La forza delle relazioni. Intervista a Mara Zanotto di Ethos Profumerie

A Mara Zanotto hanno dato molte etichette: la chiamano la “donna del welfare aziendale”, la “mamma manager”, l’“esempio di leadership al femminile”. A lei tutte queste definizioni stanno strette. Preferisce, infatti, guardare ai risultati e lasciare parlare i numeri: sotto la sua direzione, iniziata in qualità di direttore generale nel settembre 2016, i risultati (già buoni) della società consortile per azioni Ethos Profumerie si sono impennati ulteriormente di anno in anno. Il primo semestre 2019 si chiude con il superamento delle 100 ragioni sociali per un totale di 264 punti vendita: un bottino che conferma la leadership di Ethos Profumerie, seconda solo al gruppo Douglas Limoni La Gardenia a numerica di punti vendita nel panorama dei retailer, nonché prima realtà nel panorama dei gruppi di profumeria italiana. Ottimi anche i risultati di gestione: se il 2017 si era chiuso con un aumento record del +50% verso il budget, la percentuale si è innalzata al +68% nel 2018.­«Ogni anno mi ritrovo a dire che l’anno seguente non potremo fare meglio di così, per poi essere smentita dai fatti», commenta Zanotto. 

È chiaro che a fare la differenza è la sua direzione…
Quando ho preso le redini dell’azienda come dg, Ethos Profumerie andava molto bene: non l’ho trasformata in un caso di successo. Lo era già. Certo, non era facile ottenere risultare superiori a quelli, già alti, di partenza e il fatto di esserci riuscita mi inorgoglisce. Tra l’altro all’inizio non so quanti scommettessero su di me, a eccezione del Cda. Lavoravo già in azienda, nel settore marketing, e avevo la fama di essere molto brava nel mio campo, bravissima nei rapporti umani, ma senza pelo sullo stomaco. Sono felice di avere smentito il luogo comune secondo il quale per eccellere nel business bisogna essere degli squali che non guardano in faccia a nessuno.­

Le relazioni sembrano essere il suo punto di forza: cosa l’ha spinta a dare vita a un welfare aziendale indubbiamente sui generis, che contempla­ Passion day, ossia giornate dedicate alle passioni dei dipendenti, compleanni retribuiti e svariati incentivi per le mamme?
Nella mia vita ho imparato che prima devi dare e solo dopo puoi pensare di poter ricevere: non ho fatto altro che traslare questo modello sul lavoro, mettendo al centro le relazioni umane che per me sono fondamentali.­­

Ce lo si può ancora permettere in tempi di crisi?
Certo. Prendiamo, per esempio, il compleanno retribuito: non va visto come un costo, perché aumenta la produttività. Quanto può infatti rendere una persona in ufficio, il giorno del suo compleanno? Poco. Se invece resta a casa, stipendiato, senza per questo perdere un giorno di ferie, il mattino seguente si presenterà in ufficio più motivato.­

La risposta alla recessione non è, quindi, sempre e solo il taglio dei costi?
Se si taglia vuol dire che c’è qualcosa in eccesso che si può togliere. Mi piacerebbe che si iniziasse a parlare meno di tagli e più dei risultati generati dall’investire in modo diverso. 

Le sue prossime sfide?
Punto molto sulle nuove tecnologie che, come tutte le cose nelle quali non eccello, sono diventate il mio pallino. Inizialmente volevo investire sul mercato delle app ma poi mi sono resa conto che il vero orizzonte sono l’ecommerce e il digital marketing. Da qui la decisione di siglare un accordo con il colosso Salesforce. Inoltre, a gennaio annunceremo una nuova piattaforma di e-commerce, nella quale investiremo diversi milioni di euro. Sarà operativa da marzo 2020.

Oggi si parla molto di leadership al femminile: è una definizione che le piace e nella quale si riconosce?
Sinceramente mi va stretta e non mi piace. Aborro l’idea di una leadership di genere: esistono solo le persone, che possono essere più o meno brave. Quanto all’annosa questione della parità, sarò impopolare ma penso che talvolta a sabotare le donne non siano gli uomini, ma noi stesse.

In che senso?
C’è una ragione se le donne hanno meno ruoli di potere o se il loro stipendio è più basso, e sta nel differente approccio al lavoro. Le donne vogliono più responsabilità ma, una volta ottenuta, pongono spesso dei limiti: banalmente, c’è chi non se la sente di guidare in autostrada, chi preferisce non uscire tardi, o chi vuole accompagnare il figlio in gita. Gli uomini invece non lo fanno, tenendo ben separati l’ambito privato e professionale. Bisognerebbe prima contestualizzare le disparità esistenti e poi, eventualmente, contestarle. 

Non crede che alcune rivendicazioni femminili siano legittime?
Un conto è mettere dei limiti, un altro è rivendicare i propri diritti. Il vero problema è che le donne non hanno modelli a cui guardare. Per esempio, io ho accettato il ruolo di dg quando mia figlia aveva sei mesi. Ho voluto essere un esempio per le mie dipendenti: si può conciliare vita personale e lavoro.