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Marketing

Gucci brand italiano a maggior valore, sprint di Lamborghini

Dall’analisi di Brand Finance, si rafforza il valore e l’attrattività delle marche italiane. Gucci sopra i 17 miliardi, Ferrari il brand italiano più forte

Gucci-borsa Una borsa a marchio Gucci

Cresce il valore dei brand italiani, sia rispetto allo scorso anno che al periodo pre-Covid, con il marchio Gucci capofila. È quanto emerge dalla recente analisi di Brand Finance, dove si evidenzia come il valore monetario dei brand italiani negli ultimi anni abbia registrato risultati più che positivi. Tuttavia, si evidenzia nella nota di Brand Finance, il valore dei brand italiani è relativamente basso perché rispecchia la dimensione medio piccola delle imprese italiane. Infatti, se i brand del nostro Paese valgono quasi il doppio di quelli spagnoli, è anche vero che valgono la metà o meno della metà di quelli UK e francesi, valgono meno di un terzo di quelli tedeschi.

“Per aumentare fatturato e i margini le imprese italiane dovrebbero cercare di incrementare il valore monetario dei marchi, rafforzando il livello di attrattività razionale ed emozionale”, sottolinea Massimo Pizzo, Senior Consultant di Brand Finance. “Da un lato dovrebbero migliorare ulteriormente la qualità e la quantità degli investimenti relativi al prodotto, alla promozione, alla distribuzione e al prezzo; dall’altro identificare e investire su uno scopo sociale che vada oltre il profitto e non si limiti alla troppo inflazionata sostenibilità ambientale in modo da meglio ingaggiare gli stakeholder chiave”.

I marchi italiani a maggior valore: Gucci si conferma al top

Gucci si conferma il primo brand italiano per valore generato direttamente da immagine & reputazione superando quest’anno i 17 miliardi di euro grazie a un incremento del 10% dovuto all’estrema forza di questa marca nell’influenzare le scelte dei consumatori e degli altri stakeholder chiave.

I brand del lusso sono mediamente quelli con la maggiore crescita rispetto allo scorso anno. Tra questi spicca la crescita del 149% di Lamborghini, che porta il valore di questo brand a 4,1 miliardi di euro, e l’incremento del 50% del valore di Prada, che quest’anno raggiunge i 4,6 miliardi di euro. Ferrari, con un punteggio pari a 91/100 e un equivalente brand rating AAA+, si conferma il brand italiano più forte e, grazie a una crescita del 3%, raggiunge il valore di 7,2 miliardi di euro. Insieme a Lamborghini e a Prada, anche A2A, Illy, Aperol e Iliad sono tra i brand italiani che hanno maggiormente incrementato il valore monetario generato da immagine & reputazione.

Global Soft Power Index: cresce il brand Italia

Il brand Italia si è rafforzato anno su anno di due punti, raggiungendo così il punteggio di 56,6/100. Dopo il crollo del 2021 che ha portato l’Italia al 19°, in seguito alla percezione della cattiva gestione del Covid, l’Italia nel 2022 è salita al 10°, per poi posizionarsi quest’anno al 9° posto nel Global Soft Power Index di Brand Finance, la classifica dei Paesi con la maggiore capacità di condizionare le scelte delle altre nazioni senza alcuna coercizione militare o economica.


L’Italia ha guadagnato una posizione nel ranking di Brand Finance tra i Paesi più potenti del mondo grazie al rafforzamento anno su anno e alla caduta della Russia. Le buone performance italiane sono soprattutto dovute alla grande conoscenza della nostra nazione presso la popolazione mondiale, alla buona reputazione e alla percezione della rilevante influenza nei confronti della popolazione e dei governi degli altri Paesi.

”L’Italia è molto forte in ambiti dove gli altri Paesi difficilmente potranno migliorare in maniera significativa, come ad esempio patrimonio storico culturale e popolazione & valori, mentre ha ancora notevole margine di crescita in ambiti quali la governance e l’educazione & scienza, campi in cui è più plausibile progredire”, conclude Pizzo. “Per rafforzare l’immagine e la reputazione del brand Italia e quindi supportare la crescita economica, è fondamentale mettere a punto un’unica strategia di branding del Paese, analoga a quella condotta dal Regno Unito, con una forte focalizzazione anche sulla comunicazione diretta agli italiani, i principali detrattori del brand Italia”.