Digitalizzazione, le Pmi italiane non sono ancora pronte a innovarsi

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Le piccole e medie imprese italiane si stanno aprendo alla digitalizzazione, ma non ancora abbastanza. Sebbene la stragrande maggioranza degli imprenditori, ben 9 su 10, considerino l’innovazione e la visione 4.0 fondamentali per lo sviluppo del business aziendale, solo il 26% delle nostre Pmi può effettivamente contare su tecnologie avanzate e processi produttivi digitalizzati capaci di farle competere sui mercati mondiali. A dirlo è la ricerca condotta dalla Fiera Internazionale A&T - Automation & Testing in collaborazione con l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, da cui emerge che i nostri industriali non hanno una reale volontà di innovare. La dimostrazione arriva dalle previsioni di investimento per il 2020 in questo campo: le cifre sono simili se non inferiori a quelle del 2019. Perché c’è ancora questa reticenza da parte degli impresari? Da una parte perché la visione imprenditoriale italiana guarda più al breve che al lungo periodo, dall’altra perché ci sono alcuni ostacoli oggettivi. I principali? “I costi di acquisto dei servizi digitali percepiti come troppo elevati (27%), la mancanza di competenze e di cultura digitale nell’organizzazione (24%), lo scarso supporto da parte delle istituzioni (11%)” risponde Giorgia Sali, ricercatore senior dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano. Fra l’altro, chi è alla guida delle aziende spesso non conosce gli incentivi statali, come i voucher consulenza in innovazione promossi dal MISE.

Mancano figure esperte in digitalizzazione

Un’altra criticità è rappresentata dalla mancanza di competenze. Nel 44% delle piccole e medie imprese italiane, infatti, a gestire le aree ICT e Digital è il Responsabile IT che, quasi sempre, si deve occupare di manutenzione ordinaria dei sistemi informatici e non può dedicarsi alle attività innovative. Solo il 20% delle aziende dispone di un innovation manager che si occupa di tutte attività legate a percorsi di innovazione, di prodotto e/o di interi processi aziendali. Ancora meno sono le realtà (il 18%) che hanno una figura dedicata a uno specifico ambito del digitale o a un singolo processo, per esempio un data scientist o un responsabile della sicurezza informatica, senza comunque avere un coordinatore generale. Un altro 18% di Pmi non ha poi alcuna figura dedicata.