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Dietrofront governo sulle spiagge, concessione a 20 anni

Il diritto di superficie non sarà più di 90 anni ma durerà solo per due decenni. L’Europa soddisfatta a metà: “La durata della concessione deve dipendere dal tipo di investimenti, non si può generalizzare”

Passo indietro del governo riguardo al diritto di superficie sulle spiagge. A una settimana dalla contestata decisione di assegnare alle imprese per un periodo di 90 anni la gestione delle spiagge con la possibilità di costruire edifici (o di ristrutturare quelli esistenti), il governo conferma la modifica del testo: la durata del diritto di superficie, dopo le contestazioni di Bruxelles e i rilievi del Quirinale, passa da 90 a 20 anni. Non solo: il diritto di superficie dovrà essere rilasciato nel rispetto dei principi comunitari di “economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità”. Le modifiche, già preannunciate anche da quotidiano come il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, dovrebbero essere pubblicate a breve in Gazzetta ufficiale. Al termine dei 20 anni le concessioni demaniali marittime, con i relativi diritti di superficie, sarebbero di nuovo messe sul mercato con un’asta pubblica aperta a tutti i concorrenti europei. Non si sa se l’accordo è stato raggiunto su base nazionale (governo-Quirinale) o su invito di Bruxelles, ma Chantal Hughes, portavoce del commissario europeo al mercato interno, ha dichiarato che l’Ue è in “costante contatto con le autorità italiane”. Interpellata dalla stampa prima della decisione del governo, Hughes aveva sottolineato come la “procedura di infrazione contro l’Italia” non è stata attuata per il periodo di concessione delle spiagge, ma per “la mancanza di un sistema di rinnovo delle concessioni basato sulle aste anziché per via automatica. La durata appropriata – ha dichiarato il portavoce Ue – dipende dal tipo di investimenti, non si può generalizzare”.