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Calcio in crisi: i diritti Tv non bastano

Le società professionistiche hanno una perdita media di 6 milioni di euro. Il settore ha visto crescere i ricavi, ma registra un rosso di circa 520 milioni di euro. Il presidente della Figc: “Si rischia il collasso”

“Il calcio va riformato, altrimenti sarà il collasso”. La frase pronunciata lo scorso maggio dal presidente della Figc Carlo Tavecchio torna a risuonare a poche ore dalla presentazione del primo report sui conti economici del calcio italiano, che la federazione ha presentato in collaborazione con Deloitte. A eccezione della Figic – che può vantare conti in ordine e un attivo di 4 milioni di euro – il settore è in forte crisi: già nel 2014-2015, a fronte di un fatturato (in crescita) di 3,7 miliardi di euro, il debito complessivo era di circa 526 milioni, di cui 519 nell’area professionistica (in pratica la media è di 6 milioni di passivo per club).

I ricavi dalla televisione sono una vera boccata d’ossigeno per i club: negli ultimi cinque anni sono cresciuti dell’11% e, con 1,12 miliardi di euro, rappresentano il 43% dei ricavi complessivi delle società professionistiche. Per risanare i conti serve spingere sugli introiti da stadio (fermi a 256 milioni di euro) e su sponsorizzazioni o altre attività commerciali (i ricavi in questo settore sono di 411,6 milioni).

È evidente l’esigenza per i club di uno stadio di proprietà, seguendo l’esempio della Juventus: “Su questo argomento serve una sinergia tra le società, i comuni e il governo”, avverte il presidente Tavecchio, conosciuto soprattutto per alcune dichiarazioni a dir poco fuori luogo. Ma non in questo caso. Condivisibile anche l’opinione del numero uno della Figc quando afferma che le squadre dovrebbero investire più sul settore giovanile, “allevando i giocatori anziché andando soltanto a comprarli fuori”.

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I calciatori Rispoli (Palermo) e Regini (Sampdoria) si affrontano in campo. Spesso le squadre giocano in stadi mezzi vuoti (© Getty Images)