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Angela Merkel, cancelliera tedesca da sempre contraria al Quantitative easing © Carsten Koall/Getty Images

Il quantitative easing è al tramonto, come ha annunciato Mario Draghi avviando l'inizio della graduale riduzione degli investimenti che comunque continueranno fino a settembre 2018. Sembra la vittoria della Germania, da sempre contraria a questo strumento. Ma chi ha approfittato di più in questi anni del programma di acquisto di obbligazioni societarie iniziato dalla Bce nel marzo 2016. Proprio la Germania, insieme alla Francia, con le sue grandi aziende. 

Quantitative easing al tramonto, ecco chi ne ha approfittato

A rivelare la verità sul Quantitative easing è Wolfgang Bauer di M&G Investments in un'analisi per Repubblica  sui maggiori beneficiari. Si tratta solo di proiezioni, ma sono comunque significative. Al primo posto finisce così il colosso della birra Ab InBev davanti a Daimler ed EDF. Alle loro spalle seguono Telefonica e la prima italiana, Eni. «Considerando ad esempio i 18 bond di AB InBev nella lista degli strumenti che possono ricadere sotto il programma della Bce si ha un combinato di titoli in essere per oltre 23 miliardi di euro, che è più del 3% di tutti i bond corporate detenuti»  spiega l'esperto che poi si sofferma sulle aziende italiane: «C'è anche Enel nella top 10, con Telecom Italia che si issa al 17esimo posto». Oltre a questi nomi, tra le società ammesse ci sono: Atlantia, Terna, Hera, Snam, Acea, Iren, Autostade, Italgas, 2i Rete Gas, A2A, Adr, Ferrovie dello Stato, Beni stabili, Exor, Cnh.

Il Quantitative easing ha funzionato?

Il Quantitative easing ha funzionato? Sì, anche se in misura limitata. A fronte di acquisti per 120 miliardi, Moody's sottolinea gli effetti evidenti sugli spread delle obbligazioni. A beneficiare sono stati poi i titoli più rischiosi, che hanno raccolto un dividendo maggiore in termini di riduzione dei rendimenti e si sono portati ai livelli minimi dal 2007. E gli acquisti sono continuati anche dopo la prima riduzione da 80 a 60 miliardi al mese: nessuna bolla, dunque. «Crediamo che nel corso del 2018 si verificherà lo stesso, con il tapering da 60 a 30 miliardi che avrà impatto principalmente sul programma di acquisto di titoli governativi», dicono gli analisti di  BofA Merrill Lynch Global Research.