Unicredit converte il 10% di derivati di Commerzbank in azioni e sale al 20% dei diritti di voto

Unicredit converte il 10% di derivati di Commerzbank in azioni e sale al 20% dei diritti di voto© Shutterstock

Unicredit sale al 20% del capitale di Commerzbank, grazie alla conversione del 10% dei derivati in azioni. L’obiettivo di Andrea Orcel è arrivare al 29%. Si tratta di un cambiamento rispetto ai diritti di voto, dopo il primo ingresso avvenuto a settembre 2024. Da quel momento è stata un’escalation. Orcel aveva avviato gli iter autorizzativi per crescere fino alla soglia del 30% del gruppo di Francoforte. A marzo era arrivato l’ok della Bce e poi quelli dell’Antitrust tedesco e della Bafin.

Insieme all’aggiornamento del prospetto su Banco Bpm, Piazza Gae Aulenti ha reso noto che aveva ottenuto tutte le autorizzazioni, incluse quelle di alcuni Lander tedeschi. Nelle intenzioni di Unicredit c’è di convertire il restante 9% “a tempo debito, raggiungendo circa il 29% dei diritti di voto in Commerzbank“. L’obiettivo è diventare il maggiore azionista di riferimento dell’istituto entro il 2026.

L’attesa di Unicredit su più fronti

Intanto rimane in ballo l’Ops Unicredit-Banco Bpm. Si aspettano ulteriori sviluppi da parte dell’Unione europea. Infatti si aspetta l’opinione di Bruxelles sul golden power e che si pronuncino il Tar del Lazio e – eventualmente – il Consiglio di Stato sul ricorso presentato dall’amministratore delegato Andrea Orcel.

La Commissione Ue, infatti, sta per inviare al Governo Meloni una relazione con le proprie considerazioni sull’uso del golden power all’interno dell’operazione che vede protagonisti Unicredit e Banco Bpm. È probabile che l’intervento dell’Esecutivo sarà giudicato illegittimo, dato si tratta di una fusione di competenza esclusivamente comunitaria. La sentenza del Tar del Lazio, rispetto al ricorso presentato da Andrea Orcel contro il Dpcm di Palazzo Chigi, stabilirà se l’operato stringente che sta pregiudicando l’operazione sia regolare o meno. Sarà naturalmente il Tribunale a decidere i tempi con cui comunicare la decisione presa, ma si pensa che si possa sapere già domani, portando a una probabile nuova svolta in una vicenda sempre più complessa e che da troppo tempo è in stand-by.

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