Per vincere le elezioni bisogna guardare nella testa degli elettori, e per farlo bisogna guardare Internet. Perché i cittadini sono, sempre più spesso, prima di tutto utenti, e il modo migliore per capirli è guardare al loro uso e consumo della rete. Nell’era del digitale, sempre più persone si informano sui nuovi media piuttosto che su quelli tradizionali: il 95,9% dei giovani tra i 15 e i 29 anni utilizza Internet come fonte principale di informazione e smartphone e Facebook sono al secondo posto con una percentuale dell’89%. La classe politica cerca di sfruttare questa tendenza e il vantaggio che se ne può ricavare in tempo di elezioni, a saper bene utilizzare quegli stessi canali. E così i candidati si affidano sempre più a start up e società specializzate nel leggere le abitudini delle persone sul web, come riporta un articolo de Il Sole 24 Ore .

Il primo a sfruttare l’analisi predittiva, le tecniche di microtargeting e i dati sul fundraising è stato Barack Obama, e da lì è iniziata una tendenza che ha coinvolto tutti. Lo strumento preferito è la posta elettronica, il cosiddetto “microtargeting”, che indirizza messaggi di propaganda politica a un gruppo di elettori altamente profilati. Questo è il canale sul quale ha puntato Hillary Clinton, inviando messaggi di oltre 700 tipi diversi secondo le rilevazioni di eDataSource - il doppio di Bernie Sanders e dieci volte più di Donald Trump. Per la vittoria del neo-presidente, invece, secondo Bloomberg sono stati i social network e la televisione i mezzi determinanti. Trump avrebbe investito 5 milioni sulla consulenza di Cambridge Analytica, che fa affidamento su un database di 230 milioni di cittadini americani, combinando tecniche di microtargeting con una profilazione psicologica del target.

Non c‘è una ricetta migliore di un’altra. Intanto, nascono start up attrezzate con strumenti informatici mai visti prima da mettere al servizio dei vari candidati: al mondo se ne contano al momento circa 30. Tra queste Civis Analytics, di cui si è servito Obama per la sua campagna nel 2012; Quid, che rileva il sentiment delle notizie per individuare gli argomenti più sensibili e ha ricevuto 39 milioni di dollari di investimenti solo nel 2015, e Fiscal Note, con 28,2 milioni. Ancora poche quelle italiane specializzate in big data applicati alla politica: PolicyBrain, Voices from the blogs, Inpolitix, ISayData e Quorum (che ha seguito la campagna del sindaco di Milano Giuseppe Sala) tra i nomi principali.