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Spesa, agli italiani piace bio

In meno di dieci anni, vendite in aumento del +220%. Nel 2013 il 59% delle famiglie ha comprato, almeno una volta, un cibo a marchio bio

C’è chi lo fa per ragioni di salute. Chi per filosofia esistenziale. Chi, semplicemente, per moda. Sta di fatto che, a dispetto della recessione, il segmento dei cibi biologici registra un’impennata delle vendite: +220% dal 2005 a oggi.

Un trend in continuo aumento visto che, secondo i dati Ismea, nei primi cinque mesi del 2014 le vendite registrano un ulteriore + 17%. Tra i prodotti bio maggiormente richiesti, spiccano soprattutto pasta, riso e sostituti del pane (+73%), seguiti da zucchero, caffè, bevande (+37%), aceti (+23,5%), omogeneizzati (+21%), miele (+19%).

Tra i canali di distribuzione c’è la Gdo, che copre il 27% delle vendite 2013, ma anche i negozi specializzati: una rete, diffusa soprattutto nel Centro – Nord dell’Italia, che comprende oltre 1.200 punti vendita, con vendite quasi superiore al miliardo di euro nel 2013. Non solo.

Aumenta anche il tasso di penetrazione dei cibi bio: negli ultimi 12 mesi il numero di famiglie che ha acquistato in almeno un’occasione un prodotto alimentare a marchio bio sale dal 53% del 2012 al 59%.

Tra le ragioni che guiderebbero questo cambio di vita (almeno in cucina) sarebbero in primis gli stili alimentari, vegetariani e vegani (78%), sposati dai clienti; la presenza di un bambino piccolo in famiglia (68%), e l’insorgere di disturbi che costringono ad abbracciare una dieta sana (68%). Determinanti, però, anche l’abitudine a praticare sport (63%) e a fare la raccolta differenziata (63%).

Ai consumatori di lunga data di bio, si aggiunge poi la categoria delle new entry: clienti che hanno iniziato a comprare i prodotti da due/tre anni. Questi si dividono in due categorie: una parte ha scelto il bio spinta, sostanzialmente, dalle promozioni e si fornisce sostanzialmente nella Gdo.

Si tratta prevalentemente di famiglie. L’altra parte di nuovi consumatori è invece indicata come gli etici del bio, mossi sostanzialmente dalla convinzione che il processo produttivo bio sia più rispettoso dell’ambiente, e prediligono come canali distributivi i negozi specializzati e gli acquisti diretti dal produttore o nei mercatini. Solitamente gli “etici” sono single senza figli, appartenenti alla classe età media 20-30 anni.

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