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I segnali preoccupanti (anche per l’Italia) della recessione in Germania

La crisi di Francoforte mostra già alcuni effetti sulle esportazioni per le aziende del nostro Paese. Le previsioni relative al 2024 sono incerte

architecture-alternativo La scorsa settimana gli agricoltori tedeschi hanno organizzato una protesta a Berlino (Germania) contro le misure proposte dal governo che ridurrebbero i benefici federali per il settoreCredits: Foto di Michele Tantussi/Getty Images

La recessione della Germania nel 2023 fa notizia e preoccupa. I motivi sono gli stessi che mettono in crisi le altre economie nazionali: la crisi energetica, le incertezze internazionali, l’inflazione elevata l’aumento dei costi per imprese e cittadini, il conseguente calo dei consumi e l’inceppamento negli investimenti edili si uniscono agli effetti delle politiche monetarie nell’area euro.

E così Berlino ha vissuto il suo primo anno con il Prodotto Interno Lordo sotto lo zero dal 2020, l’anno dello scoppio della pandemia di Covid-19 che aveva registrato una contrazione del 3,8%: anche l’ultimo trimestre dell’anno ha visto una conferma di una flessione pari allo 0,3%.

Queste cifre fanno scalpore perché nell’ultimo decennio il motore tedesco ha sempre tenuto un andamento costante medio dell’1,2%, come confermano i dati dell’ufficio federale di statistica Destatis.

Il segno meno allunga la sua ombra su questo inizio di 2024, dominato dagli allarmi geopolitici che arrivano dal Medio Oriente, dove il conflitto rischia pericolosamente di allargarsi da Gaza e Israele ad altri territori.

A questo punto gli esperti si dividono tra chi prevede un’annata debole e fragile da una parte e chi prova a dispensare ottimismo dall’altra, sperando in un possibile ritorno verso la crescita in virtù di un miglioramento generale.

Nel frattempo le difficoltà tedesche hanno già ripercussioni globali, o perlomeno europee. Basti pensare che, secondo gli ultimi dati Istat, a novembre le esportazioni del made in Italy sono calate del 4,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, per un valore corrispondente a 2,5 miliardi di euro.