Luxury Lab Cosmetics: talent scout della bellezza

Dopo un MBA al politecnico di Milano e una prima esperienza in un settore agli antipodi, nel 2010 Adele Schipani ha fondato Luxury Lab Cosmetics. Dichiara di provare su di sé tutti i prodotti e le piace pensare di aver affinato la percezione sensoriale anche grazie alla sua grande passione per i vini

Nata nel 2010, Luxury Lab Cosmetics ha una mission molto chiara: cercare marchi di carattere, aiutarli a definirsi al massimo e a esprimersi nel modo più adeguato. Si tratta, insomma, di un intenso lavoro di ricerca: del bello, del singolare, del valore intrinseco, come un talent scout. Ecco perché, alla sua fondatrice, Adele Schipani, il concetto di “distributore” sta stretto: «Agli occhi di chi non conosce nel dettaglio questo tipo di business, spesso si rischia di essere considerati solo degli intermediari tra la casa madre e la distribuzione, che è quanto di più lontano da quel di cui mi occupo ogni giorno», spiega. «Mi sento partner di tutti i brand che ho nel portfolio, voglio quindi continuare a lavorare seguendo questa direzione, implementando servizi e piani di sviluppo. Mi sto impegnando per la creazione di nuove partnership e collaborazioni, che mi facciano anche uscire da margini rassicuranti. Per me è una tensione naturale, fare rete, creare relazioni». Una “tensione” che potrebbe portare novità importanti per la società: «Sto valutando alcuni progetti da affiancare in qualità di partner industriale», annuncia Schipani. «Alcuni sono già in cantiere, ma sono aperta anche a nuove proposte». Del resto, le novità non sono mancate negli ultimi tempi. Il 2020 è stato per LLC un anno di lavoro intenso che ha visto la nascita della divisione PHU dedicata al canale delle farmacie.

La nascita di una nuova divisione porta sempre con sé delle sfide da affrontare, ma le cose si complicano quando c’è di mezzo una pandemia. Qual è stato l’ostacolo più difficile da superare?
La Pharmacy Unit di Luxury Lab Cosmetics era nei miei piani da un po’. Ero sicura che l’esperienza maturata con la divisione Prestige potesse essere la giusta leva per lo sviluppo del business cosmetico in farmacia, che ha un enorme potenziale. L’arrivo di RoC, proprio poche settimane prima di questo annus horribilis, ha segnato il suo esordio che – devo dirlo – è stato molto sfidante. Le difficoltà sono state molteplici, ma la parte più faticosa è stata lavorare alla creazione del team dedicato. Le restrizioni mi hanno costretta ad effettuare buona parte delle selezioni online, togliendo la possibilità di entrare in relazione con le risorse come avrei voluto, di valutarne le soft skills e di intraprendere dibattiti utili a fare delle valutazioni, soprattutto di taglio etico. Ho impiegato molto tempo a trovare la giusta quadra, ma ora credo di essere a buon punto ora. Rispetto a RoC in particolare, invece, il lavoro più duro è far innamorare nuovamente il farmacista di un brand che ha scritto la storia della dermocosmesi in farmacia e che è stato nelle case di tutti noi. Come spesso avviene, talvolta sono aspetti gestionali che rompono gli equilibri ma – come piace dire a noi – “certi amori non finiscono”. Sono certa che faremo tremare nuovamente i cuori.

Come si inserisce in questo contesto Galénic, che ha da poco arricchito il vostro portfolio?
Galénic mi dà la possibilità di portare in farmacia un brand che sa di profumeria: forte heritage, grande ricerca, pack raffinati, texture sensoriali e risultati eccellenti. Non a caso per questo brand non parliamo di linee cosmetiche, ma di collezioni.

Il 2020 ha visto anche la creazione di #LLCcares, un progetto che vuole stressare il concetto di cura del cliente, offrendo servizi culturali e di sviluppo, fuori da ogni intenzione commerciale. Come è nata l’idea?
#LLCcares è un vero e proprio dipartimento di Luxury Lab Cosmetics, che ormai affianca a pieno titolo le due divisioni. Forse è addirittura diventato il motore di quest’azienda. Si tratta di un progetto nato proprio all’inizio del primo lockdown ed è frutto di lunghe telefonate notturne con il mio team. Ci siamo detti che era il momento di dimostrare una vera alleanza ai nostri clienti e di offrire qualcosa in cambio di niente. Abbiamo cominciato a organizzare momenti di aggregazione online tra i nostri clienti proponendo incontri con esperti di finanza agevolata, corsi di storytelling, di sviluppo dei canali social, servizi di coaching per addette alla vendita. Abbiamo proposto attività a supporto del quartiere, offerto incontri con un’esperta che insegnasse come fare in modo che la cliente in cura oncologica trovasse nell’acquisto del cosmetico un momento di leggerezza. L’ultima iniziativa è stato un corso di inglese per addette alla dermocosmesi che ha avuto un numero di iscrizioni sbalorditivo. Ora #LLCcares è un progetto a tutto tondo, con un calendario di iniziative in costante crescita.

llc

Natura Bissé, premiato per la terza volta come Best World Spa Brand, è il primo portato in Italia da Luxury Lab Cosmetics. A sinistra, una delle iniziative #LLCcares

Questa vicinanza al cliente sembra aver dato i suoi frutti, visto che nel 2020, nonostante la pandemia, avete avuto risultati molto positivi…
È vero, siamo cresciuti del 64% rispetto all’anno precedente. Sicuramente un grande slancio è stato dato dal nuovo progetto RoC, ma anche la divisione Prestige ha fatto registrare un incremento notevole, soprattutto grazie ai molti servizi introdotti. I marchi di skincare ormai sono moltissimi e bisogna trovare altre strade per distinguersi e per farsi scegliere. Ho deciso di lavorare su un altro genere di collaborazioni, puntando sui medici e sui veri esperti della pelle, che sono competenti e autorevoli, creando una relazione autentica e libera. Mi sento di dire che tutto questo è il risultato di grande fatica, allenamento continuo e grandissima dedizione, mia e della mia squadra. All’inizio dell’emergenza globale ancora in corso mi sono detta che era il momento di rivedere ogni progetto con lucidità, ma mai per sottrazione. È stato un lavoro continuo di riflessione, revisione, ripianificazione, poi ancora riflessione. In un anno così difficile abbiamo raddoppiato i progetti. È stato essenziale coinvolgere tutti, in questo nuovo modo di lavorare. E di tutti, all’interno di Luxury Lab Cosmetics, è ora il successo. In certi momenti, si rischia di soffrire la cosiddetta solitudine dell’imprenditore, ma io non mi sono mai sentita davvero sola. Questo mi ha dato la conferma di dover continuare in questa direzione. Desidero che la mia azienda abbia sempre più una gestione “curatoriale”, che si distingua per spirito critico e creativo, di costruzione di valore ma anche di senso. Un approccio pragmatico e idealista allo stesso tempo.

Come vede il futuro di LLC?
Continuiamo a crescere e ci aspettiamo di nuovo una chiusura a doppia cifra. Vorrei ampliare il portfolio investendo su brand che siano nelle mie corde. La cosmetica è una mia lontana passione. Ho cominciato a comprare brand di altissimo posizionamento poco più che ventenne, quando ancora avevo un’età che mi consentiva di permettermeli solo dopo grandi sacrifici. Quel tipo di bellezza mi ha sempre attratto e non smette di farlo ora. Conto quindi di crescere, di poter generare posti di lavoro e di dare sempre più spazio alla cultura all’interno dei miei progetti.

Per questo una delle vostre sale meeting si sta trasformando in una galleria d’arte? 
Abbiamo avuto la necessità di allargare i nostri spazi e una delle nuove stanze è subito diventata una sorta di hub. Amo molto la convivialità e credo che i migliori progetti nascano intorno a un tavolo imbandito. Nel guardarci intorno ci siamo detti che quella era la stanza perfetta per avviare una Corporate Gallery, pronta a ospitare opere d’arte e visitatori dall’esterno. È un progetto embrionale, ma non vedo l’ora che diventi realtà.

A settembre è stata una speaker di WomenXimpact, perché questa scelta? 
Innanzitutto, perché ho grande stima nei confronti di Eleonora Rocca, la fondatrice, che è riuscita ad una velocità prodigiosa a creare un evento di respiro internazionale, dedicato alle leader di oggi e di domani. E poi perché, dopo essermi domandata che cosa avessi da raccontare, mi sono risposta che avere un’azienda significa creare valore, posti di lavoro, momenti di scambio e creatività e – spero – momenti felici. Voglio condividere la mia storia, che prima di essere quella di founder e Ceo è quella di donna e, visto che parliamo di business, di consumatrice.

Da imprenditrice e mamma, a che punto siamo sul fronte della parità di genere? 
Trovo che sia necessario affrontare la questione in maniera molto pragmatica. Nella mia azienda ci sono moltissime donne, ma non solo. Ho confronti quotidiani anche con uomini del mio settore, con cui sento di avere uno scambio intellettualmente onesto e stimolante, ma mi rendo perfettamente conto che non sempre è così. Io ho scelto di agire per quello che era nelle mie forze, ovvero nel mio “microcosmo”, che comprende la mia azienda, le mie amicizie, la mia famiglia. E se un microcosmo ne contamina un altro e poi un altro ancora, allora si possono fare cose straordinarie.

*Articolo pubblicato su Business People di novembre 2021