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Tremonti: giusta la riforma su tre aliquote, ma politica dia l’esempio

“Meno aerei blu e più Alitalia”, dice il ministro che punta il dito anche sui regimi fiscali di favore: “Via gli assegni a chi ha il gippone”

In un momento di forte instabilità politica, il ministro dell’Economia fa il ministro dell’Economia. Giulio Tremonti è forse l’unico rappresentante di governo che non si cura dei referendum, ma pensa già alla prossima correzione che, secondo il ministro, non arriverà prima del 2012-2013. La priorità resta la riforma fiscale che dovrebbe basarsi su tre aliquote Irpef e cinque imposte in tutto. Una riforma che, spiega Tremonti, non si può pensare di fare in situazione di deficit, né rovinando il bilancio dello Stato, ma che piuttosto potrà essere avviata anche e soprattutto grazie a risparmi importanti che arriveranno dal taglio dei costi della politica. Demagogia? Forse, ma una cosa è sicura e il ministro lo ha già ripetuto più volte: i politici dovranno dare il buon esempio. “Meno aerei blu e più Alitalia” è il motto di Tremonti che davanti alla platea di Confartigianato ha auspicato che “gli incarichi pubblici siano remunerati secondo la media europea”. Solo con un netto tagli ai costi, infatti, lo Stato può chiedere ai cittadini un sacrificio.Per il ministro dell’Economia c’è un enorme bacino da cui prendere le risorse per fare la riforma fiscale e correggere l’andamento della finanza pubblica, quello delle tante agevolazioni e benefici goduti da “chi non ne ha titolo. Gli assegni vanno tolti a quelli che hanno il gippone – chiarisce Tremonti – È giusto dare assegni e benefici a chi ne ha bisogno. Ma non è giusto dare assegni a quelli che non hanno ragione di riceverli. Nella spesa fiscale c’è un enorme catalogo di voci e regimi di favore, ci sono 471 voci di esenzioni che vangono in totale 150 miliardi in totale, si tratta di un magazzino da rivedere”.

“La riforma nel 2013-2014? Non è una furbata”Nel corso del suo intervento all’assemblea di Confartigianato Tremonti ha poi ribadito che l’Italia potrà raggiungere gli obiettivi stabiliti senza bisogno di correzioni per il 2011. “La correzione che dovrà essere fatta è per il prossimo biennio, il 2013-2014 – spiega il ministro – Non è una furbata del nostro governo, non è colpa nostra se un triennio è fatto di tre anni”. La correzione poi “non sarà così drammatica”, ma l’Italia ha la responsabilità di farla, conclude Tremonti anche perché il Paese “non può presentarsi come un Paese che prende un impegno e poi non lo mantiene”.

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Giulio Tremonti