La corsa all’intelligenza artificiale accende lo scontro tra i big dei microprocessori: da una parte la statunitense Nvidia, leader mondiale dei chip AI, dall’altra le multinazionali della Cina, decisa a costruire una propria filiera indipendente.
Nel secondo trimestre dell’anno fiscale, Nvidia ha raggiunto 46,7 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 6% sul trimestre precedente. Il settore dei data center ha generato 41,1 miliardi, segnando un +56% annuo, ma restando leggermente sotto le attese. Numeri che consolidano la posizione dell’azienda americana, ma che non allontanano i timori di una possibile frenata del mercato.
Intanto, Pechino rilancia. Secondo il Financial Times, la Cina punta a triplicare la produzione nazionale di chip per l’AI entro il 2026, come risposta diretta alle restrizioni imposte dagli Stati Uniti. Il piano prevede nuovi impianti e un ecosistema industriale coordinato.
Huawei e DeepSeek guidano la risposta cinese
Protagonista dell’accelerazione è Huawei, pronta ad avviare tre stabilimenti per chip AI: uno già entro fine anno e altri due nel 2026. Anche se la società ha smentito l’intenzione di aprire proprie fonderie, il coinvolgimento nella produzione è centrale per ridurre la dipendenza da Nvidia.
In parallelo, la startup DeepSeek ha sviluppato un nuovo standard pensato per migliorare l’efficienza dei chip domestici. Le aziende cinesi si stanno già adattando a questa architettura, considerata strategica per chiudere il divario tecnologico con l’Occidente.
La corsa all’autonomia tecnologica
La Cina punta a costruire un ecosistema completo, sulla scia del modello Nvidia: integrazione tra produzione, ricerca e software AI. Le restrizioni americane e le contromisure cinesi – come il blocco all’acquisto di alcuni chip Nvidia – rendono ancora più urgente questa trasformazione.
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