© Dario Fusaro

L’orto della basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma

Se l’orto (biologico) della Casa Bianca voluto dalla first Lady americana Michelle Obama è uno tra i più famosi al mondo, non è di sicuro né l’unico né il primo. È infatti ormai in atto da alcuni anni una nuova moda : coltivarsi il proprio orto. È piu che mai politically correct e trendy visto che ha contagiato perfino l’upper class newyorchese che si è messa a coltivare insalate e pomodori sui tetti dei grattacieli. La tendenza è arrivata fino a Buckingham Palace, dove i giardinieri si dedicano alla cura di pomodori, fagioli, cipolle e carote destinati ai pranzi della famiglia reale. Negli ultimi anni, la Green attitude si è cosi rapidamente diffusa ed è arrivata anche nelle nostre metropoli e città: Milano, Roma, Bologna e Reggio Emilia in testa. Qui è cresciuto in modo significativo il numero degli aspiranti ortisti cosi come è salito quello degli Urban Garden. Sono sempre più numerosi infatti gli italiani residenti in città, che, per sfuggire al grigio del cemento, si rilassano nel tempo libero a coltivare qualche ortaggio o qualche erba aromatica addirittura sul proprio balcone o terrazzo. Secondo gli ultimi dati comunicati da Coldiretti (maggio 2010) sono 6.425.146 (elaborazione Coldiretti su dati Istat) i cosiddetti orti volanti (balconi e terrazzi coltivati) di cui 1.115.861 nella sola Lombardia ossia il 17,4% nazionale. Milano è la provincia lombarda che guida la classifica con oltre 470 mila postazioni. Non esiste un ortista tipo, e oltre ad accrescere la coscienza ambientalista di ciascun individuo, secondo importanti sociologi internazionali, fare l´orto sarebbe anche terapeutico in quanto in grado di distendere i nervi e perfino di allungare la vita. È quanto sostenuto da una ricerca condotta durata 35 anni dall’Università svedese di Uppsala e pubblicata sul British Medical Journal.

GLI URBAN GARDEN

Chi volesse cedere alla tentazione dell´orticolturamania ma non avesse, come la maggior parte di coloro che abitano in città, un terreno a disposizione, si rallegri. Potrà infatti usufruire delle numerose iniziative e degli incentivi a suo favore messe in atto da parte di importanti municipalità d’oltreoceano o europee per sostenere questo recente trend ambientalista che sta per rivoluzionare il volto urbano delle metropoli. Lasciati allo sbando durante gli interi anni ‘80 e ‘90, tornano a suscitare molto interesse gli orti cittadini o cosiddetti Urban Garden. Nella grande Mela, che conta già 600 giardini comunali, ci sono, per esempio, gli incentivi previsti da Planyc 2030, il programma per lo sviluppo sostenibile della città, che prevede sgravi fiscali per chi realizza tetti verdi e coperture vegetali. In Inghilterra la vocazione orticola è già forte da anni; i cittadini che gestiscono attualmente un ‘allotmet’ sono circa 300 mila e, in vista delle Olimpiadi del 2012, il comune di Londra ha avviato il progetto Capital Growth (Capitalgrowth.org), finalizzato a creare 2012 nuovi giardini da destinare essenzialmente alla produzione di ortaggi e frutta interamente destinati al consumo dei londinesi ma anche, per l´occasione, a quella degli atleti. Gli abitanti di Londra che aderiranno al progetto sono economicamente incentivati a riqualificare aree verdi comunali e convertire i tetti dei loro appartamenti in orti cittadini. A sperimentare progetti legati all´orticoltura, sulla scia del modello virtuoso anglosassone, sono recentemente anche i comuni italiani: sono sempre di più quelli che assegnano ai loro cittadini (soprattutto pensionati, ma non solo) piccoli appezzamenti da dedicare alla coltivazione. Lo scorso luglio è stato avviato un progetto pilota dell’amministrazione comunale di Roma. Oltre ai suoi 2.500 orti sparsi su una superficie complessiva di circa 90 ettari, la capitale vanta un parco ad orti urbani (le cui dimensioni si aggirano intorno ai circa 18.000 mq) affacciato su via della Consolata. Comprende 21 particelle destinate a orti urbani (coltivazione biologica obbligatoria) di circa 200 mq ciascuna (per un totale di 4.200 mq a orto) che saranno date in gestione attraverso un bando pubblico. Anche per Milano gli orti costituiscono un patrimonio importante, soprattutto nell’ottica di Expo 2015, che vedrà nascere una Milano decisamente più green. Il totale degli orti gestiti dall’Assessorato Aree Cittadine e dai Consigli di Zona è di 512 appezzamenti con una superficie media di 45/60 mq, per un totale di 31.995 mq. I bandi per l’assegnazione sono riservati ai residenti, pensionati e anziani con almeno 60 anni; una parte della quota può tuttavia essere destinata a portatori di handicap, persone non auto-sufficienti, a disoccupati e a giovani.

CASCINE & CO

Parallelamente alle iniziative comunali che non sono purtroppo in grado di soddisfare la totalità delle richieste dei cittadini desiderosi di coltivare il proprio orto, sono nate iniziative private. Alla Cascina Santa Brera, azienda agricola specializzata nella coltivazione di ortaggi biologici a San Giuliano Milanese, con una quota semestrale pari a 200 euro per adulto, è possibile “adottare un orto”. Unico requisito necessario per poter coltivare e raccogliere gli ortaggi è la partecipazione obbligatoria a un corso per imparare le tecniche basilari dell’orticoltura. Altro progetto di orto collettivo è quello della Cascina Cuccagna. È all’interno stesso di questa vecchia cascina milanese costruita nel 1695 in zona Porta Romana, in fase di ristrutturazione da ormai due anni grazie al continuo sostegno di privati, che opera il gruppo di volontari Gruppoverde coordinato da Valeria Bacchelli. «Il gruppo è nato circa due anni fa, in concomitanza con l’inizio dei lavori di restauro della Cascina», racconta Valeria Bacchelli. «Ci occupiamo di coltivare un orto scegliendo prodotti che testimonino la biodiversità e le colture regionali come pomodoro nero di Crimea, pomodoro verde zebrato, melanzana bianca e zucchina gialla. È presente in cascina anche un orto di piante aromatiche con più di 20 varietà. Oltre alle attività orticole, Gruppoverde organizza in cascina laboratori in cui i partecipanti, dopo una prima parte di esposizione teorica, mettono mano in prima persona nelle varie attività proposte. Nel 2009 abbiamo organizzato i seguenti: laboratorio sull’analisi del suolo, laboratorio sulle erbe spontanee e alimentari, laboratorio sul Ciclo del pane laboratorio sulla potatura, laboratorio sull’innesto, laboratorio sugli orti sul balcone».

ORTISTI SI DIVENTA

Ecco i consigli di Valeria Bacchelli del Gruppoverde del Progetto Cuccagna. Per avere successo con il vostro orto sul balcone bisogna fare cosi:

• controllare che le piante siano ben esposte al sole
• predisporre vasi abbastanza grandi (40 centimetri o più, oppure cassette cm 60x30), che abbiano un buon drenaggio
• tenere presente che la stagione più adatta per incominciare è la primavera e che in aprile, si possono mettere in vaso piantine acquistate nei vivai
• se siete alle primissime armi evitare i semi perchè richiedono maggiore esperienza
• scegliere prodotti orticoli “facili” come il pomodoro, che necessita un vaso di almeno 40 centimetri. Quando la pianta cresce deve essere legata ad una canna lunga circa un metro e mezzo. Alternativa: la melanzana, magari quella bianca a uovo o quella piccola viola a grappolo o perfino la zucchina che cresce rigogliosa, ma necessita molto spazio attorno a sé, ma può essere aggrappata ad una ringhiera per costituire una bellissima parete di foglie. Messi in vaso in aprile-maggio, daranno i frutti in luglio, agosto e settembre

«Un orto sul balcone può cominciare anche con qualche pianta aromatica; scartando i troppo visti rosmarino o salvia, consiglierei l’erba cipollina, la mentuccia o la melissa. Chi desidera avviare anche in ottobre l’orto può seminare la valeriana in cassette; è facile e cresce abbastanza rapidamente», consiglia Valeria Bacchelli.