Il Fisco chiede alla Svizzera i dati dei correntisti italiani di Ubs bank

L’Agenzia delle Entrate vuole sapere chi, fra il 2015 e il 2016, ha aperto conti nel Paese elvetico senza fornire prove sulla propria conformità fiscale

La vita degli evasori fiscali che hanno conti in Svizzera è sempre più dura. La prima doccia fredda è arrivata lo scorso anno con l’entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni fiscali tra il Paese elvetico e l’Unione Europea. La seconda pochi mesi fa, anche se è stata resa nota solo ora: l’Agenzia delle Entrate Italiana ha chiesto all’Ufficio Federale delle Contribuzioni “informazioni su persone fisiche i cui nomi sono sconosciuti con domicilio in Italia”. Si tratta di soggetti che hanno aperto relazioni bancarie presso Ubs Switzerland fra il 2015 e il 2016 e che, nonostante la richiesta esplicita di regolarizzare la loro posizione con le autorità italiane fatta da Ubs stessa, non hanno provveduto a fornire all’istituto di credito “prove sufficienti sulla loro conformità fiscale riguardante i conti” e non hanno aderito alla Voluntary Disclosure voluta da Renzi. Al momento non è chiaro che cosa succederà. Probabilmente, però, la soluzione sarà la stessa adottata qualche settimana fa per mettere fine una vecchia vicenda simile, che riguardava 40mila correntisti francesi di Ubs: il Tribunale Federale, la corte suprema svizzera, ha obbligato Ubs a trasmettere i dati dei correntisti a Parigi. La banca, dunque, potrebbe essere costretta a passare anche all’Ufficio Italiano delle Contribuzioni i nominativi dei clienti finiti sulla lista nera. Dopo le multe miliardarie comminate agli istituti finanziari elvetici da diversi Paesi, in particolare Stati Uniti e Francia, infatti, la Confederazione è diventata molto severa con gli evasori fiscali.

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