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Lavoro

La diversity fa bene al business

I dati di una ricerca Top Employers documentano che il 71% di aziende italiane è impegnato nel valorizzare la diversità, con il 73% di programmi di formazione specifici. Cifre posizionano la Penisola al primo posto in Europa

Diverso è bello, ma soprattutto fa bene al business. Quella che una volta era vista come una strategia innovativa, ovvero le politiche di inclusione di categorie di lavoratori a vario titolo “diversi”, oggi è un percorso non solo strutturato e consolidato, ma anche riconosciuto come driver strategico per le aziende. I recenti dati di una ricerca di Top Employers Institute (ente globale di certificazione dell’eccellenza aziendale a livello HR) fotografano una realtà di politiche di inclusione e percorsi di formazione a diffusione capillare, che pongono le aziende italiane al primo posto in Europa.

I dati Top Employers sulla diversity in Italia

Inclusione e diversità rappresentano una ricchezza, anche a livello di business oltre che di immagine, le aziende ne sono ben consapevoli e implementano politiche e percorsi specifici. Confermati dalle cifre. L’assunzione di persone provenienti da background svantaggiati viene sistematicamente prevista e adottata dal 71% delle aziende certificate Top Employers Italia. Un dato che pone la nostra nazione al primo posto in Europa, un dato sensibilmente virtuoso e ampiamente superiore a quello europeo, che è del 61%. Queste assunzioni, poi, non rimangono un “gesto isolato”, ma rientrano in piani strutturati e definiti di programmi di estione della diversità, adottati dal 69% delle aziende italiane, un dato in linea con la media europea (71%). L’Italia ritorna in prima posizione in Europa per quanto riguarda i programmi di formazione dedicati a gruppi specifici di dipendenti, programmi presenti nel 73% delle nostre aziende, a fronte del 69% della media europea. Infine, una grande attenzione è riservata allo sviluppo delle carriere femminili, con programmi per l’avanzamento fino ai massimi livelli, presenti nel 79% delle aziende italiane e nell’81% delle europee.

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