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La promessa della Silicon Valley: sconfiggeremo il tempo

Le trasfusioni di sangue giovane ai super manager sono solo la punta dell’iceberg: da Google a Facebook ci sono in ballo milioni di dollari per portare l’aspettativa di vita a 140 anni

Non si può vivere per sempre. Ma almeno fino a 140 anni, sì. Così la pensano i super manager della Silicon Valley. Lo ha detto esplicitamente Chief Medical Officer della start up Human Longevity che ha fissato per il 2060 la data ultima per portare a quel limite l’aspettativa di vita umana. Si è discusso tanto sulla parabiosis, cioè la pratica di trasfusioni di sangue da soggetti giovani a persone più anziane per migliorarne la salute. Non c’è nessuna prova dell’efficacia del trattamento, ma è già diventata un business per i vampiri delle grandi aziende tecnologiche (scopri di più).

La promessa della Silicon Valley: sconfiggeremo la vecchiaia

Ingegneria genetica, medicina rigenerativa e nanotecnologie: l’eterna giovinezza è una questione hi tech che sta alimentando un giro d’affari enorme. Da una parte ci sono ovviamente le case farmaceutiche, dall’altra le solite Big Tech. Come ricorda L’Economia, risale a pochi giorni fa la notizia dell’approvazione dell’ultimo trattamento contro la leucemia della Novartis: il «Car-T» prevede l’utilizzo delle cellule del sistema immunitario, estratte, modificate e reimmesse nell’organismo. Il costo? “Solo” 475mila dollari.

A metà agosto invece Amazon, Peter Thiel (ex PayPal) e alcuni altri celebri investitori hanno puntato 35 milioni di dollari su Unity Biotechnology, società che lavora su una molecola anti-artrosi. Tra i primi a voler puntare sul settore fu il fondatore di Google Ventures, Bill Maris (oggi alla guida della sua Section 32’s), che propose ai suoi capi di aprire una società per combattere «la sfida dell’invecchiamento e delle malattie ad esso collegate». Così è nata Ca.li.co (California Life Company), società apparentemente dotata di un budget da un miliardo di dollari su cui si sa poco o nulla: il suo lavoro consisterebbe nello studio della vita dei topi per individuare i «biomarcatori» dell’invecchiamento. Una speranza per lo stesso Sergey Brin, predisposto geneticamente al Parkinson come la sua ex moglie Anne Wojcicki, fondatrice di 23andMe, società di ricerca che custodisce una enorme banca dati proprio su quella malattia e che vale 1,75 miliardi di dollari. Anche Mark Zuckerberg ha deciso di destinare il 99% delle azioni di Facebook alla realizzazione di «un mondo migliore». In che senso? Rispondendo a una domanda: «Può la nostra generazione curare le malattie in modo che la vostra possa vivere vite più lunghe e salutari?».