La formazione non aiuta a fare carriera

In Italia, più che in altri Paesi, i programmi formativi sono considerati un solido ponte per l’occupazione, ma non fattori determinanti per il successo

Master e lauree a pieni voti non aiutano a occupare posizioni di rilievo in azienda o a guadagnare di più. Un’opinione diffusa sia in Italia che a livello internazionale, sottolinea Nielsen che ha elaborato i dati di un’indagine globale riguardante le tematiche dell’Istruzione, ma che nel nostro Paese trova basi ben più solide. Attenzione, però: non si tratta della solita accusa di clientelismo ma di un pensiero condiviso da oltre la metà degli italiani, convinti che la differenza in termini di carriera e retribuzione sia legata non tanto alla formazione ricevuta quanto all’effettiva capacità dei singoli di “mettere in pratica” le conoscenze teoriche acquisite negli anni. Scuola e università trovano comunque giudizi positivi più in Italia che all’estero: su oltre 29 mila intervistati online di 58 Paesi, siamo proprio noi a considerare maggiormente l’educazione scolastica ricevuta come un importante “trampolino di lancio” per entrare nel mondo del lavoro. Scende, invece, il giudizio alla voce strutture per l’educazione primaria e secondaria: solo un terzo degli italiani (contro il 45% in Europa e il 49% a livello mondiale) le giudica eccellenti, anche se oltre la metà ritiene più che adeguato il servizio educativo disponibile (il 53% contro il 43% europeo). Un calo ancor più sensibile si rileva per i poli universitari: solo un italiano su quattro (in Europa il 31%) ritiene il servizio più che sufficiente.

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