Dopo il disastro di Fukushima anche per l’Italia che si appresta a votare sul ritorno dell’energia atomica serve “una responsabile pausa di riflessione, come fatta da altri Paesi europei” sul programma nucleare. Ad annunciarlo il ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani, rappresentante italiano a Bruxelles dove si è riunito un Consiglio Ue straordinario sull'energia dedicato alla questione nucleare, dove verranno probabilmente decisi stress test a livello europeo per le centrali Ue, e alle conseguenze sui prezzi dell'energia della situazione in Nord Africa, in particolare in Libia e in Giappone. Romani ha sottolineato come la priorità ora è “verificare la sicurezza a livello europeo” delle centrali atomiche. Il governo italiano, spiega Romani, si impegnerà a fornire la massima informazione possibile agli italiani sul nucleare e la questione sicurezza. “Non so se prima del referendum faremo in tempo a dare le informazioni che ci aspettiamo – ammette – cercheremo di fare in modo che i cittadini italiani siano informati al massimo livello possibile delle risultanze di queste ricerca che sarà fatta a livello europeo e condivisa da tutti i paesi europei” sugli standard che garantiscano la sicurezza degli impianti nucleari Ue.

Il Giappone si interroga sul nucleare
E mentre nel resto del mondo si frena sul programma di sviluppo nucleare, anche in Giappone la paura sulle radiazioni sta influendo sulla politica di sviluppo. L’ambasciatore del Giappone in Italia, Hiroyasu Ando, ha affermato che le prossime centrali nucleari “devono essere costruite in modo da essere protette contro possibili disastri. Bisogna avere una protezione, e costruire in una maniera che sia più protetta”, ha detto, ricordando che in Giappone l'energia nucleare copre fra il 30% e il 40% del fabbisogno nazionale.