Il Tesoro investe nella Grande distribuzione organizzata, Confcommercio critica

Annunciato l’accordo che porterà il Fondo strategico italiano a detenere una quota di minoranza di Finiper (‘Iper, La Grande i’ e Unes). Dino Abbascià: “Scelta a discapito della salvaguardia del pluralismo distributivo”

Lo Stato investe per aumentare il mercato della grande distribuzione organizzata (Gdo) per “supportare le Pmi fornitrici nel loro percorso di crescita”, Confcommercio critica l’operazione definendola un danno per il pluralismo commerciale. È questo il quadro che si presenta a pochi giorni dall’annuncio del Fondo strategico italiano (Fsi) – holding a partecipazioni con fondi pari a 4 miliardi di euro e controllato dalla Cassa Depositi e Prestiti (70% del capitale del Tesoro, 30% Fondazioni di origine bancaria) – che ha annunciato il suo ingresso in un’azienda leader della gdo italiana.In particolare il Fondo strategico italiano ha sottoscritto un documento di intesa con Casanova 2007, holding di controllo del Gruppo Finiper detenuta da Marco Brunelli, per l’ingresso nel capitale di Finiper, gruppo presente in Italia con 26 ipermercati a insegna Iper, La Grande i e 170 supermercati a insegna Unes. Il closing è previsto entro luglio 2013 e, al perfezionamento dell’accordo, Fsi sottoscriverà inizialmente un aumento di capitale per una quota di minoranza qualificata fino al 20% in Finiper, come primo passo di un percorso che prevede un possibile ulteriore apporto di capitali da parte di Fsi, che rimarrebbe comunque in minoranza, a sostegno della crescita del Gruppo.

IL PUNTO DI VISTA DEL FONDO. Alla base dell’investimento del Fsi c’è l’interesse per una maggior presenza in Italia della grande distribuzione organizzata; l’obiettivo sarebbe quello di avvicinare il nostro Paese al modello di Gran Bretagna, Francia e Germania dove la presenza dei primi tre operatori della Gdo supera il 50% (in Italia è ferma al 34%).

LE CRITICHE DI CONFCOMMERCIO. Per Dino Abbascià, presidente di F.I.D.A.-Confcommercio – associazione di rappresentanza delle imprese del dettaglio alimentare – l’operazione disattente la mission del Fondo “che dovrebbe, invece, essere quella di tutelare l’interesse nazionale che non è certamente quello di creare dei monopoli o delle oligarchie nella distribuzione alimentare. Il fatto che, in Italia, la Gdo continui a detenere delle quote di minoranza sul mercato – aggiunge – rappresenta l’asset stategico su cui si dovrebbe investire, non il contrario. L’operazione va purtroppo registrata come l’ennesima scelta a discapito della salvaguardia del pluralismo distributivo, come se le liberalizzazioni e le scelte delle pubbliche amministrazioni non bastassero da sole a mettere a repentaglio un settore che è invidiato proprio da quei paesi che il FSI porta come esempi da imitare”.

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