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Finanza

Azimut: nuova strategia, nuova banca e nuovi soci

“Abbiamo iniziato cedendo Kennedy Lewis negli Stati Uniti. E ho quattro partner per il credito”, spiega il numero uno Pietro Giuliani, mentre procede la joint venture con Unicredit e si profila un buy-back sulle proprie azioni

Azimut banca Pietro-Giuliani Pietro Giuliani, presidente di Azimut

Azimut ha investito oltre 1 miliardo di euro nelle acquisizioni di 130 società all’estero. Siccome la Borsa non ha reagito come ci si aspettava, ora arriva un cambio di strategia. “Abbiamo iniziato cedendo Kennedy Lewis negli Stati Uniti. E ho quattro partner per il credito”, spiega Pietro Giuliani in un’intervista di Stefano Righi su Corriere Economia, mentre procede la joint venture con Unicredit e si profila un buy-back sulle proprie azioni.

Azimut continua a essere un punto di riferimento del risparmio gestito italiano, pronta a creare la sua banca entro il 2024: “Oggi Azimut Holding conta circa 1.850 consulenti finanziari. Un migliaio di questi verranno trasferiti a una banca che stiamo cercando”, aggiunge Giuliani. “Guardiamo a un istituto mono-sportello, di cui acquisire la licenza e dotare di un software adeguato a offrire ai clienti una completa operatività digitale. È una idea imprenditoriale: non voglio fare il banchiere. Azimut holding rimarrà con una quota di circa il 10% di una banca che avrà uno, massimo due soci forti, che assieme arriveranno a poco meno del 50% del capitale, mentre il resto sarà sul mercato”.

Da qui la ricerca di nuovi soci: “Stiamo parlando con quattro diverse realtà bancarie che cercano un proprio sviluppo diretto nell’ambito della gestione del risparmio”, così Giuliani illustra il progetto. “Autorizzazioni permettendo, mi piacerebbe quotare questo nostro progetto entro le elezioni presidenziali americane di novembre”.

La banca sarà guidata da Paolo Martini: “Raccoglierà circa 7,5 miliardi di euro che, con il 2% che è il margine di interesse che si può trattenere, significano 150 milioni l’anno, ovvero circa 100 milioni netti dopo le tasse e gli oneri della piattaforma digitale”, conclude Giuliani.