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Usa, l’accordo sul debito c’è (o quasi)

Nella notte l’annuncio del presidente Obama a pochi minuti dall’apertura della Borsa di Tokyo. Un piano da 2.400 miliardi per il quale manca ancora il voto di Senato e Camera

Come nel miglior film d’azione di Hollywood, l’accordo arriverà all’ultimo secondo. A poche ore dalla fatidica data del 2 agosto il presidente Barack Obama annuncia l’accordo tra democratici e repubblicani sull’aumento del tetto del debito pubblico. Un accordo che evita il default Usa e che – strategicamente – arriva a pochi minuti dall’apertura della Borsa di Tokyo ( che chiuderà in netto rialzo). Nel corso del suo annuncio Obama ammette di essere soddisfatto a metà: non è l’accordo che voleva, ma questo punto d’incontro “mette fine alla crisi che Washington ha imposto all’America ed evita di ritrovarci in una crisi simile fra 6, 8 o 12 mesi”. Tuttavia non è ancora finita: l’accordo di massima c’è, ma a poche ore dalla fatidica data del 2 agosto (termine ultimo per evitare il default) si continua a trattare a oltranza per sciogliere gli ultimi nodi. L’accordo – che verrà votato da Senato e Camera – si basa su un aumento del tetto del debito di 2.400 miliardi di dollari: la prima fase di tagli sarebbe da 900 miliardi di dollari, la seconda da 1.500 miliardi di dollari e sarebbe determinata da una commissione bipartisan. Le negoziazioni vanno avanti alla Casa Bianca per raggiungere un’intesa in extremis. I punti dell’accordo tra democratici e repubblicani: Taglio immediato delle spese di 900 miliardi di dollari; Il piano prevede la creazione di una commissione bipartisan per determinare ulteriori tagli per 1.500 miliardi di dollari e considerare la riforma del welfare e del sistema fiscale. La Commissione dovrà avanzare le proprie raccomandazioni entro il 23 novembre prossimo. Il Congresso dovrà votarle entro il 23 dicembre prossimo; Se la commissione non determinerà i tagli, scatteranno dei meccanismi automatici di riduzione delle spese per almeno 1.200 miliardi dollari. I meccanismi automatici di taglio alle spese non inizieranno prima del 2013, per evitare di rallentare la ripresa.

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Barack Obama