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Gli Internet Media in crescita continua. Nel 2015 superati i 2 miliardi di euro

In un mercato dominato dalle perdite, solo i Media via IP danno buone notizie. Tra i motori della crescita il mobile, i video e i Social Network

Nell’intero comparto dei Media, le uniche buone notizie arrivano dal Web. I cosiddetti Internet Media, ovverosia tutti i Media digitali che vengono fruiti su protocollo Ip, si confermano infatti in ottimo stato di salute e, dopo aver superato i 2 miliardi di euro nel 2014, raggiungeranno entro la fine dell’anno quota 2,2 miliardi, grazie soprattutto alla New Internet. Nome che viene dato alle componenti più innovative del settore, come Smartphone, Tablet, Smart Tv, Social Network, Applicazioni, Video online, ricavi Pay e Programmatic Advertising, in crescita del 40% su base annua.

I DATI. Le stime sono opera dell’Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano, e sono state rilasciate in occasione del convegno “Internet Advertising: verso il 30% del mercato”. Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, ha dichiarato a margine della presentazione che «Gli Internet Media potrebbero raggiungere nel 2015 una quota di mercato pari al 15% del totale mezzi, in uno scenario complessivo che in 7 anni ha bruciato quasi un quinto del suo valore. È soprattutto nel mercato pubblicitario che risultano sempre più decisivi. Internet è da due anni il secondo mezzo per investimenti pubblicitari in Italia, dopo il sorpasso sulla Stampa avvenuto nel 2013; nel 2015 stimiamo possa arrivare a valere il 30% del totale mercato pubblicitario sui Media italiani».

PAROLA CHIAVE NEW INTERNET. Abbiamo accennato alla New Internet, come forza motrice del trend. Nel dettaglio, c’è stata una grande crescita dei device attraverso cui accedere alla Rete, con gli smartphone che entro fine anno saranno 40 milioni, i tablet 10 milioni, e le Smart Tv già presenti in 1 famiglia su 4. Nel mentre, i Social Network stanno sempre più diventando il luogo privilegiato di interazione digitale, e gli utenti vi spendono il 30% del tempo passato online. Le applicazioni occupano l’84% di quello trascorso sui device mobili, i video vengono visti per almeno 2 ore al mese, e sono già diventati un veicolo chiave per la distribuzione di contenuti editoriali e pubblicitari. Infine, la compravendita di spazi pubblicitari online su piattaforme automatizzate (Programmatic advertising) sta cambiando profondamente sia la filiera pubblicitaria online che ele strategie di acquisto degli spazi da parte delle aziende investitrici.

OLD INTERNET IN CRISI. Marta Valsecchi, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio New Media & New Internet, ha sottolineato come, se la New Internet cresce a ritmi vertiginosi, l’ Old Internet «che è composta dai formati pubblicitari più classici su Pc (come Standard Display Advertising, Search, email advertising e Classified), continua a calare di qualche punto percentuale. Prevediamo così che la New Internet nel 2015 sorpassi la Old Internet». Il tutto in un mercato che è generato per il 95% del valore dalla pubblicità e per il restante 5% dalla spesa degli utenti. Da tener d’occhio, in quest’ottica, soprattutto la pubblicità sui Social Network, i ricavi legati al Video Advertising, la raccolta pubblicitaria su Smartphone, i ricavi pubblicitari legati alle App su Tablet e la compravendita attraverso piattaforme automatizzate di Programmatic advertising.

LA PAROLA AI SOCIAL. I Social, nel frattempo, confermano la loro importanza nel panorama mediatico. Gli Under 35 trovano per la maggior parte su Facebook e simili le news da leggere per il loro fabbisogno di informazione. In questo scenario, non solo le Media Company italiane tradizionali (broadcaster ed editori) vedono una pesante riduzione dei ricavi sui settori storici, ma stanno anche perdendo quote di mercato sugli Internet Media. «Le aziende Media italiane sono chiamate a cambiare pelle, valorizzando però al meglio gli asset fino ad oggi creati», ha concluso Andrea Rangone. «Tra le dimensioni di innovazione che è possibile mettere in atto segnalo i nuovi modelli di produzione dei contenuti e lo sfruttamento di nuovi canali distributivi Inoltre occorre sperimentare nuovi modelli di revenue che possono anche prevedere servizi premium per gli utenti»