiglieri indipendenti.

A breve scatteranno le direttive europee sull’equilibrio di genere nei cda delle imprese, che prevedono una quota femminile del 40% tra gli amministratori non esecutivi oppure del 33% tra tutti i consiglieri, da raggiungere entro giugno 2026. L’Italia è l’unico Paese insieme alla Francia ad avere già oltre il 90% delle azienda in regola con le norme. Merito, per quanto riguarda il Bel Paese, della legge Golfo-Mosca del 2011, che ha fissato al 40% le quote rose delle donne nei board di società quotate e delle controllate pubbliche.

Stando ai dati Diligent riportati dalla testata, resta tuttavia ancora bassa la percentuale di donne CEO (6%) e quella di CFO (16%). Viene evidenziato che dal 2018 a oggi la percentuale femminile nella C-Suite di 17 Paesi Europei è passata dal 12% al 20%, con un picco del 22% nel 2022. Più donne nei board, quindi, ma non nel management delle aziende – ad eccezione di Paesi come Austria, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Polonia e Portogallo.

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La questione è stata analizzata anche nel report “Gender Gap e lavoro in Italia” realizzato dalla Rome Business School. Dai dati, emerge che su 17mila imprese italiane, solo il 28% dei manager sono donne e il 19% occupa una qualifica dirigenziale, con appena lo +0,3% rispetto a 10 anni fa. La quota Ceo è ferma al 24%, che cala al 10% considerando le società quotate a Piazza Affari.