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Gli stipendi al tempo della crisi: per gli italiani è un tonfo

L’indice globale delle retribuzioni condanna l’Italia: 6 punti persi dal 2007. Spagna e Portogallo hanno sofferto di meno

I salari al tempo della crisi. Li racconta il Rapporto globale sui salari dell’International labour office (Ilo). E per l’Italia sono dolori.

Non solo nel Belpaese «la forte recessione è stata accompagnata da un periodo senza precedenti di calo dei salari reali», ma è anche l’unico Paese industrializzato a segnare un calo della produttività tra il 1999 e il 2013.

RAPPORTO SUL 2007. Fatto 100 il salario medio del 2007, i salari tricolori sono calati a 94,3 punti base nel 2013. Solo tre anni fa era 97,2, praticamente immutati nel 2010 a 99,1.

Con stipendi più bassi dell’inizio della crisi si trova anche il Giappone (102,7), mentre peggio di noi fa solo la Grecia (75,8). Persino Spagna e Portogallo stanno meno peggio dell’Italia rispetto a sette anni fa: Madrid 96,8, Lisbona addirittura 103,4.

Tutte le altre grandi economie invece hanno segnato un rialzo anche minimo: Germania (102,7), Francia (102,3), Stati Uniti (101,4), Canada e Australia (108,9). Tra i paesi Europei la maglia nera va alla Grecia, scesa nel 2013 a 75,8.

PRODUTTIVITA GIU’. Sul fronte della produttività, i dati dell’Ilo assegnano all’Italia una flessione dello 0,5% medio annuo nel periodo 1999-2013. Qui il confronto diventa impietoso: +0,6% Berlino, +0,3% Parigi, il +0,5% Madrid, +1,1% Londra e +1% Usa.A livello mondiale, infine, l’aumento dei salari reali nel 2012 è stato del 2%, ancora al di sotto dei livelli pre-crisi che erano del 3% (2006-07).

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