Spending review, la verità di Cottarelli in un libro: «Ecco chi remava contro»

La verità dell'ex commissario sui mancati tagli alla spesa: lo spreco delle sedi statali in affitto

«Ma sei io avessi previsto tutto questo… forse farei lo stesso». E’ una frase di Francesco Guccini ad aprire l’attesissimo saggio di Carlo Cottarelli, l’ex commissario alla spending review che ha gettato la spugna dopo un anno di guerra ai mulini a vento degli sprechi pubblici. Il libro, edito da Feltrinelli, sarà in vendita da domani 27 maggio (i diritti saranno devoluti all’Unicef). La lista della spesa. La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare è la summa del lavoro dell’economista e racconta ancheil fallimento della sua missione, incagliatasi contro gli interessi politici.

DIECIMILA SEDI. Nelle anticipazioni del Corriere della Sera, si racconta passo passo l’opposizione, a partire dai cinque gruppi di lavoro su 17 che non hanno mai fornito proposte di tagli, insomma hanno boicottato la spending review. Tutta colpa del «complicato mosaico», come lo definisce Cottarelli. E a ogni tessera corrisponde uno spreco: 5.700 sedi territoriali dei ministeri, 3.900 uffici di enti vigilati. Diecimila sedi statali, senza contare caserme di polizia e carabinieri.

W LE PROVINCE. Tutto ruota ancora sulle province e sui capoluoghi, nonostante la riorganzzazione annunciata e mai intrapresa. Il ministero dell’Economia, per esempio, ha 103 commissioni tributarie, 102 comandi della Guardia di Finanza, 97 uffici dell’Agenzia delle Entrate, 93 Ragionerie territoriali dello Stato, 83 uffici delle Dogane. La Giustizia, oltre a tribunali e procure, ha 109 archivi notarili. Il Lavoro, 109 direzioni. L’Istruzione, 104 uffici scolastici e 108 sedi del Consiglio nazionale delle ricerche. L’Interno, 106 prefetture e 103 Questure. Il Corpo forestale dello Stato, vigilato dall’Agricoltura, ha 98 comandi locali. Il ministero dei Beni culturali, 120 soprintendenze e archivi di Stato. Lo Sviluppo economico vigila sulle 105 Camere di commercio, che a loro volta hanno 103 Camere di conciliazione…

FORZE DELL’ORDINE. Altro capitolo spinoso è quello delle forze dell’ordine: sono cinque, per cominciare, ognuno dipendente da un ministero diverso per 21 miliardi di spesa totale vista la duplicazione di amministrazioni, centri acquiisti, forniture, manutenzioni e persino pubblicazioni. E occupano 320 mila persone, con un rapporto fra agenti e abitanti superiore alla media europea e inferiore in assoluto soltanto a Cipro, Macedonia, Turchia, Spagna, Croazia, Grecia e Serbia. FInisce così che i 34 mila uffici pubblici per l’acquisto di beni e servizi gestiscano 1,2 milioni di procedure, con un costo a bando da 50 mila a 500 mila euro.

ENTI PUBBLICI. Non finisce qui. Capitolo enti pubblici, che sono 198. C’è pure l’Aci, simbolo degli sprechi secondo Cottarelli. I cittadini pagano all’ente 190 milioni all’anno per immatricolazioni e cambi di proprietà, per un servizio che è un «sottoinsieme» delle informazioni dell’Archivio nazionale dei veicoli del ministero dei Trasporti. Ma i due archivi sembrano non poter essere uniti.

QUANTO SPAZIO. Il primo passo per risparmiare dovrebbe essere la razionalizzazione degli spazi e la ristrutturazione degli stabili obsoleti: l’operazione nel Regno Unito è costata 7,5 miliardi, ha aiutato l’economia e ha permesso di ridurre gli immobili occupati del 45% dimezzando i costi. «Potrebbero essere enormemente ridotti con un’adeguata ristrutturazione degli edifici. Solo di affitto si spendono due miliardi l’anno…», dice Cottarelli, «e anche senza ristrutturazione qualche risparmio non trascurabile si potrebbe ottenere con un po’ più di buona volontà e attenzione per le risorse pubbliche».

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