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Bolla Internet, poche storie: c’è e sta crescendo

Società online valutate decine di volte l’utile netto, ma nessuno sembra preoccuparsi di quello che accadde dopo il 2000, quando le quotazioni dei titoli del settore crollarono di oltre 90%. Ora la crescita di società come Facebook e Twitter sembra infinita, ma a tutto c’è un limite…

Un segnale lo ha già dato Renren, social network cinese ‘stile Facebook’ che la scorsa settimana ha fatto il suo ingresso a Wall Street con una valutazione pari a 5,5 miliardi di dollari, ovvero 72 volte i ricavi del 2010. Dopo il balzo da 14 a 22 dollari per azione (+57%), il titolo è tornato ai livelli di partenza. Milioni e milioni di dollari in fumo. Il pensiero non può non tornare alla ‘bolla internet’, quel fenomeno di inizio 2000 che vide società quotate (e valutate fino a 200 volte più dei ricavi) andare in fumo nel giro di pochi mesi. Allora si inseguiva il fenomeno di Internet, considerato come una miniera d’oro e un mercato dalle infinite possibilità di business. Ora sempre di Internet si parla, ma a far gola sono quei 470 miliardi di dollari che la pubblicità sembra poter garantire a livello globale. Del pericolo di una bolla speculativa dot.com si parla ormai da tempo. Lo scorso marzo 2011 l’ormai ex Ceo di Google, Eric Schmidt aveva sottolineato “i chiari segni di una nuova bolla dei titoli internet”. A tornare sulla supervalutazione dei titoli legati alla Rete è il Sole24Ore di giovedì 11 maggio che, confrontando le valutazioni delle più grandi società online (Facebook, Google, Microsoft e Twitter su tutte) segnala il nuovo pericolo all’orizzonte. “La regina dei multipli” sarebbe Twitter che, come Facebook, LinkedIn e Skype, si prepara all’ingresso in Borsa. Per la valutazione si parla di 10 miliardi di dollari, 222 volte i ricavi del 2010. C’è poi Facebook, valutato dai 70 ai 90 miliardi (almeno 38 volte i ricavi, 140 volte l’utile netto) senza dimenticare Skype, appena acquistato da Microsoft per 8,5 miliardi (‘solo’ 9,9 i ricavi e 32 volte gli utili operativi). Si tratta di numeri enormi, ma la rapida ascesa dei prezzi presuppone che il culmine deve ancora venire e il vero ‘pericolo’ ci sarà quando queste società faranno il loro ingresso nel mercato azionario. “Ci vorrà parecchio tempo perché una nuova bolla scoppi”, spiega a Il Sole 24 Ore Eric Jackson di Ironfire Capital che sottolinea come “la festa potrebbe durare ancora un paio d’anni”. Ma quel che è certo è che la bolla c’è e sta crescendo. “Il vantaggio è l’esperienza – aveva dichiarato Schmidt – Vedremo se la bolla dot.com ha insegnato qualcosa agli investitori più incauti”.