Sas Forum Milan 2018: saremo più intelligenti dell’intelligenza artificiale

Un'immagine dalla sessione plenaria del Sas Forum Milan 2018

«Ci sono persone che stanno cercando di prevedere il futuro, noi lo stiamo realizzando». Questa frase a effetto, pronunciata sul palco dall’italiano Bibop G. Gresta, Co-founder e Ceo dell’avveniristica società di trasporti Hyperloop TT, rappresenta perfettamente l’essenza dell’ultimo Sas Forum Milan, l’appuntamento annuale organizzato da Sas e dedicato all’innovazione in azienda e agli analytics in Italia, giunto alla sua XIII edizione.

Gli oltre 2.500 iscritti tra manager, imprenditori ed esperti del settore – in netto aumento rispetto allo scorso anno – l’ampia partecipazione online e il successo della diretta streaming della sessione plenaria dell’evento hanno confermato l’enorme portata di un argomento, quello della trasformazione digitale, che ha ormai da tempo superato le barriere del MiCo di Milano e il solo interesse degli addetti ai lavori, per divenire un tema di discussione globale. Accoglierla non è più una scelta, ma un obbligo e per un’azienda può rappresentare il tanto atteso salto di qualità. Perché, come evidenziato da un recente studio McKinsey, l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale può rappresentare tra i 3.500 e i 5.800 miliardi di dollari di valore aggiunto.

«Così come non siamo più indipendenti dall’elettricità e da Internet, oggi non lo siamo più dagli algoritmi», ha ammesso il Regional Vice President Sas e Ceo di Sas Italy, Marco Icardi, sottolineando come entro il 2025 ci saranno ben 7 triliardi di dispositivi o sensori che raccoglieranno dati e li manderanno a sistemi di analisi, qualcosa come 1000 dispositivi ogni essere umano. Stiamo incorporando la nostra umanità nella tecnologia, siamo entrati in un’era «phygital», quell’unione tra il mondo fisico e digitale, dove macchine intelligenti lavorano accanto all’uomo, ma non per subentrare a lui. Sì, perché il messaggio più chiaro che emerge dal Sas Forum è che l’Intelligenza Artificiale è già tra noi e sta operando con successo in tantissimi ambiti – dai trasporti alla medicina, arrivando anche all’analisi delle relazioni umane – e rappresenta un valido alleato. Le sconfinate capacità di calcolo e analisi delle macchine messe al nostro servizio, porteranno a un’intelligenza aumentata, che garantirà processi più efficienti e renderà l’uomo più intelligenti perfino della stessa Artificial Intelligence, ben lontana dall’essere paragonata al cervello umano. Per questo non bisogna temere di perdere il lavoro. Certo, come l’avvento dell’elettricità non ha reso più necessaria la figura del lampionaio, anche la trasformazione digitale cancellerà alcune professioni. Cosa fare, quindi? Semplice: non farsi travolgere dall’innovazione, ma farsi artefici del cambiamento in azienda.

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