In Italia 8.250 imprese a rischio default (+15% sul 2022)

Secondo i dati dell’ultimo Rapporto sulle insolvenze globali di Allianz Trade le insolvenze aziendali nel nostro Paese sono destinate a crescere anche nel 2024, quando supereranno i 10 mila casi

Cosa cambia con la nuova Riforma dei controlli sulle imprese© Getty Images

Dopo un piccolo rimbalzo registrato nel 2022, le insolvenze delle aziende a livello globale sono destinate ad aumentare nel prossimo anno e mezzo. In particolare, il calo delle riserve di liquidità e il peggioramento della redditività porteranno più imprese a rischio default nel 2023 e nel 2024. Il dato emerge dall’ultimo Rapporto sulle insolvenze globali di Allianz Trade, che dedica un focus anche sul mercato italiano.

Cresce il rischio default per le imprese italiane

Il nostro Paese, dopo essersi distinto per un numero basso e prolungato di insolvenze fino al 2022, è ora a rischio di una notevole accelerazione delle insolvenze delle imprese entro il 2025.

Il processo di normalizzazione è iniziato più tardi, all’inizio del 2023, e in modo disomogeneo tra i settori con forti aumenti nel manifatturiero e nella maggior parte dei servizi mentre resta ancora bassa la crescita dei default commercio al dettaglio e nell’ospitalità e in calo nei trasporti e nell’edilizia.

Nel complesso, l’accelerazione dell’inversione di tendenza registrata nel corso dell’anno dovrebbe portare il 2023 a chiudere con 8.250 casi (+1.090 casi ovvero il 15% in più sul 2022. Gli analisti di Allianz Trade si aspettano che la debolezza prolungata dell’economia fino al primo semestre del 2024 si diffonda in tutti i settori, mentre le imprese si troveranno ad affrontare costi più elevati, tassi di interesse più elevati e una minore disponibilità di finanziamenti.

In questo contesto, le insolvenze delle imprese dovrebbero continuare a crescere a doppia cifra nel 2024 (+24% ovvero +1.950 casi) e rimanere stabili nel 2025 (10.200 casi).

Il trend globale

La recessione dei fatturati aziendali sta prendendo piede a causa del minore potere di determinazione dei prezzi e dell’indebolimento della domanda globale. A partire dal secondo trimestre del 2023 e per la prima volta dalla metà del 2020, la recessione dei fatturati si è estesa a tutte le regioni. Questa situazione, unita al persistente aumento dei costi, sta compromettendo la redditività. Di conseguenza, la liquidità diminuisce rapidamente ed è improbabile che migliori prima del 2025.

“Le aziende dispongono ancora di notevoli eccedenze di liquidità, pari a 3,4 miliardi di euro nell’Eurozona e 2,5 miliardi di dollari negli Stati Uniti, ma queste riserve rimangono fortemente concentrate nelle grandi imprese e in settori specifici come il tecnologico e i beni di consumo ciclici”, afferma Aylin Somersan Coqui, Ceo di Allianz Trade. “In generale, la maggior parte delle imprese non riesce a incrementare la quota di liquidità tramite le attività operative, a fronte di una crescita economica che resta bassa per un tempo protratto. Nel complesso prevediamo due accelerazioni delle insolvenze aziendali globali: nel 2023 con +6% e nel 2024 con +10%, dopo il +1% del 2022″.

Le previsioni per il futuro

Alla fine del 2023 la normalizzazione delle insolvenze aziendali sarà completa nella maggior parte delle economie avanzate e si prevedono per il 55% dei Paesi importanti aumenti a due cifre. Tra questi vi sono gli Stati Uniti (+47%), la Francia (+36%), i Paesi Bassi (+59%), il Giappone (+35%) e la Corea del Sud (+41%).

A livello globale, tre Paesi su cinque raggiungeranno i livelli d’insolvenza aziendale pre-pandemia entro la fine del 2024, tra cui i grandi mercati come gli Stati Uniti e la Germania. La crescita del Pil su entrambe le sponde dell’Atlantico avrebbe bisogno di raddoppiare per stabilizzare le cifre sull’insolvenza, cosa che non avverrà prima del 2025.

“In un contesto di rallentamento della crescita economica globale, è probabile che si allunghino i tempi di pagamento e questo contribuirà ad aumentare le insolvenze nei prossimi trimestri”, aggiunge Aylin Somersan Coqui. “I tempi medi di incasso a livello globale superano già i 60 giorni per il 47% delle imprese. Un giorno in più di ritardo nei pagamenti equivale a un vuoto finanziario di 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti, 90 miliardi di dollari nell’UE e 140 miliardi di dollari in Cina. Con i prestiti bancari per le pmi già in via di esaurimento, potrebbe rivelarsi molto arduo colmare questo vuoto di finanziamento”.

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