Ridefinire le regole

Raggiungere risultati a ogni costo, sì, a beneficio però della collettività, e non solo del bilancio aziendale. Le prospettive sono molteplici, ma dalla politica all’imprenditoria passando per il non profit il fronte è comune: il comportamento etico si persegue attraverso l’esempio, l’educazione dei giovani e la rielaborazione del sistema di leggi che regolano la società. Dal convegno “ECONOMIA, MANAGEMENT ED ETICA OGGI”

i fa presto a dire etica, quando si parla di economia e management. Molte delle voci più autorevoli del tessuto produttivo e finanziario italiano auspicano però che la grande crisi internazionale, oltre ad aver generato incalcolabili danni all’economia reale e ad aver alimentato un diffuso senso di sfiducia nell’idea di libero mercato, abbia per lo meno sortito come effetto collaterale una seria presa di coscienza rispetto alle responsabilità che imprenditori e manager hanno nei confronti non solo dei dati di bilancio, ma anche del contesto sociale in cui operano le loro aziende. A mettere in luce questa consapevolezza è un’indagine commissionata da Manageritalia ad Astraricerche. I risultati del sondaggio, che ha coinvolto mille dirigenti, sono stati presentati in occasione del convegno “Economia, management ed etica oggi. Anche alla luce dell’enciclica Caritas in veritate”. La tavola rotonda, moderata da Vito Sinopoli, direttore di Business People, ha coinvolto un parterre di ospiti provenienti dalla finanza, dalla politica, dall’imprenditoria e dall’associazionismo non profit, e ha preso il via proprio dagli esiti della ricerca di Manageritalia. Stando alla quale la situazione, anzi, le singole situazioni sono assai più complesse di quel che si può immaginare quando si proietta sul business l’aura benefica di cui è impregnata la parola etica. «Non ho fiducia nel valore terapeutico della crisi», ha detto, quasi a conferma di ciò, Mario Molteni, direttore di Altis, business school dell’Università Cattolica Milano. «C’è stato uno scombussolamento, certo, un segnale, ma va interpretato. Le cose cambiano davvero solo quando c’è un processo di educazione lungo. E devo essere sincero: l’uso dell’aggettivo etico mi ha un po’ stancato. Non possiamo scindere la questione, come se l’etica fosse il lato buono del nostro essere manager. Preferisco a questo punto la parola responsabile, che implica per il manager la necessità di generare ricchezza per l’impresa e per la società. In questo senso trovo straordinario il concetto contenuto nell’enciclica di Benedetto XVI, secondo il quale se l’amore è intelligente sa trovare anche i modi per operare secondo provvidenza e convenienza». C’è invece chi coglie l’opportunità dei rapidi mutamenti dell’economia e dell’industria per trasformare business e approccio al mercato. «Il punto focale sta nel mettere al centro l’uomo», ha dichiarato Massimo Calearo, presidente del Gruppo Calearo e componente (in quota Alleanza per l’Italia) della Commissione Attività produttive Camera dei Deputati. «Molto spesso noi siamo quelli che predicano bene e razzolano male. Ci vuole un esame di coscienza, e capire se le cose che facciamo fanno bene a pochi, o all’intero Paese. Dopotutto questa crisi ci ha ribadito che siamo tutti sulla stessa barca, e le aziende possono rimanere in vita solo se c’è un patto sociale. Io per esempio ho capito che tra quattro anni la mia società non esisterà più se continuerà a essere solo fornitore dell’automotive, senza differenziare know how e produzione. Per questo abbiamo avviato dei corsi di formazione che facciamo frequentare – naturalmente a carico dell’azienda – ai dipendenti che il lunedì e il venerdì rimangono in cassa integrazione. Credo che l’idea di etica parta sempre dall’esempio», chiosa Calearo, «ma sono anche convinto che in azienda prima di ogni cosa si debba guardare al bilancio. Poi viene il resto». Sempre di buon esempio parla Santo Versace, presidente di Gianni Versace e membro anche lui (per il PdL) della Commissione Attività produttive Camera dei Deputati, buttandola però tutta in politica. «Quando il pesce puzza, puzza dalla testa», ha esordito l’imprenditore reggino citando un detto calabrese. «È assurdo che la nostra classe dirigente accetti 100 miliardi di euro di evasione e permetta che 60 miliardi vadano ai corrotti. Da questo punto di vista, ho qualche dubbio rispetto alla condotta del lo schieramento politico cui appartengo. Io sono quello che sono grazie a mio padre, che mi diceva sempre: “Se puoi aiutare qualcuno e non lo fai, non vali nulla!”». Ma etica e leadership, secondo Versace, non significano assistenzialismo. «L’educazione all’etica e alla leadership in Italia è qualcosa di non ancora acquisito. Non ci rendiamo conto», continua, «che abbiamo insegnato ai giovani che bisogna cercarsi un posto, e non un lavoro. Dovremmo tornare alla manualità, all’artigianalità. Persone come Salvatore Ferragamo e Gianni Versace sono partite dalla loro bottega per conquistare il mondo. Una sfida impossibile? Obama ha vinto la sua partita con lo slogan “we can”, noi dobbiamo vincere al grido di “we must”!» Anche Luigina Di Liegro, vicepresidente Fondazione internazionale Don Luigi Di Liegro e assessore alle politiche sociali e delle sicurezze di Regione Lazio auspica un cambio di marcia prima di tutto a livello istituzionale: «Va bene la deregulation, ma qualcuno deve assumersi la protezione dei cittadini. Anche se l’etica cammina sulle gambe delle persone, bisogna restituire alla pubblica amministrazione il suo ruolo, dopo averla riformata. Lo dico da italo-americana. Sono tornata dagli Stati Uniti per lavorare in Italia proprio attratta dal concetto di welfare che esiste in questo Paese». E se Massimo Ferrarese, imprenditore, presidente della Provincia Brindisi e fondatore della Fondazione Onlus Puglia per la vita, ha sostenuto che la politica conviva con l’etica solo quando è al servizio dei cittadini, Claudio Pasini, presidente di Manageritalia ha affidato a un passo dell’enciclica di Benedetto XVI il suo punto di vista su economia ed etica: «La crisi sarebbe stata molto peggiore se tanti uomini in posizione di responsabilità non si fossero comportati in modo etico», ha detto Pasini. «Dunque è vero che dobbiamo generare valore a tutti i costi, ma anche per la realtà e non solo per l’azienda. L’etica è qualcosa di più rispetto all’osservanza delle leggi. È anche vero però che un comportamento etico può essere perseguito solo in una realtà dotata di un sostrato di regole. Ecco cosa ci resta da fare: definiamo di nuovo le regole».

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