Alcuni capolavori dell’arte impressionista che sarà possibile ammirare a Treviso fino ad aprile 2017: a sinistra, Paesaggio a Pont- Aven , olio su tela di Paul Gauguin. Nelle immagini piccole, La colazione di Edgar Degas (al centro), Mademoiselle Irène Cahen d'Anvers di Pierre-Auguste Renoir (a destra), e Natura morta con teiera di Paul Cézanne (in basso, a destra)

«Una scelta sentimentale», MarcoGoldin, storico dell’arte, organizzatore e produttore di mostre definisce così il suo “ritornoaTreviso”. Un ritorno nella città natale non con una, ma con quattro mostre che spaziano dal Rinascimento al contemporaneo, passando per l’Impressionismo: Storia dell’impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin ; Tiziano Rubens Rembrandt. L’immagine femminile tra ‘500 e ‘600. Tre capolavori dalla Scottish National Gallery di Edimburgo ; Da Guttuso a Vedova a Schifano. Il filo della pittura in Italia nel secondo ‘900 ; e, infine, De Pictura. 12 pittori in Italia , da questo mese e fino al 17 aprile riempiranno le sale del museo di Santa Caterina e di PalazzoGiacomelli.

Per capire il senso di questa imponente operazione bisogna fare un passo indietro, a 15 anni fa. Allora Treviso non figurava nella mappa degli “art-tour” della Penisola: una limitata offerta alberghiera e un programma espositivo piuttosto tradizionale lasciavano il passo alle proposte di Padova, Vicenza, Verona. Questa era la Treviso “pre-Goldin”. Grazie alla collaborazione con sponsor privati, quello che era uno studioso noto per i suoi lavori sulla pittura italiana del ‘900 compie una piccola grande rivoluzione nell’industria culturale italiana: riesce a rendere trendy l’andar per mostre. E lo fa partendo da una realtà periferica come era Treviso.

Marco Goldin aveva, infatti, fondato una società – Linea d’Ombra, che compie giusto in questo periodo i suoi 20 anni – capace di realizzare esposizioni d’arte di valore che attraggono il pubblico di massa: accade nel 2001 con una monografica su Monet e l’anno successivo con una mostra su Van Gogh. «Registrammo oltre un milione di visitatori», ricorda oggi. Da allora Treviso non è più la stessa: dopo gli anni del sodalizio con Goldin ha imparato a gestire l’appellativo di “cittadina d’arte” capace di attrarre autobus di turisti da tutta Italia. Anche Linea d’Ombra ha proseguito il suo cammino, avviando progetti in molte località italiane tra cui Torino, Brescia, Genova, Verona, Vicenza (10 milioni di visitatori totali, in due decenni di attività).

Una storia di successo che a qualcuno ha dato fastidio: ci sono state da parte di alcuni critici rimostranze per mostre giudicate “troppo popolari”, e c’è chi ha parlato di eventi-blockbuster. Marco Goldin resta di fatto una figura atipica e forse per questo scomoda nel panorama italiano: «Sono uno storico dell’arte che ha una società che organizza e produce mostre, con i rischi di impresa che questo comporta», ci dice. «C’è crisi: basta guardarsi intorno. I contributi pubblici per la cultura sono a quota zero, i musei organizzano quasi solo mostre “a pacchetto”, pre-confezionate per poter girare in diverse sedi così da costare di meno, e le società di produzione sono costrette a fondersi per poter andare avanti. Se già 15 anni fa gli sponsor erano importanti, oggi sono fondamentali per alleviare il rischio d’impresa», spiega Goldin.

Per il suo ritorno a Treviso, Goldin ha al suo fianco l’amministrazione (e il sostegno di Segafredo Zanetti e UniCredit in qualità di main sponsor, Generali come special sponsor, assieme a Unindustria Treviso e Pinarello come partner) per un intervento ampio che non comprende solo le mostre temporanee, ma anche la riqualificazione della pinacoteca civica. Sono stati necessari 700 mila euro di investimenti, di cui 300 mila donati dallo stesso Goldin («un regalo che faccio alla mia città natale»): ora Treviso ha una pinacoteca tutta nuova, con climatizzazione idonea e sale espositive adeguate, pronte a ospitare «una sfilata di capolavori». Con un progetto che ha richiesto due anni di lavoro e collaborazioni con molti musei (30 gli enti prestatori, italiani e stranieri), Goldin torna a discettare di Impressionismo e porta a Treviso 120 opere, da Manet a Degas, da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin. Le aspettative sono alte: nei primi 40 giorni di apertura delle prenotazioni sono stati staccati 40 mila biglietti e l’obiettivo dichiarato è quello dei 300 mila visitatori.

Al museo di Santa Caterina si potrà ammirare anche la mostra dedicata ai tre geni dell’arte moderna (Tiziano, Rubens e Rembrandt) che tanto hanno ispirato gli impressionisti: preziosa, per la realizzazione del progetto che si concentra sull’immagine femminile tra '500 e '600, la collaborazione con la Scottish National Gallery di Edimburgo. Le altre due mostre che completano il poker di Treviso accontentano, invece, gli appassionati di arte contemporanea: Da Guttuso a Vedova a Schifano. Il filo della pittura in Italia nel secondo ‘900 è una sorta di vademecum della storia dell’arte italiana degli ultimi 50 anni, mentre con De Pictura. 12 pittori in Italia , allestita grazie a Unindustria Treviso a Palazzo Giacomelli, Goldin torna al “primo amore”, la pittura figurativa italiana più recente.

Quando gli chiediamo se esiste una formula per le mostre di successo, risponde: «Il pubblico ama ciò che ha una sua riconoscibilità di partenza, come le mostre dedicate ai grandi autori rinascimentali, alle civiltà del passato, agli Impressionisti, a figure del ‘900 quali Matisse o Picasso. Bisogna però fare le cose per bene: la gente sa discernere tra una mostra raffazzonata, fatta con opere di magazzino, e una con un solido progetto espositivo che presenta lavori di primo piano, spesso non di facile accesso al grande pubblico. Fare esposizioni di successo e di qualità si può, anzi è l’unico modo per navigare nelle difficili acque di oggi».